Donne assassine. Alessia Pifferi, la sorella: “Non si è mai scusata per la morte di stenti della figlia Diana”. La 37enne può affrontare il processo.

“È stato giusto non concedere la perizia. Per una settimana l’ha abbandonata, non può essere un raptus di dieci minuti. Io non la so più definire mia sorella, se quella è ancora mia sorella”.

Omicidio volontario aggravato: può affrontare il processo la 37enne Alessia Pifferi, che aveva lasciato morire di stenti la figlia Diana di 18 mesi, abbandonandola da sola in casa per sei giorni nel luglio dello scorso anno per andare dall’amante.

La donna assassine “non ha mai chiesto scusa, nemmeno nelle lettere che ha inviato a me e a mia madre, e non le risponderò mai fino a che non chiederà almeno scusa, io sono contro mia sorella ed è la parte giusta, perché quella che è morta è mia nipote”: parla la sorella della stessa, cioè Viviana Pifferi. La madre della piccola è in carcere dal luglio del 2022 per aver lasciato morire di stenti la figlia Diana Pifferi. La zia della piccola, assieme alla nonna, ossia la madre della 37enne, sono parti civili nel processo contro l’imputata.

Viviana Pifferi anche stamani in aula indossava una maglia con la foto della bimba. Alessia Pifferi per la seconda udienza era presente in aula, accanto al legale e accompagnata dagli agenti di polizia penitenziaria. “È stato giusto non concedere la perizia – ha detto Viviana in relazione alla decisione dei giudici di non concederla in merito alla capacità di stare nel giudizio. “Per una settimana l’ha abbandonata, non può essere un raptus di dieci minuti: io non la so più definire mia sorella, se quella è ancora mia sorella”.

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