“Donne violente? Parlarne resta tabù”: a Ginevra l’associazione “Face à Face” da oltre 20 anni si occupa fornire sostegno a chi chiede aiuto. La testimonianza: “Mia moglie mi ha rincorso con un coltello”.

“le si vede come vittime, ed è anche così. Ma l’aspetto di vittima prende il sopravvento su quello di autrice, e ciò fa sì che…

Una 44enne è stata condannata venerdì per tentato omicidio intenzionale nei confronti del compagno. Lo aveva ferito alla gola con un coltello il 3 maggio dell’anno scorso a Riva San Vitale.

Il tema delle donne che commettono violenza resta tabù, ma in Svizzera esiste un’associazione che da oltre 20 anni si occupa di seguire e aiutare specificatamente le autrici di violenza: è l’associazione Face à Face di Ginevra. Claudine Gachet ne è la fondatrice e direttrice: “Quando parliamo di donne autrici di violenza siamo davanti ad un enorme tabù, e oggi lo è forse anche più di 20 anni fa. Nella società attuale non se ne parla ed è un vero peccato perché hanno pochi luoghi dove chiedere aiuto; inoltre, le si vede come vittime, ed è anche così. Ma l’aspetto di vittima prende il sopravvento su quello di autrice, e ciò fa sì che queste donne non abbiano una risposta rispetto alla sofferenza che provano per i loro comportamenti violenti”.

Perché questo tabù si è fatto più grande?

Oggi il femminismo nei suoi estremi ha assunto un’importanza tale che una donna autrice di violenza non può essere presa in considerazione. La donna è vittima punto e basta. È vittima prima di tutto. E questo è grave. Le donne che si fanno seguire da noi arrivano per la parte “autrice” che le anima oggi. Vogliono cambiare. E non hanno lo spazio i luoghi e l’ascolto necessari”.

Quante donne seguite in media e come arrivano a voi?

“Circa 80 donne hanno ci hanno chiesto aiuto nel 2021. La media degli ultimi anni era sopra la settantina… fino a tre anni fa erano circa 40. La maggior parte arriva spontaneamente, direi l’80%. Le altre sono inviate dalla giustizia o dalle autorità di protezione dei minori ma sono casi rari”.

Si tratta quindi di donne che hanno preso coscienza di avere un problema…

“Osserviamo spesso che tutte queste donne hanno subito violenza, durante l’infanzia specialmente. Forme di abusi, maltrattamenti. E a un certo punto dicono: basta, stop alla violenza. Ma nel farlo finiscono per esercitare un controllo eccessivo sulle persone attorno a loro. Questo fa sì che si creino tensioni e arrivano esattamente dove non vorrebbero. Arrivano da noi disperate. La violenza spesso si manifesta quando ci sono dei cambiamenti importanti: matrimonio, figli, divorzio, un lutto, un trasloco, sono fattori di stress importanti che evidenziano delle fragilità”.

“È possibile far smettere questa violenza ma è un lavoro lungo. Usiamo la terapia cognitivo-comportamentale e sistemica: oltre alla donna ci sono le persone attorno a lei. Visto il discorso dell’infanzia alla fine facciamo un lavoro di riparazione coi genitori. Le statistiche dicono che un a donna su quattro ha subito violenza dalla madre. Una volta terminato, a volte le donne ci chiedono ancora dei consigli”.

“Improvvisamente tutto è andato fuori controllo”

Nel 2020 la polizia è intervenuta 1.105 volte, in Ticino, per casi di violenza domestica; 199 casi sono sfociati in inchiesta penali e in 15 di questi è stato un uomo ad essere la vittima.  Per l’uomo, confermano gli specialisti, è difficile chiedere aiuto nel caso si senta vittima di violenza, una situazione che non facilita né il percorso di consapevolezza né quello di denuncia. Lo sa bene Angelo, nome di fantasia, che ha rilasciato la sua testimonianza ai microfoni de Il Quotidiano. “Il primo episodio è iniziato tre anni fa. Improvvisamente tutto è andato fuori controllo da parte sua – spiega alla RSI –. Ho subito minacce, minacce pesanti. Parole pesanti, a cose che sono state veramente molto difficili da sentire. E infine mi ha messo le mani addosso”.

Ad alzare le mani su di lui è stata la moglie, che lo accusava di avere una doppia vita, di frequentare altre donne: “Una mattina mi ha minacciato con un coltello, rincorrendomi per strada. Voleva picchiarmi, con rabbia, questa cosa mi ha sconvolto”.

Stampa
comment Nessun commento

Sii il primo a lasciare un commento alla notizia

mode_editLascia un commento

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.

menu
menu