Caserta / Provincia. Oltre 3.000 abitazioni abusive da abbattere edificate negli ultimi 20 anni: la lettera dei sindaci ai Ministri.

Le case da abbattere sono case di famiglia, costruite, abitate e mantenute dai proprietari, quindi non frutto di speculazione edilizia, ma costruzioni di necessità.

Ammonterebbero ad oltre 3.000 le abitazioni abusive che sarebbero state edificate negli ultimi 20 anni, ora non più condonabili nonostante sorgano in zona senza alcun vincolo e abitate da famiglie non abbienti. Li chiamano “abusi di necessità”, situazione che interessa in particolare tre centri del casertano, Casal di Principe, San Cipriano d’Aversa e Casapesenna. Qualche settimana fa una di queste abitazioni dove vivevano le famiglie di due fratelli disoccupati con quattro bimbi piccoli è stata abbattuta a Casal di Principe. Dopo le proteste, addirittura il sindaco Natale si è dimesso, e non è ancora tornato sui suoi passi. Situazione esplosiva in città, con circa 1.400 case abusive da abbattere ancora abitate da famiglie non abbienti, e per 250 di loro ci sono gli ordini esecutivi di demolizione, A San Cipriano d’Aversa sono 1600 le case abusive da demolire, a Casapesenna sono 300. Da qui una nota congiunta dei primi cittadini ai ministri Mara Carfagna (Sud e Coesione Territoriale), Luciana Lamorgese (Interno), Andrea Orlando (Lavoro), Marta Cartabia (Giustizia) ed Enrico Giovannini (Infrastrutture), per spiegare il perché della contrarietà agli abbattimenti: “L’abusivismo edilizio è un fenomeno che ha molti distinguo, tuttavia la nostra attenzione riguarda solo gli abusi edilizi comunemente definiti “abusi di necessità”. Le 3.300 case da abbattere sono case di famiglia, costruite, abitate e mantenute dai proprietari, quindi non frutto di speculazione edilizia, ma costruzioni di necessità. Sono state costruite in assenza di piani urbanistici, quindi in condizioni in cui i cittadini non hanno colpa e in zone in cui i comuni non hanno vincoli di alcun tipo, né archeologico, né paesaggistico, ma solo monumentale di alcuni rari edifici, né idraulico, per la assoluta mancanza di corsi d’acqua e di aree sondabili, né sismico, per la mancanza di aree a rischio. Allo stato delle leggi gli edifici non sono condonabili perché non è possibile la ‘doppia conformità’, mancando quella con il piano all’epoca della costruzione, che non c’era. Mentre per logica i Prg vigenti e quelli in preparazione riconoscono le aree come edificabili per cui esiste la seconda conformità richiesta. Per assurdo i proprietari potrebbero demolire la casa esistente, atterrando l’abuso, e chiedere a norma la ricostruzione di una nuova casa. L’unica soluzione possibile è una legge di Housing Sociale”.

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