ALIFE / PIEDIMONTE MATESE. Circonvenzione di incapace, assolta la coppia di coniugi matesini che “sfilò” quasi 900mila euro a don Leone: rimane il giudizio a carico del vescovo Di Cerbo.

Curia che ha ancora come contabile, e lo avrà per cinque anni (questo il motivo della scelta della figura del diacono), l’ex candidato a sindaco della città di Alife, Daniele Cirioli.

Rimane in piedi il giudizio penale a carico del Vescovo della Diocesi di Alife – Caiazzo, Monsignor Valentino Di Cerbo, pur nell’assoluzione (in primo grado) della coppia di coniugi matesina che anni fa cercarono di “spillare”, secondo la tesi dell’accusa, quasi 900mila euro al defunto prelato don Giuseppe Leone. Circonvenzione di incapace era l’accusa dalla quale i due, unitamente al Vescovo, ex parroco della Cattedrale di Alife, si sono dovuti difendere in giudizio: Giovanni Fevola e Rosa Cristina D’Ambrosca, ora assolti in primo grado, ma c’e’ da giurarci che il Pm ricorrerà in appello. Lo stesso Pm che aveva chiesto per loro una pena pari a 3 anni ed otto mesi di reclusione, ma il giudice Pasquale D’Angelo ha invece considerato il fatto come non sussistente. La difesa in giudizio ha sempre sostenuto che il vecchio sacerdote avesse di sua spontanea volontà donato tanti quattrini alla coppia, altri alla chiesa. E la chiesa, nel caso di specie il Vescovo, ha tentato di giustificare questa enormità di soldi col fatto che sarebbero state fatte “opere di carità”, come la mensa dei poveri a Piedimonte Matese. Curia che ha ancora come contabile, e lo avrà per cinque anni (questo il motivo della scelta della figura del diacono), l’ex candidato a sindaco della città di Alife, Daniele Cirioli.

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