CAIAZZO. Caiazzo tra Campania e Sannio: ha in cima alla collina su cui è appollaiata…

Chissà se scavando bene si possa ritrovare qualche altra tavola osca anche a Caiazzo? Caiazzo era una città ricca di sacro, di religioso dei Sanniti politeisti, poi dei Romani pure politeisti fino a Costantino.

di Giuseppe Pace, autore del saggio Piedimonte M. e Letino tra Campania e Sannio.

Da decenni vado scrivendo che la Regione storica del Sannio andrebbe rivitalizzata e resa amministrativa. Essa comprenderebbe l’attuale Molise, il territorio dell’Alto Casertano, il territorio beneventano tutto e parte dei territori irpini, foggiani e del frosinate, fino a circa un milione di residenti con capoluogo Benevento-Campobasso. Per ora resta lettera quasi morta, ma con le macroregioni sempre in itinere per la razionalizzazione della spesa pubblica, chissà se sarà fattibile in futuro?. Resta un sogno di pochi? Perché tanta diffidenza per la Campania con Napoli pigliatutto? La risposta sta nella cronaca dei media sempre piena di fatti truffaldini che insieme alla onnipresente Camorra non sono forieri di speranze né di ottimismo. Il Molise non è esente da problemi, ma almeno gli ospedali, le scuole, ecc. funzionano meglio e le tasse regionali sono minori a partire dall’assicurazione automobilistica. La cittadina di Caiazzo ha in cima alla collina su cui è appollaiata, un medievale castello con resti di mura poligonali costruite dagli Osci (nota è la “Tavola Osca” di Capracotta o Agnone). Le mura suddette possono essere datate fino all’VIII sec a. c.. Lassù, i Sanniti, abitavano, con l’acropoli, fino alla conquista di Roma a seguito di 4 lunghe guerre sannitiche, poi l’abitato si spostò più in basso come avveniva ovunque nel territorio reso più sicuro più che dalla Monarchia, dalla Repubblica e dall’Impero di Roma. Chissà se scavando bene si possa ritrovare qualche altra tavola osca anche a Caiazzo? Caiazzo era una città ricca di sacro, di religioso dei Sanniti politeisti, poi dei Romani pure politeisti fino a Costantino. La cittadina oggi e città dei Sanniti aveva una zecca in epoca Osca che poi riebbe in epoca Romana imperiale. La lingua degli Osci la si può leggere nella Tavola Osca (nota anche come Tavola degli Dei). Essa è incisa su una lastra di bronzo del III sec. a. C. appartenente al popolo italico dei Sanniti. La notizia del ritrovamento della Tavola Osca fu subito utilizzata dallo storico tedesco T. Momsen che studiò l’importante reperto, come testimonianza della lingua italica nel Sannio. La tavola successivamente entrò nella collezione di Alessandro Castellani, che poi nel 1873 la vendette al British Museum di Londra dove oggi è conservata insieme alle frecce d selce di Telese ecc. del nostrano Sannio. Fu sempre il Momsen identificare in Pietrabbondante (IS) la capitale dei Sanniti, Bovianum Vetus, ma, commise un errore clamoroso: corretto dapprima da altri studiosi meno noti e poi dal canadese T. Salmon. Lo stesso Dante Marrocco di Piedimonte Matese, nonché lo scrivente, hanno più volte scritto che è Bojano (CB) la sede più idonea per identificare Bovianum Vetus, spiegando anche l’accanimento di Roma verso Bovianum con la nota battaglia di Bojano del 305 a. C… Durante la seconda guerra sannitica Caiazzo fu espugnata dal Console Giunio Bubulco e nel 90 fu saccheggiata da Silla perché schierata con gli italici nella guerra sociale. La “misteriosa” cittadina di Caiazzo è sita tra Sannio Pentro e Campania, non più felix, purtroppo. “Misteriosa” sembra, a chi scrive queste note, la cittadina perché al di là dell’apparente borgo provinciale, nasconde una storia, un’arte e una letteratura molto più importante. Notevole è il numero di ingegnosità, di laboriosità, ecc. tra i suoi meno di 6mila indigeni che la vivono residenzialmente. Le lapidi latine nei mattoni dei palazzi storici ed altri reperti testimoniano una Caiazzo prestigiosa in epoca di Roma caput mundi. Sicura appare l’origine caiatina del 1189 di Pier delle Vigna, gran protonotaro del regno e segretario di Federico II. Caiazzo è sita tra Caserta e Alife, tra il Sannio storico e la Campania amministrativa, o meglio male amministrata da troppo tempo. Il territorio comunale si estende per 37 kmq e si sviluppa sui 200 metri di quota altimetrica quasi. Caiazzo confina con Piana di Monte Verna ad ovest, con Alvignano e Ruviano a nord, con Castel Campagnano ad est,col Volturno a sud. La frazione di San Giovanni e Paolo è a 2 km e a 270 metri di quota lungo la strada che conduce nel territorio beneventano. La cittadina è come se fosse sempre coccolata da una collinetta sulla quale è adagiata, in lieve pendio verso sud, valico tra la media e bassa valle del Volturno ai piedi del Monte Grande, una delle punte della catena dei Monti Trebulani. Dista da Alife circa 20 km e altrettanto da Caserta e da Capua, 46 da Napoli. Piazza Vetere è il cuore pulsante dellla civilissima Caiazzo e la sua forma, non facile da delineare perché multiforme o “aforma”, fu oggetto di disquisizione letteraria di un mio collega scriptorum loci, che riposa il sonno eterno nell’interessante cimitero di via Latina. Nel mio saggio dedicato alla futura Regione Sannio considerai anche il territorio di Caiazzo sia perché fa parte della Regione Storica del Sannio con comune diocesi sia perché un suo scrittore, Pasquale Cervo, morto nel 2009, mi scrisse per chiedermi di “allargare” la cartina del Sannio anche a Caiazzo in un mio studio, “Per un’ecologia umana del Sannio. Sviluppo della civiltà della transumanza e consumismo dipendente”, pubblicato, nel n. 70 del 1990, sulla rivista patavina Uomo Salute e Territorio. L’articolo piacque tanto al caiatino letterato che forse apprezzava anche l’abruzzese d’Annunzio che di transumanza poetò. Quando andavo a fare visita al citato scrittore nel cenacolo di Santa Lucia di Caiazzo, spesso vi trovavo altri suoi colti amici. Pasquale mi parlava di Caiazzo per gli aspetti positivi del lavoro, dell’onestà popolare, della storia locale e di glottologia di cui era un esperto come l’articolo che scrisse sulla cultura olearia a Caiazzo e pubblicato sull’Annuario del 1974 della comune Associazione Storica del Medio Volturno, dove io pure ho pubblicato, dopo, tre articoli sul Matese. Altri caiatini noti allo scrivente sono il prof. Michele Giugliano, autore di saggi di Fisica, che si reperiscono, con il mio su specificato, dalla cartolibreria D’Aulisio di Piedimonte Matese e De Simone, che comandò la Legione Opicia alla Marcia su Roma del 1922 che curò sull’Annuario dell’ASMV un dettagliato articolo a memoria. Le molte personalità caiatine contemporanee derivano anche da un ceppo originario di sacrati del Sannio dal patriziato di Roma e dai nobili medievali. Il castello, in posizione dominante la valle e la città, si presenta ora in veste ottocentesca, ma conserva molte testimonianze dei periodi passati. Il castello longobardo, costruito sui resti dell’Arx romana, nel IX secolo era tenuto da Teodorico, conte di Caiazzo. Nel 982 signore del feudo è Landolfo, nel 1029 e nel 1034 i documenti attestano che Landone, conte di Carinola, era anche signore di Caiazzo. In epoca normanna tra i conti di Caiazzo emerge (1070) Rainulfo, che accompagnò a Roma l’abate Desiderio, eletto Papa col nome di Vittorio III. Con la conquista del regno da parte di Ruggiero II il castello viene dotato di una guarnigione permanente. L’abate Alessandro di Telese ricorda: “il re , salito sul castello, e osservato il vasto territorio che si poteva controllare, decise di fortificarlo ordinando a tutti i maggiorenti di costruire le loro case intorno al castello per dimorarvi assieme a tutti i cavalieri, in modo tale che Caiazzo, già forte per la sua posizione naturale e per le sue mura, divenisse più forte con la presenza di abitanti che esercitavano la milizia”. Tale testimonianza viene confermata dal Catalogus Baronum e dalle pergamene dell’Archivio Capitolare di Caiazzo. Nel 1229, sotto gli Svevi, Caiazzo, assediata dalla truppe pontificie guidate da Giovanni Brienne, fu liberata per l’intervento diretto di Federico II. Il colto imperatore (a cui è dedicata l’Università statale più antica del mondo) soggiornò nel castello, ed ebbe in molta considerazione la città di Caiazzo, che era anche la patria di Pier Delle Vigne (suo prezioso segretario). In un documento pontificio si evince che Caiazzo nel giugno del 1251 entrò a far parte dei possedimenti di Riccardo, conte di Caserta. Con gli Angioini, Caiazzo fu concessa da Carlo I a Bonifacio di Galimberto, per poi passare nel 1269 nelle mani di Guglielmo Glignette. Poi furono padroni e residenti del castello i Sanseverino, e gli Origlia per poi arrivare a Lucrezia d’Alagno che l’acquistò, nel 1461 con l’intercessione di Alfonso I d’Aragona. Nel 1596 il feudo fu acquistato da Matteo de Capua, principe di Conca, e fu durante questo periodo che G. Battista Marino, segretario dei De Capua, compose nel castello di Caiazzo il suo famoso “Adone”. Nel 1607 il feudo fu venduto a Bardo Corsi, patrizio fiorentino, che resse la città col titolo di Marchese fino al 1836 quando gli ultimi discendenti vendettero il castello al signor Giuseppe Andrea de Angelis. Caiazzo ha un territorio collinare e un clima mite che favorisce l’esistenza di un ricco patrimonio di piante da frutto con notevole presenza di ulivi e di vite, ma le sue pesche, pere, mele, fichi e fichi d’india sono eccellenti per la qualità. Il fiume Volturno che la solca a valle era ritenuto dalla storiografia di inizio ‘900 un Dio romano, omonimo del fiume (nella mia raccolta di 10 canti fluviali bilingue ho dedicato un canto al Volturno come fiume paterno) e a Roma patrono del vento caldo di sud-est (lo Scirocco). In realtà di questo Dio abbiamo testimonianza dagli storici romani che venne introdotto a Roma in seguito alle lotte tra romani ed etruschi, quando dopo la conquista di Volsinii l’immagine del Dio ivi venerato fu portata a Roma per evocare la sua protezione a favore dei romani e toglierla agli etruschi. Al suo culto era preposto un flamine minore, il flamine volturnale le sua festività erano denominate Volturnalia e si celebravano il 27 agosto. La scuola positivista, già antica, riteneva che Volturno essendo un Dio fluviale fosse collegato con il Tevere. Tale identificazione derivava dalla omonimia tra il Dio romano e il fiume capuano, e da ciò si era supposto che Volturnus fosse stato un antico nome del Tevere, forse il nome datogli dagli Etruschi. In realtà non esiste alcun indizio che attribuisca al Tevere un nome diverso da quelli conosciuti, cioè l‘arcaico Albula e i successivi Thybris e Tiberis. Caiazzo abbonda sia di natura che di cultura, tanto che la stessa Diocesi era separata da quella alifana forse anche per antichi sodalizi monastici importanti. Tra i sindaci degli ultimi decenni, dal 1983 ad oggi si ricordano: Dicembre 1983-12 maggio 1985 Angelo Insero; 12 maggio 1985-6 maggio 1990 Giuseppe Cervo (Lista civica di centro “Il seminatore”); 6 maggio 1990-20 novembre 1994 Giuseppe di Sorbo (Democrazia Cristiana); 20 novembre 1994-25 maggio 2003 Nicola Sorbo (Lista civica “Rinascita Caiatina”); 25 maggio 2003-27 maggio 2013 Stefano Giaquinto (Lista civica “Uniti per Caiazzo”); 27 maggio 2013-10 giugno 2018 Tommaso Sgueglia (Lista civica “Uniti per Caiazzo”); 10 giugno 2018- Stefano Giaquinto (Lista civica “Uniti per Caiazzo”). Di Insero si ricorda un noto antenato, Domenico del 1799, che guidò la rivolta contro i francesi. Nell’ottobre del 1943 furono trucidate, a San Giovanni e Paolo, 22 persone dai soldati tedeschi, eccidio che ho rievocato alcuni anni fa su… Di Caiazzo si ricorda Nicola Covelli (chimico che scoprì la covellite-solfuro di rame esagonale azzurro), Giovanni da Caiazzo maestro di San Tommaso d’Aquino, Pietro Alois gesuita, letterato e scrittore, Carlo Liquori musicista, Nicola Giannelli, studioso e pubblicista di medicina, Laura De Simone fondò il conservatorio delle ragazze povere, Carlo Marrocco, cultore di storia patria e Carlo Ferrazzani, sacerdote, nato e morto a Napoli nel 1785, ma vissuto sempre a Caiazzo del quale restano belle tele in cattedrale. Si ricorda che la prima scuola a Caiazzo del 1564 fu opera del seminario fondato dal Vescovo Fabio Mirto. Il liceo scientifico locale ha maturato personalità illustri contemporanee tra le quali il Cardiologo G.G. Caracciolo, autore di saggi del Sannio Alifano tra cui l’ultimo “L’Oro blu del Matese”.

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