ALIFE / PIEDIMONTE MATESE / CAIAZZO. Alcuni uomini illustri del vasto Matese tra ricordi e attualità.

Di uomini illustri matesini ve ne sono molti, ma nei piccoli paesi quasi nessuno ha lasciato un buon operato di medico condotto e,  un’anime consenso di bontà, è stato ricordato negli scritti locali (nella foto, la Basilica Santa Maria Maggiore in Piedimonte Matese).

di Giuseppe Pace (Socio onorario del Circolo “Ragno” di Bojano)

Scrivere e pubblicare può servire ai lettori e per frenare l’oblio sulla più debole memoria? Molti, tra cui lo scrivente, sostengono che l’unica arma per combattere l’oblio è la memoria e scrivere la potenzia. Il territorio del Matese, con il suo pedemontano casertano, campobassano, isernino e beneventano, è esteso per oltre 1500 kmq dove vivono oltre 150 mila residenti. Stare a ricercare tutti o gran parte dei suoi figli più illustri è un’opera inedita e non facile. Se, invece, ci si limita a selezionarne alcuni è più possibile offrirli in lettura a chi ama la memoria come antidoto dell’oblio. Alcuni uomini illustri del Matese sono stati già delineati nel mio saggio “Piedimonte M. e Letino tra Campania e Sannio” presentato pubblicamente a Piedimonte Matese in agosto del 2017 nella biblioteca civica “Aurora Sanseverino” di Piedimonte Matese. Tra tutti dedicai più pagine all’illustre cittadino piedimontese, Dante Bruno Marrocco, ma non trascurai Luigi Ferritto e Beniamino Caso rispettivamente nativi di Letino e San Gregorio Matese. Accennai anche alla illustre mamma di Beniamino Caso di Baranello (CB) nonché a Nicola Pilla di Venafro, autore della prima descrizione delle rocce della vetta di Miletto del 1700, Emilio Spensieri e Giuseppe Volpe di Vinchiaturo, entrambi noti per aver lasciato scritti sul Matese come una poesia omonima del primo e il secondo il libro “Origini del Matese” del 1800. Del territorio matesino beneventano si ricorda Luigi Palmieri di Faicchio (BN), il parroco di Santa Croce del Sannio, autore di scritti sulla Repubblica Bebiana e sulla Transumanza orizzontale, e di Cerreto S., il Naturalista, Domenico Franco, che studiò e pubblicò di vari aspetti del Matese con il terremoto che devastò Cerreto S.. Di Bojano, tra i tanti, si ricordano il prof. di lettere, C. Silvaroli, cultore di tradizioni locali e regionali italiane e straniere (animatore del gruppo folcloristico “Canterini del Matese”ex Presidente del Nucleo Industriale CB-Bojano ed Assessore Provinciale) e Paltrinieri nativo di Pescasseroli, ma ammogliato con una bojanese, Amatuzio, e con la figlia prof.ssa Alfonsina pure morta da poco. D’Alife si ricorda Pietro Farina per gli scritti sui paesi matesini che ci ha lasciato in memoria e in qualità di relazioni inviate al Prefetto nella suo ruolo di Sottoprefetto. Ultimamente è morto un altro matesino illustre, Michele Malatesta, nato a Piedimonte d’Alife, ma con padre nativo di Bojano. Lo incontrai a Roma nel 2010 per chiedergli di presentarmi il saggio suddetto, dopo averglielo spedito via internet. Entrambi eravamo iscritti all’ASMV e dal portale digitale (curato dal prof. di Matematica e Fisica, M. Giugliano, caiatino di nascita ammogliato a Piedimonte d’Alife ed autore di interessanti saggi di storia della Fisica del 1800, in Campania soprattutto, nonché articoli sugli Annuari dell’ASMV) avevo letto la sua biografia e dedotto l’indirizzo e mail. L’incontro fu cordiale, ma anche spigoloso, proprio come tra due “cocciuti” Sanniti Pentri. Non si concluse l’accordo per la sua richiesta di cambiare stile dello scritto e di cambiare la ipotesi dell’attuale luogo della Bovianum vetus: io sostenevo e sostengo Bojano (CB), altri e M. Malatesta, Pietrabbondante (IS). Sullo stile gli precisai che esso è funzione della personalità e la mia dava quel tipo e non altro stile come il suo, che non conoscevo bene per aver letto poco di ciò che aveva scritto. Per l’ubicazione della Bovianum Vetus, ex capitale del Sannio Pentro, la sua versione era quella dello storico tedesco, T. Momsen e dei suoi ammiratori, la mia era quella di E. T. Salmon nonché di Dante B. Marrocco suo grande amico e concittadino doc piedimontese. Michele Malatesta, era figlio di Angelo Antonio, nativo di Bojano e sepolto a Piedimonte M. non lontano dai miei genitori, letinesi d’origine. Del padre ma anche del figlio me ne aveva parlato sia Marrocco di Piedimonte che altri di Bojano. I Malatesta bojanesi derivano, nel 1700, da commercianti riminesi di maiali, che hanno fondato un’intera borgata dei Malatesta a 3 km ad ovest della cittadina, appollaiata sul Matese basso. Le sorelle di Michele Malatesta furono conosciute da un bojanese vivente, Fernando Castrilli, che sulla nave turistica per la Sardegna cantò “L’Acqua di Sat’Egidio” insieme alle sue concittadine bojanesi che ricordavano la canzoncina appresa dal padre, che si era ammogliato a Piedimonte d’Alife nel periodo interbellico. Per onestà intellettuale devo riprecisare che “L’Acqua di Sant’Egidio” non è una canzone bojanese, né letinese come ”L’Acqua dei Palombi”, ma ha origine da anonimo forse dell’Abruzzo. I bojanesi e i letinesi l’hanno adottata e fatta propria cambiando solo i toponimi e non le altre parole né la musicalità: ciò l’ho precisato nel mio precedente saggio su ”Letino tra mito, storia e ricordi”. Tale precisazione la feci con l’ausilio del cultore di queste rarità canore, F. De Socio di Bojano, che ha scritto vari saggi in merito nell’alta valle del Biferno e altrove. L’osannare il “falso” tipico locale è un vezzo provinciale che bisogna ridurre se proprio non si riesce ad annullare perché i turisti acquistano tutto in tempo del mito consumistico. Ma torniamo all’illustre uomo Michele Malatesta, che è stato ricordato recentemente a Piedimonte Matese sia dal vescovo che dall’ex Sindaco nonché ex presidente della locale Comunità montana e Consorzio di Bonifica del Sannio Alifano. Cosa hanno detto i due citati ed altri? L’ho visto e sentito da un video pubblico che ha registrato l’evento. I loro ricordi sono diversi da quelli dello scrivente poiché ne ha conosciuto l’uomo sotto la luce e l’ombra del dubbio laico e non sotto la sola luce delle certezze della cultura cattolica, di cui il personaggio era un culture con vasta letteratura internazionale e coautore, pare, di un saggio sulla Chiesa di Sepicciano insieme al dr. in medicina Rosario Di Lello, che sembra fosse assente all’incontro curiale piedimontese anzi citato. I Cattolici praticanti spesso hanno il vezzo di non lasciare spazio a chi non la pensa come loro, eppure M. Malatesta era venuto in Romania per la Laurea Honoris Causa dell’Università di Petrosani, vicino a Deva città dove insegnavo nel 2004. Mi disse, sempre durante l’incontro romano di 3 ore, che i suoi colleghi dell’Università di Napoli avevano ingoiato la bile di invidia nella ratifica della prestigiosa laurea conferitagli in Romania. Insomma di questo illustre personaggio matesino conservo la memoria per gli aspetti positivi della vasta e profonda cultura umanistica e cattolica, ma anche qualche ombra del carattere non facile-come forse il mio Sannita- né tollerante verso i cattolici non praticanti. Di altre personalità illustri del Matese mi preme sottolineare il ricordo di Raffaele Marrocco che fondò nel 1915 l’ASSA (Associazione Storica del Sannio Alifano) e Pasquale Cervo di Caiazzo, conosciuto nel 1984 ad un’esame di maturità in un liceo scientifico napoletano. Il prof. di lettere caiatino del liceo scientifico “A. Diaz” di Caserta era colto e tollerante. Scrisse, tra l’altro, un saggio significativo e non solo del territorio del pedemontano matesino ”Libertà dal Bisogno”, che gli illustrai in uno degli Annuari dell’ASMV curati dal comune amico scrittore D. B. Marrocco. P. Cervo era un cultore di Orazio e del Sannio che preferiva, come lo scrivente, a territori viciniori. Di uomini illustri matesini ripeto ve ne sono molti, ma nei piccoli paesi quasi nessuno (come ad esempio a Gallo Matese, dove ho tentato, più volte, di valorizzare per ricordare la memoria del dr. in medicina Antonio Cipollone che a Spinete (CB) ha lasciato un buon operato di medico condotto e un’anime consenso di bontà) è stato ricordato negli scritti locali, mentre abbondano quelli di Piedimonte M., Alife, Bojano, Telese, Cerreto S., Isernia, Venafro, ed altre cittadine intorno al massiccio montuoso del Matese, dove il ceto dei nobili del passato e il ceto medio dei professionisti delle arti liberali è più presente. Di Bojano non pochi illustri locali sono stati ricordati dagli scritti di M.P.Pettograsso e di Piedimonte M. da quelli di D. B. Marrocco ai quali si rimanda il lettore più esigente.

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