GIOIA SANNITICA. La rubrica [Il Pensiero del Professore]. “Il dilemma della scelta… la storia del tram”.

“Ad un politico si dovrebbe chiedere una sola cosa: la competenza. Siete disposti ad affidare il vostro futuro e quello dei vostri figli, quindi un bene incommensurabile, a persone che sono incompetenti”.

di Michelangelo Raccio

A detta di molti, tranne poche eccezioni, abbiamo una classe politica incompetente ed inadeguata; un mare di inettitudine. La cosa sta venendo fuori in tutta la sua drammaticità in questa situazione emergenziale che stiamo vivendo a causa della pandemia.
Tutti si stupiscono e scuotono la testa in segno di disapprovazione. Ma sono gli stessi che hanno votato questi politici; si tratta degli stessi che per anni hanno affermato che al politico si richiedono, come sole qualità elettive la disponibilità, l’umiltà, l’ecumenico “uno vale uno”, ed altre amenità del genere.
In realtà ad un politico si dovrebbe chiedere una sola cosa: la competenza.
Affidereste per investirli in azioni i risparmi di una vita al vostro vicino di casa che di mestiere fa il cuoco?
Affidereste il pranzo di nozze di vostra figlia ad un bancario?
Affidereste la vostra salute al vostro sarto?
Vi fareste confezionare un vestito sartoriale dal vostro medico di famiglia?
Se non siete dei temerari, e conseguentemente avete risposto no alle domande appena fatte, conoscete il senso della competenza.
Nonostante questo, però, siete disposti ad affidare il vostro futuro e quello dei vostri figli, quindi un bene incommensurabile, a persone che sono incompetenti.
Perché? Per quali motivi?
Proviamo a dare una risposta attraverso il famoso dilemma del tram, preso a prestito dalla filosofia e utilizzato nei corsi universitari di management al fine di capire quanto difficile sia fare una scelta.
Voi siete alla guida di un tram e il sistema frenante è rotto; vi avvisano che sulla linea che state percorrendo vi sono cinque persone sui binari che verrebbero investite dal tram e morirebbero; avete la possibilità di deviare la macchina su un’altra linea dove le persone che sono sui binari sono solo due.
Cosa fareste? La maggior parte sceglierebbe la seconda opzione, seguendo il principio, utilitaristico, del male minore (secondo E. Kant questo non vi esime dal commettere un omicidio; ma questa è un’altra storia).
Andiamo avanti; se vi dicessi che quei due che si trovano sui binari della seconda linea sono persone molto competenti che stanno per scoprire un vaccino contro il cancro? Quanti di voi devierebbero il tram sulla seconda linea? Probabilmente nessuno, pensando al futuro proprio e dell’umanità.
Il dilemma appena raccontato ci dice che la maggior parte delle scelte che facciamo sono il risultato di ragionamenti immediati e contingenti, effettuati senza guardare oltre, al futuro, secondo la seguente regola: qui, ora e nel mio interesse attuale. Questo ragionamento lo facciamo anche nella scelta dei politici a cui si aggiungono, ad aggravare la situazione: la mancanza di fiducia nel proprio voto, la mancanza di conoscenze tecniche (asimmetria informativa), il seguire mode o simpatia, il pensare che i politici siano tutti uguali, etc. Tutti errori che poi si rivelano fatali; per questo motivo solo la competenza, dimostrata e dimostrabile, dovrebbe essere il discrimine principale nella scelta di azionare o meno lo scambio ferroviario e indirizzare il tram. Altrimenti, poi, non ci resta che attaccarci al tram, come si suol dire.

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  1. Novembre 24, 00:26 ERMO

    Spett.le dr. Raccio, intuisco – dalla piega che va assumendo la sua reazione – che Lei trova, nei miei scritti, elementi di offesa personale che – sinceramente – non mi pare di aver enunciato (e che, se ne intravedessi anche una mera ombra, non mi impedirebbero in alcun modo di muoverle scuse).
    Ho formulato “Critiche”, certamente, ma secondo il canone che Lei ha accettato in quanto pubblicista, cioè nell’ordinario rapporto di un operatore che espone il proprio “pensiero” in uno spazio aperto al “Commento” dei lettori.
    Dunque non la seguirò sulla strada della soggettivizzazione di questo scambio, ma tenterò a mia volta di esporle il mio pensiero e, cosi, per un verso offrirle la stessa opportunità che Lei mi ha offerto di criticarla, e per altro verso rasserenarla quanto all’esistenza di fantasmi che lei immagina sotto forma di “leoni da tastiera” o di gestori di “altri blog”.
    Letteralmente, il mio commento è stato:
    “Spregiare la filosofia con questo incedere discorsivo incapace di produrre “senso” apprezzabile, ingenera dubbi neri: nel buco profondo in cui cadono queste esternazioni si trova luce trattenuta o immenso nulla?”
    Liberato dall’esigenza della sintesi, questo pensiero critico cosa segnalava?
    1. Lei sosteneva che “ad un politico si dovrebbe chiedere una sola cosa: la competenza” (CRITICA: beh, era una affermazione piuttosto impegnativa, perché aver investito Medici “ministri della Sanità”, Ingegneri “ministri dei lavori pubblici”, avvocati e magistrati “ministri della giustizia” etc etc etc, non ha impedito affatto tutte le degenerazioni di cui ci lamentiamo: era lecito, pertanto, inferire che la competenza non era la “sola cosa” da richiedere ad un politico …)
    2. Per corroborare questa affermazione Lei sottoponeva al lettore una serie di provocazioni, del tipo “Affidereste la vostra salute al vostro sarto?”, deducendo che la risposta negativa a tale domanda equivalesse a conoscere “il senso della competenza” (CRITICA: beh, capisco la semplificazione ma, detta così, al massimo significa che tutti abbiamo capacità di scriminare se affidare la nostra salute a un medico o a un sarto, ma questo non significa comunque che siamo in grado di valutare la competenza “del medico” o “del sarto”…)
    3. Ma allora, Lei ci interrogava, perché esser dotati del “senso della competenza” non vi impedisce di “affidare il vostro futuro e quello dei vostri figli affidare il vostro futuro e quello dei vostri figli … a persone che sono incompetenti“?
    4. E ci indicava la risposta “attraverso il famoso dilemma del tram, preso a prestito dalla filosofia”, il quale “ci dice che la maggior parte delle scelte che facciamo sono il risultato di ragionamenti immediati e contingenti, effettuati senza guardare oltre, al futuro, secondo la seguente regola: qui, ora e nel mio interesse attuale.” (CRITICA: beh, ma che c’entra il dilemma del tram con il fatto che, pur essendo dotati del “senso della competenza”, poi ci affidiamo … a persone che sono incompetenti“? Se sono alla guida di un tram coi freni rotti e – rispetto all’inevitabilità della tragedia imminente – posso solo scegliere tra due opzioni di diverso grado ma dello stesso segno, investire 5 o 2 persone su diverse linee di binari, cosa mi fa inferire in ordine all’esistenza o meno di una competenza capace di indirizzarmi verso i competenti? Dirò (provocatoriamente) di più: se il mio “senso della competenza” consiste nella capacità di affidare la mia salute a un medico e non a un sarto, perché dovrei investire i 5 sulla prima linea in base al fatto che mi si dica “che quei due che si trovano sui binari della seconda linea sono persone molto competenti che stanno per scoprire un vaccino contro il cancro?“. Non dovrei forse giudicare questa informazione palesemente incongrua e usarla a conferma della scelta di salvare i 5, perché il mio “senso della competenza” mi fa ragionare: se stanno sui binari e non in laboratorio è impossibile che fossero due in procinto di scoprire un vaccino contro il cancro …?)
    5. Ora, pur ammettendo l’esistenza (che io non ho colto) – nel suo incedere discorsivo – di implicazioni filosofiche ausiliarie o di significati reconditi subsidenti alla conclusione che “nella scelta dei politici” facciamo ”errori che poi si rivelano fatali”, il fatto è che nell’articolo non si pronuncia uno che sia uno degli attributi che ci consentono di individuare cosa sia la competenza, cosa la renda “dimostrata e dimostrabile”, cioè oggettivabile, effettiva in sé e perciò visibile/condivisibile/certificabile da una Comunità che deve riconoscerla nell’essenza di un politico. E in questo senso ne ho definito la caduta in un buco profondo dove forse c’è luce trattenuta o immenso nulla: il luogo del dubbio che chiarisce o conferma l’oscurità.
    Ora metta da parte leoni, allusioni e domande sul chi o sul dove, e mi renda quel che mi deve.
    In fondo, potrei anche essere quello che – anche se sta da solo sul binario – ha qualche ragione per essere salvato …

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    • Novembre 25, 10:55 michelangelo raccio

      gentile anonimo, io non cerco le scuse, non mi servono e non mi interessa riceverne. Chiarito questo, ho letto che ha fatto una analisi puntigliosa del testo. Devo arguire che l’argomento le interessa e che le interessa il mio pensiero, se non si tratta di un attacco personale, come lei stesso ha detto. Ora potrei risponderle punto per punto e sarebbe un ottimo confronto, solo che, non se la prenda, a me piace parlare con persone che si identificano, per rispetto nei confronti di tutti coloro che leggono e di noi stessi che dibattiamo.
      Quindi quando avrò il piacere di sapere con chi mi confronto, come lo sa lei per quanto mi concerne, sarà un piacere disquisire della filosofia, economia od altro a piacimento, senza annoiare chi ci legge. In fondo siamo tutti salvabili, dopo una giusta azione di redenzione. Questo vale per tutti e anche per lei.

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      • Novembre 25, 13:34 Ermo

        Mi creda, io non la conosco minimamente. Per quanto mi riguarda,
        – Lei pubblica: il suo nome era ed è PUBBLICISTA
        – Io Leggo: il mio nome era ed è LETTORE
        Non c’era nulla di personale, non ci sarà nient’altro di personale.
        Il confronto che ho cercato, senza trovarlo, era sulle idee in se’ non sulle idee in me o in lei.
        Ma concordo almeno su una cosa: ora è il caso (per me, intendo) di togliere il disturbo….

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  2. Novembre 22, 13:00 Ermo Infermo

    Spregiare la filosofia con questo incedere discorsivo incapace di produrre “senso” apprezzabile, ingenera dubbi neri:
    nel buco profondo in cui cadono queste esternazioni si trova luce trattenuta o immenso nulla?

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    • Novembre 22, 15:09 Michelangelo raccio

      Solo per lei che commenta con pseudonimo: Si tratta dell’esegesi ermeneutica della propedia polivalente…come se fosse antani, insomma; lei sicuramente avrà capito a cosa mi riferisco.

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      • Novembre 22, 18:57 Ermo

        Non esageriamo: non ho capito l’articolo criticato, si figuri se posso capire la sua replica!
        Ma ci sta: Lei – essendo l’unico competente – è necessariamente l’unico a capirsi.
        Le prometto, pertanto, in futuro il massimo impegno di cui sono capace purché Lei non smetta, non si stanchi, non si sottragga a ulteriormente illuminarmi.

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        • Novembre 23, 16:06 Michelangelo Raccio

          Forse lei ha letto distrattamente lo scritto, altrimenti avrebbe capito che io non parlavo della mia presunta (da lei) competenza; non è questo che è in discussione. E’ in discussione, invece, la competenza che si dovrebbe chiedere ad un politico, chiunque esso sia; di questa cosa (…della mancata competenza) ne parlano tutti i giornali e i talk show televisivi dedicati. Mi dispiace non vedere il suo nome, anche se ho una vaga idea di chi sia, cosa ha da nascondere? Lavora per un altro blog o ne è titolare? il confronto è giusto quando ci si mette la faccia. Quindi, ci faccia il piacere, a me e a tutti i lettori di questo seguitissimo blog, di identificarsi con nome e cognome. Come fanno tutte le persone civili. Non faccia il leone da tastiera, già ce ne sono troppi.

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  3. Novembre 22, 10:01 Giuseppe

    Bravo Michelangelo,
    un politico dovrebbe provenire da famiglia e professione laboriose, oneste e senza caste obbligate. Invece abbiamo una maggioranza di politici nullafacenti, falsi e scortesi e inaffidabili. Eppure le nostre migliori istituzioni democratiche ai vertici e spesso sono guidate da incompetenti inaffidabili. Che democrazia è questa? Il Censis ci avvisa che quasi metà degli italiani non crede più nella Democrazia!

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