CAMPITELLO MATESE / ROCCAMANDOLFI. Quali orizzonti del Parco del Matese a Campitello di Roccamandolfi?

“… ricerca identitaria che le popolazioni beneventane e del Sannio Alifano cercano da tempo e che potrebbero sfociare, come un fiume carsico sotterraneo in gran parte, nell’antica e sempre nuova Regione Sannio o Molisannio”.

di Giuseppe Pace, matesologo.

Nel periodo pasquale del 1994 la Camera di Commercio Industria Agricoltura e Artigianato di Campobasso mi invitò di sviluppare una relazione su punti di attrazione turistica del Matese. Lessi nella richiesta scritta, un po’ incuriosito, che mi avevano definito noto matesologo, forse si riferivano a precedenti miei articoli della rivista camerale Molise Economico dove proposi anche il parco naturale del Matese allargato al versante molisano (Molise Economico n. 2/1983). Da allora la letteratura sui parchi naturali mondiali ed europei è cresciuta, ma anche cambiata ultimamente perché si parla di parchi tematici: artistici, arcitettonici, etnografici e storici come potrebbe essere il Parco Storico del Matese, montagna sacra dei Pentri, ecc. Due anni fa a Guardiaregia seppi che il comune con altri due del versante molisano del Matese era restio ad approvare il parco nazionale per mancanza di statuto, mai visionato. Dunque veniva calato dall’alto, dai parlamentari del Pd, molisani, che lo avevano chiesto e fatto approvare. A Roccamandolfi sono stato spesso in visita e conosco diversi roccolani anche emigrati. Alcuni sono migrati a Bojano, analogamente da Letino a Piedimonte Matese, e nel paesetto molisano trovo non poche similitudini ma anche diversità naturali, economiche e sociali con Letino. Ho scritto di Ecologia Umana di Roccamandolfi tempo fa cercando di ridurre la diffusa nomea di “paese dei briganti”, che un articolista isernino, decenni fa, contribui a diffondere tale spregevole appellativo. In realtà, a differenza di Letino, qualche capo banda brigantesca era di Roccamandolfi, come tale Cimmino, che nel 1861 e davanti la chiesa madre di S. Giovanni, dopo lettura di sentenza di un processo sommario, uccise delle inerme guardie civili di stanza nel vicino paesetto montano di Letino. Il fenomeno del brigantaggio fu particolarmente evidente nel 1812 con Sabatino Maligno capo di una delle bande, che fu ucciso dai propri compagni e la sua testa mozzata fu messa in una gabbia di ferro ed attaccata al campanile, dove restò fino al 1843. Con la sua morte si conclusero dieci anni di terrore per la gente del Matese. Oggi una bella pacchiana accoglie i turisti sotto ai portici in zona centrale. Roccamandolfi deve il suo nome ai longobardi, ovvero Rocca di Maginulfo, appartenente alla famiglia reale, che ricopriva la carica di Castaldo d’Aquino al termine del nono secolo in seguito il toponimo divenne Roccamandolfi. Letino, invece, deriverebbe il nome dal fiume Lete che rimanda al mito dell’oblio dell’Eneide nonché di Dante. Il castello longobardo letinese, posto alla medesima altezza di quello roccolano, potrebbe essere stato in contatto con quello roccolano, nel passato ancora da esplorare bene. A Roccamandolfi è presente un santuario che custodisce le reliquie di San Liberato Martire da circa 230 anni. È un santo molto venerato in paese e in quelli limitrofi, e molti pellegrini, durante i giorni dedicati a lui, si recano sul posto come segno di devozione. A Letino molti si chiamano ancora Liberato. Mi raccontò uno studente universitario d’Architettura, roccolano, che le spoglie di San Liberato furono portate da Napoli nel maggio del 1780, valicato il massiccio del Matese in processione, il feretro divenne improvvisamente troppo pesante e si decise di fermarlo alla chiesa di San Giacomo Maggiore ove vennero esposte per essere venerate dai fedeli. Nel 1794, il vescovo di Bojano ordinò che dall’ anno successivo la festa di San Liberato si svolgesse la prima Domenica di giugno, in coincidenza con la transumanza. Anni fa frequentai spesso la “Festa del Pastore” a Campitello di Roccamandolfi, da distinguere dal più noto Campitello di San Massimo e dal meno noto Campitello di Letino. I campitelli erano pianori che i pastori ed agricoltori dell’alto Matese, prima degli anni Cinquanta del secolo scorso, riuscivano a strappare alla natura selvaggia e li utilizzavano per seminarvi grano, piantarvi patate ed utilizzare poi a foraggere e dopo a pascoli estivi. Alle feste del pastore annuali ho assistiti a convegni della Coldiretti sugli ovini tra esposizione di varietà di pecore, di cani pastori con collari appuntiti antilupi, prodotti lattiero-caseari locali e ho gustato la squisita pezzata, preparata dalle donne roccolane. Nel 1929 le donne roccolane, al raduno folcloristico del Matese, vinsero il premio per sapere cavalcare bene i cavalli, quelle di Letino, invece, gli asini. Roccamandolfi oggi ha circa 1000 residenti, ma nel passato, 1901, aveva 3273 residenti, poi l’emigrazione, senza ritorno, ha spopolata l’antica comunità civile ai piedi di uno storico castello. Letino, oggi, ha circa 700 residenti e prima dell’emigrazione, in Argentina e Canada soprattutto, ne aveva il doppio. Roccamandolfi per posizione geostorica e per economia montana risultava meno povera ed isolata sull’alto Matese, anche se molti letinesi credevano, sbagliando, il contrario. Roccamandolfi ha un territorio esteso oltre 53 kmq (Letino solo 32 kmq) ed un’altimetria minima di meno di 600 metri, il municipio a 850 e monte Miletto la massima quota. Nel passato, mi raccontava un roccolano a Bojano, che fino agli anni Cinquanta esisteva il baratto delle pere roccolane con le patate letinesi ed anche che tre roccolani, due uomini ed una donna incinta, si recarono a piedi d’inverno a Letino per barattare merci e al ritorno vennero sorpresi da una bufera con abbondante nevicata. I due uomini decisero di correre al loro paese in cerca di aiuto, lasciando la donna con le derrate ad aspettare lungo la via. Al ritorno la trovarono sbranata dai lupi, che da qualche lustro sono tornati a popolare anche le Alpi, da dove la Grande Guerra li aveva estinti. Domenica prossima a Campitello di Roccamandolfi, che confina con le vicine Secine di Letino -anche Rocca ha le Secine, luogo di coltivazione della segala- si parlerà del tanto pubblicizzato Parco Naturale Nazionale del Matese che, soprattutto sul versante campano, fa discutere i dirigenti già pronti a montare in sella all’ente che sarà”foraggiato” dallo Stato per aiutare i molti e non i pochi baciati dalla dea fortuna”partitocratica”. A San Potito S. c’è la sede dell’ex parco regionale campano del Matese, che è stato allargato al territorio molisano matesino. Ho già scritto, da poco tempo, sul Parco del Matese esprimendo più dubbi sui possibili danni burocratici di ingabbiamento e vincoli territoriali che speranze di sviluppo reale che possano fare aumentare il reddito dei montanari e valligiani residenti sopra e intorno al Matese natio. Dai media locali leggo: ”Sul Pianoro di Campitello di Roccamandolfi, l’Associazione Orizzonti del Matese Roccamandolfi, con l’aiuto degli allevatori e dei cittadini, ha quasi terminato la sistemazione degli stazzi che accoglieranno le greggi e delle strutture che ospiteranno i relatori del Convegno che quest’anno è incentrato sul “Parco del Matese”. Non arretrano di un passo, direttivo, soci, allevatori, sempre attenti, attivi e presenti sul territorio con caparbietà e tanto ottimismo, vanno avanti, una vera sfida, senza precedenti, affrontano le mille difficoltà che una festa in alta montagna comporta, portano sui tavoli istituzionali interessanti argomenti e le problematiche che il territorio alle falde del Matese si trova ad affrontare, sono tanti i problemi che interessano quell’area della Regione Molise, ma l’Associazione Orizzonti del Matese Roccamandolfi mira a riportare l’evento in alto, la giornata nata come rassegna bovina nata intorno agli anni 80 con l’intendo di migliorare il patrimonio ovi-caprino e bovino di Roccamandolfi e dei paesi vicini, da anni abbandonata dalle istituzioni finanziariamente e fisicamente, una festa di dimensioni eccezionali, meritevole di attenzioni diverse, non paragonabile a sagre o scampagnate all’aperto”. Nel Molise, la cultura spartana degli antichi Sanniti Pentri sembra essere più presente e in essa vedo più diffusamente le virtù connesse alla vita sana, laboriosa ed onesta, rispetto alla vicina terra matesina, del Sannio Alifano, dal 1945 casertana, prima anche Letino, Gallo Matese, Capriati al Volturno, Ciorlano, Fontegreca, Prata S. ecc. erano della provincia di Campobasso come Piedimonte d’Alife e circondario erano amministrati dalla provincia di Benevento. A Nord del Matese passava e passa lo storico Tratturo della transumanza orizzontale Pescasseroli-Candela con tappa ad Altilia, dopo aver valicato Porta Bojano con epigrafi significanti del periodo romano quando le pecore erano imperiali e alcuni commissari preposti alla conta delle pecore in transito rubavano dando la colpa ai pastori. A Bojano annualmente si rinnova la storica leggenda del Ver Sacrum o Primavera Sacra con lo scrivente che ha impersonato due volte il ruolo del Sacerdote che dà moglie ai giovani guerrieri del Sannio distintisi in battaglia ed invoca la Dea del Matese a far piovere per le necessità agricole locali. Un Parco del Matese che ricordi anche la storia dei Pentri e non solo le peculiarità naturalistiche (si legga sull’Annuario 1997 dell’ASMV il mio lavoro ”Emergenze naturalistiche del comprensorio di Miletto”) potrebbe favorire quella ricerca identitaria che le popolazioni beneventane e del Sannio Alifano cercano da tempo e che potrebbero sfociare, come un fiume carsico sotterraneo in gran parte, nell’antica e sempre nuova Regione Sannio o Molisannio con capoluogo BN-CB. Intanto chi può accolga l’invito dell’Associazione “Orizzonti del Matese Roccamandolfi”, che invita alla “Festa del Pastore 2019” che si terrà Domenica 21 Luglio p.v. presso il Pianoro di Campitello di Roccamandolfi. Per festeggiare l’antico mestiere del “Pastore” ed il ritorno nei pascoli di alta montagna dei pastori Roccolani.

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