Caserta / Provincia. Consorzio Idrico, danno erariale per 800mila euro: 20 indagati dalla Procura Regionale della Corte dei Conti.

Il Consorzio Idrico, non percependo finanziamenti pubblici ma essendo gestito direttamente con le entrate del pagamento del servizio idrico, non rientrerebbe tra le figure previste dal decreto in questione.

Sono ben 20 gli indagati tra membri del Cda, delegati dell’assemblea dei soci ed ex revisori dei conti nell’ambito dello scandalo del Consorzio Idrico “Terra di Lavoro” di Caserta: gli avvisi di garanzia sono stati emessi e fatti notificare dal vice procuratore regionale della Corte dei Conti della Campania, Ferruccio Capalbo. Le persone colpite da provvedimento avrebbero, che negli ultimi 5 anni, precisamente dal luglio 2014 a tutt’oggi, approvato o ratificato atti relativi alle indennità del consiglio di amministrazione presieduto da Pasquale Di Biasio. Indagini portate avanti dalla Guardia di Finanza e coordinate dalla Procura regionale della Corte dei Conti della Campania che hanno consentito di constatare che “agli amministratori di comunità montane e di unioni di comuni e comunque di enti territoriali diversi da quelli di cui all’articolo 114 della Costituzione, aventi per oggetto la gestione di servizi e funzioni pubbliche non possono essere attribuite retribuzioni, gettoni o indennità o emolumenti in qualsiasi forma siano essi percepiti”. E nello specifico, il Consorzio Idrico, non percependo finanziamenti pubblici ma essendo gestito direttamente con le entrate del pagamento del servizio idrico, non rientrerebbe tra le figure previste dal decreto in questione. La questione è di natura giuridica e, secondo la difesa, lo stesso Ente non deve essere considerato alla stregua degli Enti locali e quindi non dovrebbe essere fatto valere il decreto legge n. 78 del 2010. Dall’invito a dedurre della Procura sarebebro, però, state escluse tre persone, tra attuali ed ex membri del Cda, in carica per meno di un anno, ai quali non sono state imputate le contestazione e ad altri membri dei Cda in carica fino al 2014 stante l’avvenuta prescrizione quinquennale.

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