PIEDIMONTE MATESE. Enti territoriali: sul Matese la sfida tra vecchia politica e modelli avanzati di governance lanciati da nove sindaci di frontiera.

“A noi sta a cuore il Matese, al di là della evidente eterogeneità del gruppo formatosi, cui preme soprattutto di amministrare per il bene del territorio. Si parta da questo”.

Sono nove, più che mai agguerriti e sorretti da un ampio consenso popolare nei rispettivi comuni: Piedimonte Matese, Prata Sannita, Capriati a Volturno, Ciorlano, Ailano, Valle Agricola, San Gregorio Matese, San Potito Sannitico e Gallo Matese. E’ proprio qui, sulle vette matesine, dove scorrono acque da sorgenti famose nel mondo, che nelle prossime ore si gioca una partita decisiva per il futuro di tutte le aree interne della Campania. Un nuovo modello di governance – quello lanciato dai nove sindaci di frontiera – esclusivamente ispirato al bene comune, a principi come il merito e la trasparenza, contro le logiche lottizzatorie che avevano finora retto enti strategici come le Comunità Montane, per troppo tempo considerate, non solo nel comprensorio matesino, fabbriche di incarichi, poltrone, spesa pubblica. Da mercoledì, almeno sul Matese, si potrebbe voltare definitivamente pagina. Quella stessa, vecchia politica che ha lasciato per mesi senza stipendio ben 200 baif, gli indispensabili lavoratori forestali tuttora in attesa di veder riconosciuti i loro diritti, potrebbe essere definitivamente sconfitta dalle linee programmatiche all’insegna del rinnovamento proposte dai nove primi cittadini della “primavera matesina” – che sono già maggioranza sul totale dei 17 comuni dell’ente –  molti dei quali usciti vincitori dal voto del 26 maggio. Competenze, affidabilità, rigore: sono questi, ad esempio, i requisiti del neo sindaco di Prata Sannita, il noto penalista Damiano De Rosa. Tutti fattori indispensabili, evidentemente, per guidare quella Comunità Montana del Matese cui guardano i circa 42.000 abitanti dei 17 comuni amministrati, da anni in attesa di servizi adeguati, capacità di intercettare provvidenze pubbliche per lo sviluppo, incrementi occupazionali, rilancio su scala nazionale delle spettacolari attrattive turistiche del territorio. «Il nostro primo obiettivo, tanto nei comuni amministrati quanto per la gestione della Comunità Montana – osserva l’avvocato De Rosa – è quello di ribaltare logiche partitocratiche sostituendole con prassi di buongoverno condivise con cittadini e imprese del territorio, non meno che con gli enti superiori, dalla Regione al Governo centrale fino all’Europa». Con l’attuale maggioranza, questo importante traguardo sembra sempre più vicino. La riunione sul futuro della Comunità Montana, fissata per dopodomani, dovrà comunque portare alla nomina del presidente e del suo vice. «Da quest’esperienza – tiene a sottolineare il sindaco di Piedimonte Matese Luigi di Lorenzo, alla guida del più grosso ed importante comune del comprensorio – si verrà fuori con la conferma che c’è chi usa il territorio per creare “squadre” al servizio del singolo, e chi invece, come i sindaci più saggi, preferisce il dialogo trasversale, partendo dalle criticità e condividendo innanzitutto un modus operandi, una strategia, per dirla all’anglosassone, di bottom-up». Per Di Lorenzo, impegno primario è quello di «partire dalla conoscenza del territorio, dei problemi e necessità, per trovare una linea di lavoro, poi verificare chi tra gli amministratori possa assicurarci presenza ed impegno, oltre quello già necessario per il singolo ente già amministrato a casa propria». Quanto alle competenze, saranno garantite dal gruppo che identificherà il presidente. In ogni caso, ribadisce il sindaco Di Lorenzo, «respingiamo a voce grossa un vecchio fare della politica che distrugge i territori e dilania rapporti personali a vantaggio di chi viene qui a cercare i voti e prende, senza dare, alle nostre comunità. A noi – conclude – sta a cuore il Matese, al di là della evidente eterogeneità del gruppo formatosi, cui preme soprattutto di amministrare per il bene del territorio. Si parta da questo».

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