BELLONA / TRIFLISCO. Caso Ilside, nuova diffida del Comitato Bellona/Triflisco a Regione Campania e Comune.

Se qualcuno pensava che stessimo sonnecchiando siamo spiacenti di deluderlo. Eccoci di nuovo a stigmatizzare sei mesi di assoluta inerzia da parte di chi ha elargito solo vane promesse. E questa volta lo facciamo ricordando per l’ennesima volta ai protagonisti politici di questa scandalosa vicenda che la loro protratta inattività costituisce violazione di una legge fondamentale dello Stato Italiano: il Codice dell’Ambiente. Ilside è stata dichiarata fallita, se a qualcuno non fosse chiaro e quindi inidonea ad ogni attività di messa in sicurezza. Gli enti chiamati ad intervenire in sostituzione ai sensi dell’art. 250 del Testo Unico sull’Ambiente continuano a sottrarsi ostinatamente alle proprie responsabilità senza alcun motivazione plausibile. Questa ulteriore diffida vuole rammentare a tutti gli attori del processo istituzionale che una legge che tutela un bene essenziale come la salute è stata per l’ennesima tradita nello spirito e nella lettera dalla deplorevole latitanza delle istituzioni. Di seguito il testo della diffida.

SPETT.LE COMUNE DI BELLONA – SPETT.LE ASSESSORATO ALL’AMBIENTE DOTT. BONAVITACOLA FULVIO – SPETT.LE COMMISSIONE REGIONALE AMBIENTE DOTT. OLIVIERO GENNARO – SPETT.LE DIREZIONE GENERALE PER L’AMBIENTE DOTT. PALMIERI MICHELE – SPETT.LE U.O.D. PER LE AUTORIZZAZIONI AMBIENTALI DOTT. SCIRMAN LUCA P.C. SPETT.LE PROCURA DELLA REPUPPLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI S. MARIA C.V. – SPETT.LE UTG – PREFETTURA DI CASERTA

I sottoscritti, in proprio e nella qualità di membri del Comitato Cittadino Bellona/Triflisco espongono quanto segue: la vicenda Ilside è giunta ad un nuovo impasse. Con sentenza n. 71/2017 del 01/12/2017 la III Sezione Civile del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha dichiarato il fallimento della Ilside SRL su ricorso della Procura della Repubblica. Il sito, solo qualche giorno prima, era stato oggetto di dissequestro da parte della stessa Procura, che aveva concesso un termine di 45 giorni per le attività di messa in sicurezza dell’ex impianto di stoccaggio sotto la supervisione del NOE. Il decreto di dissequestro prevedeva come attività prodromica l’installazione di un impianto di videosorveglianza a spese della stessa società. Ad oggi, per quanto consta agli scriventi, non è stato dato avvio ad alcuna delle suesposte attività, nonostante le intimazioni formalizzate anche da Comune e Regione. Tale condizione di stallo è stata senz’altro determinata dalla declaratoria di fallimento, che, vincolando di fatto il patrimonio della società al soddisfacimento dei crediti (in primis quelli dell’erario) e ai tempi delle procedure concorsuali, ha di fatto inibito qualsiasi iniziativa volta al riqualificazione dei sito. La rappresentata situazione di stasi integra tutti i presupposti per l’applicazione dell’art. 250 del D.lgs. 152/2006, il quale espressamente prevede che: “qualora i soggetti responsabili della contaminazione non provvedano direttamente agli adempimenti disposti dal presente titolo ovvero non siano individuabili e non provvedano né il proprietario del sito né altri soggetti interessati, le procedure e gli interventi di cui all’art. 242 sono realizzati d’ufficio dal Comune territorialmente competente e, ove questo non provveda, dalla Regione secondo l’ordine di priorità fissati dal piano regionale per le aree inquinate”. Orbene appare di tutta evidenza che le interminabili vicissitudini che hanno caratterizzato la storia di Ilside hanno reso quest’ultima, per l’acclarato stato di incapienza patrimoniale (oggi sancito da un sentenza) di fatto strutturalmente inadeguata a risolvere un’emergenza che si trascina da sei mesi, senza contare gli anni trascorsi dal rogo dell’aprile del 2012. I recenti eventi, dunque, impongono un intervento risolutivo da parte degli enti deputati, ai sensi del Testo Unico sull’Ambiente, a predisporre tutte le misure necessarie alla messa in sicurezza dei siti contaminati. Altro vulnus di questa intricata vicenda è la mancata revoca delle autorizzazioni, più volte prospettata da note ufficiali dei competenti organi tecnici della Regione Campania, ma mai concretizzata da un provvedimento definitivo e tombale. È altresì noto che il procedimento di revoca delle autorizzazioni è stato avviato dalla U.O.D. in intestazione con nota 0596270 del 11/09/2017 e mai concluso da un provvedimento di revoca definitivo. È evidente che anche sotto questo profilo necessita un intervento improcrastinabile della Regione, essendo decaduti tutti i requisiti tecnici e finanziari che giustifichino il possesso dei codici CER da parte di Ilside.

Tanto premesso, gli scriventi INVITANO E DIFFIDANO

Regione e Comune ad intervenire entro e non oltre il termine di quindici giorni, secondo le rispettive competenze, in sostituzione e in danno di Ilside, adottando tutti i provvedimenti necessari alla definitiva eliminazione dello stato di pericolo aggravato altresì dalla presenza di tonnellate di rifiuti ancora non combusti, nonché la Regione a dare seguito al procedimento di revoca.

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