Caserta / Provincia. Morta dopo intervento chirurgico: nuovo processo per i medici già assolti.

Dapprima operata con un intervento di isterectomia per un presunto cancro all’utero, poi le vennero asportati 50 centimetri di intestino risultato in parte perforato, in parte in stato di setticemia.

Ancora da decidere se la signora Elena Trepiccione morì per un errore medico. I dubbi continuano a persistere, difatti, anche perchè gli specialisti che parteciparono ad un primo intervento chirurgico sulla 69enne vennero rinviati a giudizio dopo le querele dei familiari, ma sono stati già tutti assolti nel 2019, senza dunque nessuna responsabilità imputabile a 6 di loro. I giudici decisero per l’assoluzione respingendo, di fatto, le richieste di condanna dai 2 ai 2 anni e mezzo proposte dal pm per l’ipotesi di reato di omicidio colposo. Ma partirà, ora,  a loro carico un nuovo processo, dopo l’autopsia e nuove perizie ordinate dai giudici. Pare che altri chirurghi, dopo quelli che l’avevano operata, tentarono di “coprire” eventuali errori commessi. La degenza della donna durò 2 settimane tra il 2 maggio del 2012, quando fu ricoverata per un presunto cancro all’utero e fu operata una prima volta con un intervento di isterectomia e il 13 giugno 2012, quando purtroppo morì: dopo i due interventi, difatti, la famiglia decise di trasferirla in altra struttura sanitaria, ma le sue condizioni peggiorarono fino al decesso. Dunque, probabilmente se si fosse intervenuti tempestivamente dopo che la donna ebbe i primi peggioramenti post operatori, la signora si sarebbe salvata? Il nuovo processo prenderà il via dinanzi la Corte d’Appello di Napoli, dopo che la Procura generale procede, così come i pm di S. Maria C.V., per omicidio colposo nei confronti di Francesco Lopez, Antonietta Esposito, Antimo Di Monaco, Andrea Tartaglione, Crescenzo Maria Marco Muto e Michele Scapaticci, la stessa equipe di ginecologia che operò la donna nella clinica Santa Maria della Salute proprio nella cittadina sammaritana, ma coinvolti anche i chirurghi che, successivamente, intervennero nuovamente per ricucirle l’intestino, risultato danneggiato in seguito alla prima operazione. Si scoprì che, nel suturare la ferita operatoria, i punti avevano ingabbiato anche parte dell’intestino: nel corso del secondo intervento furono asportati alle poveretta ben 50 centimetri di intestino risultato in parte perforato, in parte in stato di setticemia.

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