PIEDIMONTE MATESE. Commemorazione della “Shoah e dei martiri delle Foibe: incisivo l’intervento del Preside Mesolella, studioso di storia dei campi di concentramento sparanisano e degli eccidi nazisti.

8 febbraio 2018. Per commemorare le vittime dell’Olocausto e delle Foibe, giovedi 8 Febbraio a partire dalle ore 9.30, l’Associazione Nazionale “Combattenti e Reduci” sezione di Piedimonte Matese e il Movimento Internazionale per la Pace e la Salvaguardia del Creato III Millennio, in collaborazione con il comune di Piedimonte Matese guidato dal Sindaco Luigi Di Lorenzo e dal Servizio Cultura di cui delegata é la Consigliera Pasqualina Masella, ha organizzato la “Memoria della Shoah e il Ricordo dei martiri delle Foibe” presso il Monumento dei Caduti. Dopo i saluti della Masella è seguito l’intervento dell’Ospite della manifestazione prof. Paolo Mesolella, Dirigente dell’ISISS “Galilei – Foscolo” di Sparanise e Teano, giornalista, scrittore e studioso di storia, autore del libro “La guerra addosso” che tratta sul Campo di Concentramento tedesco presente a Sparanise e gli eccidi nell’Agro caleno. Era chiamato la ” caiola” ( gabbia ), qui transitarono ben 20 mila militari sbandati catturati dai tedeschi e migliaia di civili rastrellati nel napoletano e in Terra di Lavoro, destinati ad essere impiegati come manodopera coatta dalla Wehrmacht o ad essere deportati in Germania. Essendo Sparanise un nodo ferroviario e stradale facilmente raggiungibile attraverso più strade: Appia, Casilina e strada ferrata (linea Roma-Napoli via Cassino nonché via Formia ), il paese dell’agro caleno si trovava nelle immediate retrovie della linea “Gustav”, a pochi chilometri da Cassino e da Napoli. I tedeschi avevano rinchiuso migliaia di militari e civili, anche a Sparanise, a pochi chilometri dalla scuola. Un campo dove sono passati migliaia di deportati, molti dei quali di passaggio prima di essere inviati ai campi di lavoro in Germania. E dove si poteva anche morire, uccisi dalle sentinelle tedesche in caso di fuga. Scotto di Vetta Pietro di Bacoli, per esempio, il 25 settembre 43 nel campo sparanisano vide uccidere sotto i suoi occhi tre compagni. Ciro Cirillo, già Presidente della Regione Campania, ne vide uccidere in quello stesso mese altri due. Il campo, nacque il 14 settembre 1943, su un deposito militare inglese costruito tre anni prima, ma sequestrato dai tedeschi all’indomani dell’armistizio con lo scopo di radunare uomini per fortificare Cassino ed inviare i più validi ai campi di lavoro.“Quando arrivai nel campo di concentramento di Sparanise, scrive Giovanni Spera, era il 23 ottobre 43 e c’erano già 5000 prigionieri. Reticolati e cavalli di frisia recintavano il perimetro del campo, sorvegliato da un nutrito numero di sentinelle che impedivano eventuali tentativi di fuga. Non c’erano cucine da campo, né una fontana per attingervi acqua. Non esistevano servizi igienici. Il fetore era insopportabile, l’aria pestifera. Il senso del pudore era scomparso, uno spettacolo degradante e vergognoso. Eravamo ridotti a livello delle bestie, con la biancheria intima sporca e maleodorante, la barba non rasa da giorni ed i pidocchi che infestavano ogni parte del corpo. Ricordo il povero Umberto Robustelli, merciaio, vestito di un leggerissimo pigiama estivo, con ai piedi un paio di pantofole di stoffa. In quelle condizioni era stato catturato. Ricordo poi la ressa che si scatenò intorno al camion che trasportava il pane, sufficiente soltanto per un decimo dei prigionieri: un maresciallo tedesco, armato di bastone, colpiva alla cieca, con violenza estrema, chi gli capitava a tiro, allo scopo di arginare quella marea umana. Ricordo anche una furibonda rissa, scoppiata al centro del campo, quando un prigioniero per essersi allontanato dal posto, ebbe l’amara sorpresa di non trovare, al ritorno, il suo pezzo di pane, perché qualcuno glielo aveva portato via. Successe il finimondo. Aggredì con selvaggia furia tutti i vicini. Le donne di Sparanise sostavano lungo il viottolo adiacente al campo, distribuendo qualcosa da mangiare ai prigionieri che tendevano le mani oltre i reticolati: una miriade di mani tese, ma riuscire ad afferrare qualcosa, era un’impresa disperata, a causa della calca che li schiacciava contro il filo spinato”. Mesolella ha elencato i numeri di tutti gli eccidi nazisti avvenuti nell’Agro Caleno e in Terra di Lavoro. Quindi gli interventi conclusivi alla Presidente del Movimento per la Pace Agnese Ginocchio, con un messaggio rivolto in particolare ai giovani alunni presenti, rappresentanti degli Istituti: Tecnico Commerciale “De Franchis” ed “Industriale”, accompagnati dalle docenti. Il messaggio è stato rivolto in vista del prossimo evento dello storico passaggio della Fiaccola della Pace, che commemora i 100 anni della triste guerra, che si terrà tra qualche mese nel comune pedemontano, e che vedrà nuovamente gli alunni scendere in piazza per “marciare per la Pace” e dire No a tutte le guerre e le violenze in corso a 100 anni dalla grane guerra. Il vice Presidente del Movimento Gino Ponsillo invece ha declamato un pensiero sulla storia delle Foibe, tratto da un testo dello storico prof. Giovanni Giuadagno ex Sindaco di Alife. A seguire la declamazione di una lirica sul tema della giornata da parte del prof. Carlo Pastore, da lui composta. Infine la deposizione del “Simbolo di Pace e di Nonviolenza”, portato da un alunno davanti al monumento di caduti: “Unica alternativa che resta all’odio, alla devastazione e alla distruzione del futuro e di tutto ciò che è vita”. “Siate saggi, siate audaci, siate liberi e coraggiosi sognatori in grado di tramutate i sogni di Pace in realtà attraverso l’impegno e la corretta istruzione. In segno di ringraziamento per il contributo apportato gli enti Organizzatori  hanno conferito al prof. Mesolella una Targa di merito di ringraziamento. Della sezione Combattenti e reduci matesina sono stati presenti il prof. Mimmo Civitillo ed il prof. Mainolfi.

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