ALIFE. La cittadina alifana ed altra location della provincia di Caserta potrebbe essere nella lista dell’Unesco.

Dunque non solo la Reggia di Caserta, ma affianco ad essa pure altro del territorio casertano.

di Giuseppe Pace (Esperto Internazionale di Ecologia Umana).

Alife (dentro le mura, il teatro e le tombe romane e sannite esternamente) nonché i castelli di Prata S., Letino, ecc. potrebbere essere inseriti nella lista dell’Unesco che valorizza il Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Dunque non solo la Reggia di Caserta, ma affianco ad essa pure altro del territorio casertano. “Padova Urbs picta” e Caserta? L’Italia, è risaputo, nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Unesco, è il Paese che ha più siti. Ieri, nella splendida cornice dello storico e centrale Palazzo della Ragione, a Padova ho assistito a “Padova Urbs picta”. Presenti un migliaio di persone ed un comitato culturale laborioso stimolato dall’umanista, Assessore comunale alla Cultura, Andrea Colasio, che è un appassionato studioso della sua Padova del 1300 cioè quella della Signoria dei Carraresi. Erano presenti l’Assessore regionale alla Cultura, il Sindaco, il Rettore, la funzionaria del Ministero, Di Francesco, il Presidente dell’Accademia di Scienze, Lettere ed Arti, un Delegato della Curia e in rappresentanza della Basilica di Sant’Antonio con il Presidente della Veneranda Arca del Santo e le solite Autorità civili e militari. Nelle parole di Andrea Colasio traspariva la conoscenza della storia del 1300 patavino, secolo più significante del notevole tesoro ambientale del centro cittadino. Constatare un politico colto nel panorama mediocre dei nostri politici settentrionali e meridionali, fa ricredere. In merito al degrado culturale dei politicanti e politici attuali, ricordo il prof. universitario, relatore della mia tesi di laurea, che diceva spesso:”Ci vorrebbe la Repubblica di Platone”. Egli notava la distruttiva opera che molti politicanti arrecano alla res pubblica del nostro tempo e intravvedeva, nell’ipotesi di Platone, la Repubblica Ideale, con gente colta alla sua guida. Oggi, invece, assistiamo ala gara di “incolti” che si candidano, addirittura, a dirigere il Governo della nostra Repubblica Parlamentare! Ma torno a scrivere per amore dei luoghi nativi o di ”neve candida” come mi ripeteva spesso uno scrittore amico di Caiazzo, morto nel 2009 e che di territorio casertano conosceva molto più di me, che me ne sono allontanato da più di 4 decenni. Ma perché continuo a scrivere sul territorio nativo del Sannio? A volte non trovo risposta soddisfacente. Eppure non ho nostalgia come molti credono poiché sono convinti come si diceva a Letino (CE). “Ogni uccello torna al suo nido”. Anzi, a me pare che spesso sono contrario al ritorno per il ritorno e lo ritengo un retaggio del territorialismo “animale” come anche l’imprinting protratto con le cure parentali eccessive. Forse è la responsabilità di specie e di comunità nazionale e non solo locale! Nello specificare perché si chiede di far parte della lista del Patrimonio Mondiale dell’Unesco, ieri a Padova, è emersa la ricaduta economica e sociale che tale inclusione comporta. Allora ho pensato e mi sono chesto: ma perché anche il nativo territorio sannita non chiede che una o più parti del suo ambiente venga incluso nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità? Non è che sia impossibile, basta una decisa volontà di pochi laboriosi che predispongano le motivazioni culturali e individuino il luogo più rispondente. Se la ricaduta, come accennato, deve essere anche e soprattutto di crescita economica dei residenti della location, il luogo non può che essere selezionato nell’Alto territorio casertano? Certo si assocerebbe alla onnipresente presenza della settecentesca Reggia di Caserta, come ha fatto Padova che ha associato alla Cappella degli Scrovegni anche altri siti (Basilica di Sant’Antonio, Palazzo della Ragione, ecc.). Nel territorio naturale e culturale casertano, vivono oltre 930 mila persone come in quello padovano, un po’ più popolato, e con, che casualità, 105 Comuni. Il reddito procapite casertano è molto più basso di quello padovano, eppure qua si danno da fare per accrescerlo anche con l’Unesco, mentre da noi si dorme il sonno dei vinti e non dei vincitori? Ma è risaputo che al settentrione, soprattutto la piccola borghesia è più operosa e meno parassitaria di quella meridionale, forse dovuto all’ambiente più esigente e alle spese maggiori per sopravvivere? Eppure il ceto colto meridionale ha cime ineguagliabili e si distinguono ovunque (un esempio può essere dato dal fatto che attualmente a capo della Banca Europea, della Banca d’Italia, dell’Anticorruzione, della Repubblica, ecc. vi sono meridionali). Ma, a parte le eccezioni non poche, da qualche decennio l’intellighenzia italiana si è troppo uniformata verso il basso e, per imitazione, dicono cose conformiste. Un mio studente in Romania, oggi lavora in Francia, disse in pubblico che ogni italiano porta dentro una Cultura inuguale a livello mondiale ed è quella dei grandi geni del Rinascimento. Egli stravedeva per gli italiani geni nella moda, nella gastronomia, nell’architettura, nell’arte, nelle scienze, ecc.. Forse un po’ di verità l’affermava e comunque gli va riconosciuta, anche perché era un mio studente e l’avevo formato non male? Insegnare significa lasciare il segno, che può essere: superficiale, profondo, significante, insignificante, ecc.. Ma leggiamo cosa hanno pensato a Padova, la mia città adottiva. Padova Urbs picta è il nome del sito seriale che comprende i cicli pittorici ad affresco del Trecento candidato a entrare nella World Heritage List – Lista del patrimonio mondiale Unesco. Per coinvolgere anche il pubblico in questo progetto e trasmettere la bellezza del patrimonio artistico che caratterizza la città di Padova è stato realizzato un video “immersivo”. Il video “immersivo” permette al pubblico, attraverso un itinerario artistico ed emozionale, di essere trasportato nella Padova del Trecento, negli affreschi di Giotto, Guariento, Giusto de’ Menabuoi e degli altri protagonisti della straordinaria stagione artistica della città che ha cambiato il corso della storia dell’arte. Un’esperienza multi-sensoriale attraverso una videoproiezioni “immersiva”, accompagnata da un suggestivo contributo sonoro che fonde parole e musica. Il film documentario è prodotto e realizzato da RC Sistemi Audiovisivi con la regia di Matteo Gagliardi, in collaborazione con il Comune di Padova Assessorato alla cultura, e viene proiettato nel cinema immersivo itinerante di RC Sistemi Audiovisivi, nuovo progetto tecnologico realizzato grazie al finanziamento POR – Obiettivo “Investimenti a favore della crescita e dell’occupazione” – parte FESR fondo europeo Regione Veneto 2014/2020. La Campania non è il Veneto con 3700 ville venete di cui 23 palladiane, Venezia e i centri storici delle sette province, ma nemmeno è scarsa di giacimenti culturali da valorizzare anche attraverso la lista dell’Unesco. La Cultura non deve essere accademica, ma utile al benessere dell’umanità e quella dell’alto territorio casertano ne ha più bisogno di altrove.

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