PIEDIMONTE MATESE. Anche a Bojano, non solo a Cusano Mutri, Cerreto, Piedimonte Matese e Alife, serve la Galleria del Matese.

Un tunnel tra Boiano e Alife-Piedimonte M. non è possibile in modo diretto, a causa sia di un dislivello di quota, di oltre 300 metri (Boiano è a 500 m.s.l.m., Alife e Piedimonte sono a meno di 180 metri di quota) sia per il pericolo, non da correre, di passare sotto al lago carsico del Matese.

di Giuseppe Pace (Socio Onorario del Circolo “Ragno” di Bojano e Perf.to in Ingegneria del Territorio, Università di Padova, con Tesi “Galleria del Matese”).

A Bojano (CB) esiste, da quasi mezzo secolo, un’Associazione Socio-Culturale, denominata Circolo Ragno, che è frequentata da molti che vivono del proprio lavoro tra cui non pochi pensionati. Persone cordiali, ospitali e generose con il sorriso sulle labbra. Quando, soprattutto d’estate, le frequento ricordo cosa scriveva di loro il noto poeta di Vinchiaturo (CB), Emilio Spensieri: ”Gente che ancora conosce la creanza e alla parola mischia il sorriso. Questo è da sempre il Molise”. Nella vicina Piazza Roma d’estate, durante le molte feste “dell’Agosto Bojanese” passeggio con amici e conoscenti, indigeni da più generazioni, nel salutare e parlare, alcuni, sanno della mia passione per la Galleria del Matese, che loro chiamano “buco”. Qualcuno, come l’amico Nicola Romano, conosce più da vicino il mio progetto-ipotesi per averlo condotto a vedere il portone del ”buco” sia a Guardiaregia che a Cusano Mutri, insieme a suo fratello ex Consigliere comunale di Bojano. In piazza citata vi sono più i figli e i nipoti della locale piccola borghesia che i figli del popolo bojanese, e, i primi, a me pare che siano meno ospitali dei secondi per l’antico detto profetico che ”il sazio non crede al digiuno”. I secondi li trovo più presenti al “Circolo Ragno” di via Turno, 150 metri ad est della “Piazza dei 4 passi per Bojano”. Agli occhi dei primi lo scrivente spesso appare come l’intruso che si vuole interessare delle loro faccende bojanesi come se queste fossero loro esclusiva proprietà, compresa la Res Pubblica. Eppure, soffrono di approssimazione eccessiva, sanno che sono Sannita, di nascita (Letino, fino al 1945 della provincia di Campobasso poi di Caserta). Alla piccola borghesia comunque forse faccio parte, più per professione, che di nascita popolare e dunque ne conosco pregi (pochi) e difetti (molti). Ma mi consolo quando leggo cosa alcuni bojanesi scrivono di loro evidenziandone solo le non virtù per non dire i difetti tra cui l’io altissimo più del Miletto e che quando iniziano a parlare dicono:”no” per neutralizzare subito quello che dice l’altro. Una di queste persone sa che se la”mia ipotesi di galleria del Matese” non passa per Bojano, magari vicino alla piazza centrale, e non gli interessa più sapere propagandando agli altri simili di pensiero. Eppure passerebbe a soli 7 km di distanza come l’acqua intubata delle sorgenti del locale Biferno fino al “buco” di Guardiaregia. Le sorgenti del Biferno le ho visitate, più volte, con molti bojanesi e turisti, grazie anche al Cav. Nicola Romano che organizza bene la visita. Nel 1999 partecipai a Cusano Mutri (BN), come principale protagonista, ad un Convegno sulla Galleria del Matese per lo sviluppo economico, culturale e sociale dell’alta valle del Titerno. Là, la galleria passerebbe sopra alla cittadina, dunque meno lontana dal centro di Bojano suddetto. I Sanniti e amici, indigeni cusanesi, alla galleria sono più sensibili ed attivi. Alcuni erano componenti della locale “Pro Loco Cusanese”, che promosse il Convegno suddetto, moderato da Luca Colasanto, noto personaggio pubblico dell’ambiente sociale beneventano. Vi parteciparono, entusiasti, oltre 300 cusanesi e dintorni e prese la parola anche l’onorevole beneventano Nardone. Io ed altri due Tecnici ambientali di Padova svolgemmo delle relazioni coadiuvati da diapositive come anche un prof. di Paleontologia dell’Università di Napoli. Nella “mia” ipotesi di galleria proponevo anche all’uscita o entrata cusanese dei due tunnel un nuovo Museo di Paleontologia più comodo e moderno di quello geopaleontologico esitente, in alto nello scomodo paesetto di Pietraroja (BN). Portare le scolaresche e altri visitatori a vedere non solo il fossile di dinosauro “Ciro” (da riportare sul Matese) a Cusano Mutri è più facile, comodo, rapido e opportuno. Dunque fu per merito dei Sanniti della Pro Loco che si fece l’incontro forse anche dopo miei articoli apparsi su “Galileo” di Padova, “Molise Economico” di Campobasso e soprattutto “Il Titerno”, organo della locale Comunità Montana, allora presieduta dall’ex Generale dei Carabinieri D’Ambrosio, pure appassionato dell’opera di valicare il Matese con la galleria tra Cusano e Guardiaregia, in particolare. D’Ambrosio (oggi esiste una strada a Cusano M. a lui dedicata anche su mia sollecitazione presso il Sindaco attuale) mi disse che da suoi contatti con i politici di allora ai vertici regionali, non c’era molto interesse alla “nostra”galleria e se ne rammaricava. A Me sembra che in Molise sia più facile contattare i politici di vertice, ma pare sia alta la gelosia regionale verso ciò che è campano. Una ventina d’anni fa un colto e vetusto amico a Bojano, nativo di Roccamandolfi (IS), mi disse: “Ho sentito dire che stai promuovendo una galleria di valico del Matese? Io sono contrario perché dalla Campania arriverebbero molti più imbroglioni e camorristi di adesso”. Fu un po’ brutale, ma, tutto sommato, fu più sincero ad esprimere un superficiale luogo comune diffuso tra i molisani. Su questo mass media ho giù scritto di luoghi comuni diffusi, non ci ritorno ora. Ma vediamone, ancora una volta, il problema tecnico-ambientale dell’opera di sviluppo ambientale da me proposta e riproposta, invano. Esiste una strozzatura viaria tra Molise e Campania rappresentata dal baluardo fisico del sistema dei monti del Matese, lunghi da nordovest a sudest 75 km e larghi mediamente 20 km da Bojano a Piedimonte Matese. A settentrione delle Alpi, ma anche nel territorio del settentrione italiano, strozzature viarie, come quella del Matese, sono da tempo state risolte sia per la migliore lungimiranza di alcuni politici che di Tecnici ed Amministratori locali. Nel Mezzogiorno italiano, invece, tali strozzature restano ignorate e nemmeno prospettate, tranne da qualcuno, come lo scrivente, che desta, pare, solo curiosità in qualche politico ed Amministratore di Enti. A me sembra che qualcuno sia anche interessato alla ”mia” ipotesi di galleria del Matese, solo e soltanto per perché vorrebbe avere più informazioni tecnico-ambientali in merito per poi passarle a qualche professionista d’ingegneria che vorrebbe la pappa pronta per presentarla, timbrata e firmata, al politicante di turno che la seguirebbe in uffici nazionali ed europei preposti a finanziare l’opera. Giorni fa mi cercava una giornalista, suppongo del casertano, per avere più ragguagli telefonici sulla Galleria, letta ”in rete ha scritto” ma ho preferito dirle che può scrivermi perché ”scripta manent verba volant”. A Piedimonte Matese, anni fa, due noti personaggi locali copiarono, pedissequamente, mie articoli in merito alla galleria del Matese per pubblicarli in mass media locali, uno almeno ebbe l’onestà di citare la fonte, era stato anche Sindaco di un paesetto matesino e l’altro viveva e credo viva ancora dov’è nato nel borgo di Sepicciano. Insomma il modo di fare campano è, a dir poco, non del tutto leale. La cosa non mi trovò allora, né ora concorde. Che ambiente sociale è quello mio nativo, soltanto? A Piedimonte d’Alife e a Napoli vi ho frequentato scuole medie superiori e Università, ma sono nativo di Letino, dove pare che la parola data o scritta tra i mie lontani paesani montanari e “Sanniti non di pianura” sia più rispettata e ancora di più mantenuta rispetto ai campani di pianure interne? Analizzare, mediante l’Ecologia Umana, lo sviluppo ambientale, del Molise e della Campania, dovrebbe favorire la comprensione della necessità di una galleria viaria che valichi il baluardo del Matese. Tale analisi ambientale porrebbe gli Amministratori regionali, provinciali e comunali e delle Comunità montane ed altri Enti sovra comunali, sovraprovinciali e interregionali, preposti a promuovere sviluppo, nelle condizioni di non poter più trovare scuse per non fare. La galleria del Matese, da me ipotizzata, è lunga 10,5 km (tra Cusano M. e Guardiaregia)+ 1,5 (da Cusano M. a Criscia di Gioia Sannitica). Da troppo tempo i politici molisano-campani favoriscono lo sviluppo viario nord-sud e non est-ovest della penisola. La Galleria di valico del Matese, da me esaminata dagli anni Novanta e riesaminata dopo, permetterebbe il suo utilizzo per almeno 3.000 automobili e autotreni al giorno (stima 1990, che va ovviamente aggiornata continuamente). La maggiore densità di mezzi di trasporto, di merci e persone, del Molise si trova al bivio di Guardiaregia-Vinchiaturo, a nord del Matese centrale. Là, a a soli 2,5 km dall’imbocco della galleria del Matese, oltre 30 mila automobili e camion transitano giornalmente in direzione beneventana, campobassana, isernina, foggiana e termolese. Eppure i politici molisani continuano a parlare di raddoppiare le non poche superstrade molisane, spesso semideserte di utenti, ma comode per emigrare o scappare da un territorio che ha 5 molisani emigrati per uno che è rimasto. Fanno però eccezione per sensibilità culturale alcuni molisani come l’ex Presidente della Camera di Commercio I. A. A. di Campobasso, Geom. Falcione. Egli promosse un convegno camerale dove si condivise, la galleria del Matese tra San Massimo e Sant’Angelo d’Alife, di riflesso di studi compiuti da società trasportistiche, che conoscevano poco il territorio locale ed erano solo bramose di dire che la galleria del Matese accorciava la distanza del Molise centrale con l’imbocco dell’Autostrada del Sole a Caianello. In precedenza, a Bojano come a Piedimonte d’Alife, altri, personaggi locali ipotizzarono un buco del Matese tra le due cittadine, praticamente irrealizzabile per il dislivello di almeno 300 metri di quota, ma anche questi amplificavano l’eco di progetti pensati a oltre 100 km di distanza e con poca cognizione, interna ed esterna, del Matese. Altro politico, bojanese, sensibile alla Galleria del Matese, fu l’ex Assessore Provinciale di Campobasso, Prof. Cosmo Silvaroli, prematuramente scomparso in un tragico incidente ad un bivio bojanese. Avevo parlato nel 1993 al colto politico bojanese, dell’utilità della Galleria del Matese anche per l’Ente di sviluppo che presiedeva, Nucleo Industriale Campobasso-Bojano. Egli ne parlò, suppongo entusiasta della mia ipotesi di galleria per incentivare lo sviluppo delle aree interne, al presidente della C.C.I.A. di Campobasso, Colavita, e forse favorì anche un mio articolo su “Molise Economico” n. 3/1993, di ben 30 pagine, sulla VIA della Galleria del Matese. Silvaroli mi diceva spesso confidenzialmente”Peppì quando faremo la galleria ti faremo un busto all’ingresso”. Io, sempre confidenzialmente, rispondevo:”me ne basta mezzo”. C. Silvaroli era un appassionato di flolclore e a casa, in campagna bojanese, ai “Campi di Marzo” possedeva un’enciclopedia di tutte le regioni italiane con il folclore, che praticava promuovendo il costume della tradizione bojanese e dei paesi viciniori oltre a volere il gruppo”I Canterini del Matese”. Era un organizzatore locale di festival internazionali del folclore. Una delle figlie pare che abbia ereditato tale passione culturale. Con me aveva un occhio di riguardo poiché sapeva le mie origini letinesi, che confondeva, come tutti i bojanesi, con quelle gallesi. Sapeva però che Letino confinava con Roccamandolfi dove aveva preso moglie e il suocero “Pastabianca” era conoscente, transumante lungo il tratturo Pescasseroli-Candela, di mio nonno omonimo. Ma torniamo al “buco del Matese”. Nella primavera del 1994, fui invitato a Campobasso, in merito alla VIA della galleria del Matese tra Alto Biferno e Medio Volturno, a tenere una Relazione ai Tecnici Ambientali. L’invito fu dell’Unione delle Camere di Commercio del Molise, un’altra Relazione mi fu richiesta per Guide Ambientali su ”Punti di attrazione turistica del Matese”. Insomma alla Camera di Commercio I.A.A., di Campobasso, in particolare, sapevano che ero un matesologo, così scrissero nella nomina. Allora, come ora, si ritiene che, la Galleria del Matese, sia un volano di sviluppo anche delle valli interne molisane dell’alto Biferno con Bojano-Campobasso, del nucleo Industriale Campobasso-Bojano, dell’alta valle del Titerno, con l’isolata Cusano Mutri, e del medio Volturno con Alife- Piedimonte Matese, che ne beneficerebbero positivamente e, in parte, risolverebbe il loro stato grave di crisi economico-sociale rispetto a 40 anni fa. Piedimonte Matese, in modo speciale, con i circa 65 mila residenti del territorio circostante, fino a Caiazzo, Capriati al Volturno, Gallo Matese e Letino, costituisce il baricentro economico e sociale dell’Alto Casertano. Da un 40ennio l’ambiente economico piedimontese, di quasi 12 mila residenti con vicino Alife di altri 8 mila, è in crisi notevole, mentre prima Piedimonte d’Alife era volano di sviluppo quando aveva (oggi non ha più, purtroppo) un fiorente e storico cotonificio, con un migliaio di dipendenti soprattutto donne, una moderna centrale idroelettrica dell’Enel con attivo circolo di dopolavoro, una cartiera e 5 mila studenti che frequentavano e frequentano ancora le sue molte scuole medie superiori. Anche Boiano, di quasi 9 mila residenti e 35mila del circondario, rispetto a 4 decenni fa, è in crisi per la riduzione di molti uffici pubblici e imprese, comprese quelle del Nucleo Industriale ubicate nel territorio di Campochiaro (CB). Da tempo gli alifano-piedimontesi e boianesi (abitanti delle tre cittadine analoghe, poste a sud e a nord del Matese) aspettano di uscire da un mancato sviluppo e molti ritengono che una galleria che valichi il massiccio montuoso del Matese, renda tali e tanti benefici che le generazioni future, più delle presenti, apprezzerebbero positivamente. Un tunnel tra Boiano e Alife-Piedimonte M. non è possibile in modo diretto, a causa sia di un dislivello di quota, di oltre 300 metri (Boiano è a 500 m.s.l.m., Alife e Piedimonte sono a meno di 180 metri di quota) sia per il pericolo, non da correre, di passare sotto al lago carsico del Matese con alterazione della rete idrografica centrale del massiccio dolomitico di base e carbonatico di sommità. E’ possibile, invece, fare 2 tunnel un po’ più ad est dell’asse piedimontese-bojanese ipotizzato nel passato (1800-1900), ma con enfasi deleteria tecnicamente poiché non sapevano il dislivello impossibile che supera i 300 metri di quota e altera, inoltre, le falde freatiche centrali. La galleria di valico del massiccio appenninico del Matese – lungo 70 Km da nord-ovest a sudest e largo quasi 20 Km da nord a sud come da Bojano (CB) a Piedimonte Matese (CE)- è un’opera di sviluppo ambientale locale che non solo aiuterebbe meglio a conservare il notevole patrimonio naturalistico dell’alto Matese (a Pietraroja, dove c’è un parco geopaleontologico, è stato scoperto, recentemente, Scipionix samniticus- il nome scientifico deriva da Scipione di Bergerac, Geologo polacco alla corte dei Borboni di Napoli e Sannio-, detto Ciro, di 116 milioni di anni fa), ma favorirebbe quel progresso economico-sociale tanto invocato dai figli dell’antichissima civiltà della transumanza appenninica, oggi costretti ancora ad emigrare verso luoghi lontani ad economia meno assistita. Tra le valli del medio corso del fiume Volturno e dell’alto Biferno vi è l’importante barriera naturale del Massiccio dolomitico-carbonatico del Matese, che determina un allungamento della ferrovia tra Napoli e Termoli (CB) –Vasto (CH) di oltre 70 Km pari a circa un’ora di tempo (senza valutare le attuali stradine montuose matesine che in inverno sono spesso non percorribili per ghiaccio e neve). Una galleria, invece, che ripercorra l’acquedotto allargandone e raccordandone il percorso in modo adeguato – tra Gioia Sannitica (CE), Cusano Mutri (BN) e Guardiaregia (CB) sarebbe auspicabile anche per la modesta spesa che potrebbe essere sostenuta da un consorzio pubblico-privato. Attualmente l’acqua delle sorgenti del Biferno a Bojano, viene intubata e per 7 km trasportata fino a Guardiaregia, all’imbocco, largo 3,5 metri, della galleria idrica del Matese, che sbuca a nordovest di Cusano M. dopo un percorso in roccia di 10,7 km. Tale tunnel per una galleria viaria semiaperta sulla vallata alta del Titerno è accorciabile dai 250 ai 980 metri, Non, viceversa, per il brevissimo tunnel che connette Cusano con Criscia di Gioja S. (CE). L’impatto ambientale che l’intera opera, interna al Matese, causerebbe è quasi nullo fatta eccezione per i raccordi esterni di strade e ponti che si rendessero necessari, soprattutto in territorio casertano. Prevedere l’evoluzione ambientale, naturale ed economico-sociale, del Matese, ma anche degli ambienti contigui del Molise a nord e della Campania a sud, con e senza la galleria del Matese, dovrebbe essere una costante azione dei politici e dei Tecnici molisani e campani. La nozione di ambiente implica una varietà di situazioni concrete. L’ambiente è un insieme di natura e cultura, secondo l’Istituto Italiano dell’Ambiente, nonché un oggetto che interagisce con altri vicini in una dinamica d’insieme secondo il prof. di Ecologia Umana all’Università di Lione, Alain Pavè. Per la Commissione della Comunità Economica Europea, l’ambiente è “l’insieme degli elementi che nei loro complessi rapporti, costituiscono la cornice, l’ambito e le condizioni di vita dell’uomo”. La galleria del Matese, senza impatti negativi sull’ambiente locale, sia molisano che campano, ha anche l’obiettivo di migliorare la qualità della vita delle popolazioni appenniniche, che dal tempo dell’economia della civiltà della transumanza tra l’Abruzzo e la Puglia, soffrono di un crescente bisogno di indipendenza economica autopropulsiva. Descrivere il gioco sottile delle interazioni in seno al complesso ambiente del Matese, Molise e Campania, è come entrare in una sorta di labirinto di relazioni, che solo l’esperto riesce a non disperdersi. Esse si possono pensare tra le discipline afferenti l’Ambiente che deve essere relativo all’uomo e alle società umane come fa l’Ecologo Umano. Le principali emergenze ambientali è possibile suddividerle (in principali emergenze ambientali del Matese, del Molise e della Campania), in due raggruppamenti. Al primo si collocano i caratteri ambientali naturali di spicco. Al secondo si collocano i caratteri ambientali economico-sociali di spicco e stratificatisi storicamente, che costituiscono i fattori umani della produzione soprattutto del futuro. Il Matese, esteso per circa 1250 Kmq, ha i seguenti caratteri naturali di spicco: paesaggio naturale imponente e suggestivo con il sistema montuoso appenninico avente oltre 20 vette che superano i 1000 m di quota e le cime carbonatiche nude, ricoperte di neve fino primavera avanzata (L. Paterno, 1568) di Miletto (2050 m), Gallinola (1923 m) e Mutria (1820 m); i 3 laghi carsici tra le due pieghe di corrugamento (quella adriatica più alta e quella tirrenica meno elevata e più corrosa dal carsismo); le due valli, parallele al Matese, solcate dai fiumi Biferno e Tammaro a nord e Volturno a sud; manifestazioni carsiche varie e numerose come: canyon (Quirino, Inferno), doline (Campitello Matese e di Roccamandolfi), grotte esplorate appena (Lete, Brigante, Ciaule), inghiottitoi (Pozzo della Neve, Scennerato), cavità interne al massiccio carbonaticodolomitico piene d’acqua, che alimentano le sorgenti del Biferno e del Tammaro a nord e del Torano, Titerno, Lete, Sava e di Telese a sud; fossili del Cretacico superiore di Pietraroja (BN) con circa 400 esemplari noti appartenenti ad Anfibi, Molluschi, Anellidi, Echinodermi, Artropodi e Rettili (di recente è la scoperta del Dinosauro di oltre 100 milioni di anni del gruppo dei Maniraptora, simili ai Velociraptor: più noti ultimamente per films e romanzi fantascientifici), che sono conservati, in gran parte, al Museo di Paleontologia dell’Università di Napoli; reperti paleontologici de “La Pineta” di Isernia, libro di Paone, del Quaternario inferiore, che testimonierebbero la presenza dell’Homo erectus di 736.000 anni insieme ad orsi, bisonti, elefanti, rinoceronti, ecc.; flora abbondante e varia per specie arboree, erbacee e floricole in prevalenza faggio, cerro, carpino, orniello, acero montano, castagno, tasso, cicoria, ribes, fragole, origano, genziana, genzianella, valeriana e veroniche: Veronica campiclarensis, è la specie presente a Campochiaro che studiò il Naturalista francese Tournefort nel 1600, ospite dei fratelli Giovanni – Barone di Campochiaro – e Fabio Colonna, studioso anche di Botanica; fauna ancora varia – pur se in diminuzione – in prevalenza riccio, ghiro, faina, donnola, martora, volpe, tasso, lepre, lupo, vipera aspis, gufo, civetta, starna, cotornice, poiana, aquila reale, picchio verde e rosso, ghiandaia, cuculo, germano reale, lumache, rane, tritone crestato, tafani, mosche, lucciole, cani maremmano-abruzzese del Matese, carpe, anguille, lucci e trote, che vengono allevate anche nelle fredde acque delle sorgenti del Biferno di Bojano (CB) a 7° C. Le emergenze dell’ambiente naturale del Molise e della Campania sono innumerevoli, ma sono quelle tipiche dell’Appennino centro-meridionale e delle coste marine e fluviali con un’agricoltura intensiva sia nell’area di Napoli che di Termoli (CB). Nella prima area si registrano i primati nazionali di produttività agricola di pomodori, nocciole, finocchi, cavolfiori, angurie e tabacco. Nella seconda area l’agricoltura, ultimamente, si sta meccanizzando anche con delle serre attrezzate per la coltivazione sia di fiori che di ortaggi. Tra le emergenze dell’ambiente economico-sociale, che sono quelle del Mezzogiorno d’Italia, spiccano in particolare per il Molise: forza lavoro 39%, con quasi il 25% nel settore primario (la più alta percentuale in Italia), 20% nel secondario e 55% nel terziario, che è in aumento come altrove; agricoltura estensiva con attività agrosilvopastorali nell’interno ed agricoltura intensiva con zootecnia verso la costa marina e nelle aree collinari limitrofe; pastifici di qualità, che esportano molto anche tra i numerosi molisani emigrati nelle Americhe; 3 Consorzi per i Nuclei Industriali, che hanno poco industrializzato fatta eccezione per la zona di Termoli-Larino, dove esiste lo stabilimento FIAT, quello del Molise centrale è in crisi e gli manca ancora l’acqua del lago dell’Arcichiaro a nord di monte Mutria (la diga esistente, con lo sperpero di somme ingenti di denaro pubblico, sembra essere un’altra cattedrale del deserto meridionale, che non serve se non ad appagare la vista del viandante frettoloso dell’altissimo Matese); numerosi caseifici che esportano i derivati del latte nelle grandi città del centro-nord d’Italia, sono ubicati – in prevalenza – lungo gli storici tratturi della trasumanza appenninica come a Bojano, lungo il Tratturo Pescaseroli-Candela, che attraversa Altilia di Sepino (città del Tratturo) del I sec. a.C., con un tratturello che passava poco più a sud per Terravecchia e collegava i pastori transumanti della piana alifana; pregevole patrimonio archeologico della civiltà sannita ed Osca come la Tavola di Agnone (IS), nonché la Tavola Alimentaria Romana dell’alto Tammaro; struttura demografica con pochi giovani, che spopolarono il Molise ad ondate successive verso le Americhe soprattutto . Tra le emergenze di spicco dell’ambiente economico e sociale della Campania si segnalano: forze lavoro meno del 40% con circa il 14% nel settore primario, 20% nel secondario e 66% nel terziario con prevalenza di quello pubblico; alta densità demografica con più della metà dei circa 6 milioni di campani nell’area costiera napoletana; notevole congestione del traffico tra le 3 città di Napoli, Caserta e Salerno; alti indici di disoccupazione e record nazionale del tasso di criminalità nella Provincia di Napoli (4.606/100.000 ab.), meno della metà, invece, è quello corrispondente alle altre provincie campane e molisane. Cenni sui costi-benefici della Galleria del Matese. L’analisi costi-benefici è una valutazione della convenienza di spesa sia privata che pubblica un progetto pubblico è economicamente conveniente e socialmente desiderabile quando il totale dei benefici ad esso associati supera i costi. Mentre nel settore privato sono esclusi gli effetti esterni della spesa e sono esclusivi quelli interni, nel settore pubblico sono prevalenti gli effetti esterni o sociali, che comprendono anche la conservazione, tutela e promozione dell’ambiente naturale come per il caso specifico della galleria del Matese. La galleria del Matese coinvolge ambienti di 2 Regioni, 2 Provincie, 3 Comunità Montane, un Consorzio Nucleo Industriale ed almeno 3 Comuni direttamente interessati: Gioja S., Cusano M. e Guardiaregia. Considerato il pagamento degli utenti del pedaggio, si ricava che il costo della galleria del Matese, suspecificato, verrebbe saldato in 30 anni di esercizio. La Campania ha un parco macchine di oltre 2 milioni, mentre il Molise di appena 100.000, di cui 70.000 in Provincia di Campobasso (dati del 1990, oggi bisogna aggiornarli in sensibile aumento). La stima è stata svolta in modo realistico per il numero di autoveicoli che potrebbero utilizzare giornalmente la galleria del Matese (G. Pace, Tesi di perfezionamento 1994, citata in bibliografia). La costruzione della galleria dovrebbe essere affidata ad una ditta compartecipe del “Consorzio per la galleria del Matese” costituito da Camere di Commercio I. A. A. di CB, BN, CE, NA e Consorzio Nucleo Industriale Campobasso Bojano, ed eventualmente anche dalle 3 Comunità Montane locali: “Titerno” con sede a Cerreto S. (BN), “Matese” con sede a Piedimonte M. e “Matese” con ex sede a Bojano, oggi a Frosolone (IS). Valicare in tunnel il Matese, significa risparmiare: un’ora di tempo, 75 km di strada tra Adriatico e Tirreno e più di 5 litri di carburante con notevole risparmio di inquinamento e di spesa per carburanti. Significa anche preservare il patrimonio naturalistico e storico-sociale dell’alto Matese, soprattutto, e valorizzare di più e meglio gli ambienti del Molise e della Campania che soffrono dei mali tipici delle zone economico-sociali marginali del Mezzogiorno il cui reddito supera appena la metà di quello del Settentrione nostrano. La direttiva CEE n. 337/85 e le procedure VIA con le oltre 735 leggi e regolamenti relativi alla tutela ambientale in Italia non hanno semplificato la programmazione reale dello sviluppo ambientale soprattutto del Molise e della Campania. Bojano è in crisi economica nonostante l’arrivo del gruppo industriale avicolo romagnolo Amadori, che rileva la decotta ex SAM (Società Agricola Molisana) che aveva un migliaio di dipendenti e molte decine di capannoni avicoli nell’alta valle del Biferno. Il nucleo industriale del Molise centrale, CB-Bojano, ancora non decolla anche per l’isolamento geoeconomico più marcato rispetto agli analoghi nuclei industriali di Venafro-Pozzilli e Termoli. Piedimonte M. oggi soffre di una situazione di crisi economica grave e, rispetto a 40 anni fa si è impoverita per la chiusura del secolare Cotonificio, della centrale dell’Enel, della cartiera, ecc. per i bassi redditi agricoli nonostante alcune eccellenze imprenditoriali e bancarie come la secolare Banca S. Capasso con sede centrale ad Alife e succursali a Piedimonte M. e Faicchio (BN). Anche la vicina e storica cittadina d’Alife è in crisi economico-sociale con alta disoccupazione giovanile. Piedimonte M. resta comunque il capoluogo amministrativo e soprattutto scolastico del Matese centrale meridionale, della piana alifana e di gran parte della valle del medio Volturno. Spesso però le Amministrazioni comunali e sovracomunali della matesina e campana Res Pubblica- vedi operazione “Assopigiatutto” ma anche lettere aperte del Consorzio di Bonifica del Sannio Alifano- sono affette ed afflitte da mali antichi di nepotismo, tangenti e corruttele varie come il noto bucone di bilancio comunale alifano. Una galleria del Matese, collegata con bretella ad Alife-Piedimonte M., causerebbe un effetto volano economico sociale non secondario anche per l’intera valle del medio Volturno con oltre 70 mila residenti. Analogamente per l’ambiente dell’alta valle del Biferno e del Tammaro ma anche dell’altissima valle del Rio, del Titerno, del Lete, del Sava, del Tammaro, del Rio, ecc.. A Quando la “mia” Galleria di valico del Matese, che sbloccherebbe lo sviluppo ingessato delle valli interne campano-molisane, interesserà i Politici che, nobilmente, Amministrano la res pubblica, soprattutto meridionale? La mia voce in merito sembra essere quella profetica che vedrà l’attenzione crescere solo dopo di me, non prima? Pubblicazioni dell’Autore inerenti, indirettamente e direttamente, la galleria del Matese. Spunti per una VIA (Valutazione Impatto Ambientale) della galleria del Matese, “Molise Economico” n. 3/93, Camera Commercio I. A. A. di Campobasso Sviluppo ambientale e costi-benefici della galleria del Matese, Tesi XIII Corso Perfezionamento in Ingegneria del Territorio, Facoltà d’Ingegneria, Università degli Studi di Padova, Anno Acc. ‘93/94 Parco naturale ed agriturismo per lo sviluppo economico dei monti del Matese, Molise Economico n. 2/1983, Trimestrale della Camera di Commercio I. A. A. di Campobasso Cenni di storia naturale e umana dei Colli Euganei, Il Montirone, 6/1983, Abano Terme (PD) Il Matese nei suoi elementi di storia naturale e umana, Molise Economico, n. 4/1984 – Parco naturale dei Colli Euganei, Il Montirone, Abano Terme (Padova) n. 4/1984 – Indicazioni per una più diffusa educazione naturalistica nella scuola, Ambiente Risorse Salute, n. 27/1984, Mensile del Centro Studi Uomo e Ambiente, Padova – Dal Molise una mostra ecologica itinerante, Ambiente Risorse Salute, n. 37/1995, Padova – Proposta di Museo del Paesaggio del Matese, Annuario 1986 dell’ A.S.M.V. Piedimonte M. (CE) Aspetti di Ecologia umana dei monti del Matese, Molise Economico n. 6/1997 – Problemi di zootecnia sull’ alto Matese, Il Matese n. 4/1988, Riv. Comunità M. Matese, Pied.M. I terremoti nel massiccio appenninico del Matese, Annuario 1989 dell’A.S.M.V. – Ecologia umana e sviluppo ambientale, Collegi Provinciali Geometri di Padova e Modena – Per un’Ecologia umana nel Sannio, Ambiente Risorse Salute, n. 113/1990, Padova – Briciole di ecologia umana a Letino, Il Matese, n. 3/1991, C. Montana Matese, Piedimonte M. Per una Valutazione d’Impatto ambientale dell’Idrovia Padova-Venezia, Padova Economica, 3/1993,Rivista trimestrale della Camera di Commercio I. A. A. di Padova. – Letino ieri, oggi e domani, Il Matese, n. 5/1993, Comunità Montana Matese, Piedimonte Matese – Per uno sviluppo ambientale dei territori di Pietrroja, Cusano Mutri e Cerreto Sannita, L’altra voce, n. 7/1995, Rivista mensile della Campania, Solopaca (Benevento) – Alla ricerca di un denominatore comune di ambiente territorio e paesaggio Galileo, n. 5/1995 Rivista tecnica del Collegio Provinciale degli Ingegneri della provincia di Padova – Studio d’Impatto ambientale della galleria del Matese, “L’ altra voce”, 3/4/’96, Solopaca(BN) – Riflessione sull’ambiente della Campania attuale, L’altra voce, n. 4/1996 – Un galleria sotto il Matese, Il Titerno, n. 4/1996, Comunità M. Titerno Cerreto S. (BN) – Studio d’Impatto ambientale della galleria del Matese, Galileo, n. 78/1996, Padova – Per una paleontologia ed ecologia del Matese e del Titerno, “A. R. S.”, n. 56/1997 – Costi-benefici della galleria tra alto Biferno e Titerno‚ Il Titerno, n. 3/4/1997 – Emergenze naturalistiche del comprensorio del Miletto, Annuario 1997 A.S.M.V. – Per uno sviluppo sostenibile del Titerno e Scipionix samniticus, Il Titerno, n. 1/1999 – Economia ambientale e trasporti: il caso dell’ Idrovia Padova-Venezia, Navigazione Interna, n. 3-4/1997, Rivista tecnica, trimestrale, Ministero Trasporti e C.C.I.A.A. Padane, Cremona – Ingegneria del territorio nel paesaggio padano, Navigazione interna, n. 1/1998, Cremona – Sviluppo ambientale e costi-benefici della galleria del Matese per lo sviluppo dell’alta valle del Titerno, Atti Convegno della Pro Loco Cusanese del 30/1/1999, Cusano Mutri (BN).

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