CAIAZZO. Il Mezzogiorno tra nobili scrittori e miserie politiche quasi endemiche.

“… restava legato al suo cenacolo di Santa Lucia di Caiazzo, frequentato dal fior fiore dell’intellighenzia anche politica e commerciale, ma sapeva spaziare, di sicuro fino all’intero Sannio”.

di Giuseppe Pace.

Il Mezzogiorno ha, in molti settori culturali, notevoli eccellenze, ma, possiede, endemicamente pare, anche primati negativi in molti aspetti economico-sociali e politici. Il numero d’eccellenza meridionali è altissimo, ma sono pur sempre eccezioni in un tessuto sociale che, invece, stenta a funzionare bene con bassa qualità nella scuola (a dirlo è la Statistica e l’Invalsi), nell’università, nell’economia, nel turismo e nella politica. Tra politici e cultura, negli ultimi decenni c’è una sorta di strada in discesa, facile da percorrere ma che porta nel baratro dell’approssimazione e ciò avviene al nord, centro e sud. Altro che Repubblica di Platone! Al settentrione esistono non pochi leader politici ed assessori regionali, in gran parte incolti- anche scolastici, che hanno tentato più volte di acquisire titoli universitari, senza riuscirvi- e solo ”animali politici”, direi che sono anche in numero maggiore (due sono leader in Lombardia e dello stesso partito) del Mezzogiorno. Tra i politici meridionali, invece, vi sono spiccati personaggi di scarsa cultura (due sono leader in Campania e di partiti diversi) si è stabilita una sorta di scellerato patto: noi facciamo i meridionalisti piagnoni (le colpe delle nostre miserie sono degli sfruttatori settentrionali) e voi politici ci copiate e chiedete sempre più soldi a Roma e dite no alle scelte politiche settentrionali. Un esempio lo si vede nell’opposizione meridionale alle regioni settentrionali che chiedono a Roma di rendere regionali 23 materie costituzionali regionalizzabili, anche se spesso di tipo populista. Nel Mezzogiorno ed in particolare in Sicilia e Campania il sistema sanitario non pare eccelli e la fuga verso il sistema sanitario delle regioni del centro-nord è continuo da decenni da parte dei malati meridionali. E la scuola? Altro de profundis. Insomma bisogna dare più spazio ai meridionalisti non piagnoni (le miserie nostre sono causate da noi e dai nostri politici) e ai politici capaci e non fannulloni, che abbiano lavorato onestamente almeno 20 anni. Il Mezzogiorno possiede il 78% delle coste italiane, ospita i tre quarti del territorio appartenente a parchi nazionali e accoglie più della metà dei siti archeologici e quasi un quarto dei musei presenti nel Paese. Ma a queste interessanti percentuali i turisti ad esempio vanno altrove. I dati diffusi da Istat nel novembre 2018 sul movimento turistico in Italia nell’anno precedente denunciano l’esistenza di un divario tra le potenzialità del territorio e le presenze turistiche effettivamente registrate: nel 2017, solo il 18% degli Italiani ha trascorso le proprie vacanze al Sud, a cui si aggiunge un 7% di presenze registrate nelle isole. Da una ricerca svolta da ProDemos nel dicembre 2018, inoltre, emerge un profondo scollamento tra potenziale turistico e flussi di viaggiatori internazionali: nel 2017, infatti, «la spesa degli stranieri nel Mezzogiorno era pari ad appena il 15% del totale», a vantaggio del Nord Est e del Centro che risultano intercettare la maggior parte delle presenze turistiche straniere. La morte recente di Andrea Calogero Camilleri e di Luciano De Crescenzo ci ricordano anche i tantissimi altri uomini illustri del Mezzogiorno. Camilleri era nato a Porto Empedocle (AG) nel 1925 e morì a Roma. Camilleri cercava il futuro nell’antico come quando, al teatro greco di Taormina, ci sbalordì con l’epica dei due serpenti avvinghiati e l’uccisione della femmina con il cambio di genere voluto per punizione dalla divinità. Il padre era figlio di un ufficiale degli Arditi della Grande Guerra e proveniva dalla provincia siciliana. In molti dei suoi scritti era chiara la difesa dei più poveri, dei contadini senza terra, in modo diverso dalla novella la libertà di Verga, dopo l’eccidio di Bronte. Nel 1992 Camilleri riprende a scrivere dopo 12 anni di pausa e pubblica vari libri. Nel 1994 pubblica”La forma dell’acqua”, vero primo giallo con il commissario Montalbano, attore fratello di N. Zingaretti segretario nazionale del Pd. Camilleri diventa un autore di grande successo e i suoi libri, ristampati più volte, vendono mediamente intorno alle 60.000 copie, anche se non tutti trovano il consenso unanime della critica che lo accusa di essere a volte ripetitivo. Nel 2011 a Camilleri gli viene conferito il Premio Fondazione Il Campiello. Camilleri è stato tradotto in molte lingue e ha venduto più di 10 milioni di copie. Di Camilleri, tra l’altro della sua feconda produzione di narratore si ricorda in particolare ”Le pecore e il pastore” è un romanzo giallo storico pubblicato da Sellerio nel 2007. La storia ambientata per far sembrare uno di quei racconti medievali, epoca di particolare intensa religiosità che poteva arrivare a punte di mistica esaltazione con punizioni corporali estreme sino a darsi la morte con le proprie mani. Ma è proprio questo invece quello che è accaduto nella Sicilia del 1945 dove si svolgevano lotte contadine per l’abolizione del famoso latifondo anche con sanguinosi tentativi di occupazione delle terre. Camilleri, più di De Crescenzo, ha avuto simpatia per la sinistra storica- pare che sia stata tumulato vicino ad Antonio Gramsci- forse derivante dagli studi umanistici del primo e scientifici del secondo, che non tifava per i partiti e i politici italiani e non era nemmeno nostalgico del monarchico Sindaco di Napoli Achille Lauro e nemmeno degli altri monarchici, i Borboni. Un’altra differenza rilevo tra i due: Camilleri pensa alla Sicilia che ha esaltato in tanti dei suoi scritti, ma non ci tornerà nemmeno da morto, De Crescenzo, invece, non sa vivere lontano dalla Napoli neanche dopo morto! De Crescenzo nasce a Napoli nel 1928 e muore a Roma un giorno dopo di Camilleri. De Crescenzo affermava che i suoi genitori erano antichi cioè piuttosto anziani. In uno dei suoi libri, De Crescenzo, riferisce di un colloquio immaginario in paradiso: il padre chiede subito notizie sull’andamento del mercato dei guanti. Naturalmente non riesce a credere che adesso i guanti non li porta più nessuno. Sua madre, invece, chiedeva ai nuovi giunti in paradiso se conoscevano suo figlio di Napoli. Alla risposta che lo conoscevano come scrittore e personaggio televisivo, la mamma rispondeva: ”allora non è lui perché mio figlio è ingegnere”. L. De Crescenzo ha frequentato l’Università di Napoli, dove si è laureato in Ingegneria col massimo dei voti. Racconta di avere ascoltato come prima lezione Renato Caccioppoli, il grande matematico napoletano, di cui s’innamorò a prima vista (intellettualmente). Per stare un po’ con lui, lo andava a prendere a casa a piedi quasi tutti i giorni e lo riaccompagnava alla fine delle lezioni. Il suicidio di Caccioppoli (Napoli, 8 maggio 1959) fu uno dei grandi dolori della sua giovinezza. Al Liceo Scientifico ”R. Cacioppoli” sono stato commissario di maturità di scienze naturali nel 1984 e feci conoscenza ed amicizia con Pasquale Cervo di Caiazzo, uno scrittore che, in qualche modo, anche attraverso i suoi libri che lessi, richiamava una cultura intermedia tra Camilleri e De Crescenzo, restava legato al suo cenacolo di Santa Lucia di Caiazzo, frequentato dal fior fiore dell’intellighenzia anche politica e commerciale, ma sapeva spaziare, di sicuro fino all’intero Sannio ed oltre perché mi telefonava perfino quando insegnavo all’estero. Anche Cervo come Camilleri amava la glottologia e l’onestà intellettuale come De Crescenzo. L’ing. e scrittore De Crescenzo malgrado abbia pubblicato più di 25 libri, con un incredibile successo editoriale, i critici non sembravano accorgersi di lui. Masaniello, tra tutti i personaggi storici, comici, politici e artistici nati a Napoli, è quello che maggiormente incarnò lo spirito napoletano. E questo perché espresse le contraddizioni, l’istinto di amore, l’incapacità di esercitare il potere, la generosità e l’ignoranza del suo popolo. Masaniello è amore e disordine. (cap. 26). I pensieri di Bellavista. De Crescenzo, dopo la laurea, la IBM Italia lo assunse in qualità di rappresentante commerciale e direttore per 18 anni (la madre fu per anni dispiaciuta che il figlio non fosse riuscito a entrare al Banco di Napoli). “A quanti vogliono sapere se io sono di centro destra o di centro sinistra, io rispondo che sono del centro storico”. Questa era il suo credo politico sicuramente non vittima del cattocomunismo come invece lo è stato Camilleri, che però ha brillato di più nel distinguersi da un solo habitat ed imprinting connesso anche con il fine vita terrena. Nel corso degli anni Luciano De Crescenzo è diventato un autore di successo internazionale e ha pubblicato circa 50 libri, vendendo 18 milioni di copie nel mondo. Le sue opere sono state tradotte in 19 lingue e diffuse in 25 Paesi. De Crescenzo non era ben visto dall’intellighenzia di sinistra, che ama solo ciò che è colorato di rosso ma e tollera appena il rossastro. Forse la sua sporadica presenza televisiva negli ultimi anni dipendeva dalla sua non appartenenza politica alla quale sono legati mani e piedi i direttori e conduttori leader di troppi reti Tv. Di Napoli De Crescenzo, aveva forse una visione troppo romantica, era contro l’industrializzazione e non vedeva abbastanza anche il malaffare, l’immondizia per le strade, la grave disoccupazione e l’indisciplina”endemica” alle regole civili. Al suo funerale, svoltosi a Napoli, nel Monastero di Santa Chiara il popolo gli ha cantato “era di maggio” in vernacolo, era quel popolo che apprezzava la sua frase napoletano centrica ”Sono a Roma in provincia di Napoli” e il suo tifare per il calcio Napoli. Viceversa Camilleri era meno popolare e popolano, ben visto da tutti anche perché era meno sferzante con l’attualità politica. Il nostro Paese appare debole agli occhi dei politici stranieri perché male rappresentato da troppe persone che non hanno mai lavorato e non conoscono neanche il “sapore dell’onestà”. L’Italia merita di più e a mantenerla più grande hanno contribuito, non poco, sia Camilleri che De Crescenzo ai quali rendono omaggio anche persone del settentrione d’Italia, degli altri 26 Paesi dell’UE e mondiali! L’Italia va avanti come gigante turistico di memorie passate, di gastronomia eccellente, di arte e cinematografia, di astronautica, di aziende che esportano ancora, ecc, ma in politica retrocede al rango quasi dell’America Latina, purtroppo! In UE non siamo ben considerati, anzi spesso siamo sbeffeggiati con frasi e sorrisetti pubblici di europarlamentari di Paesi più piccoli mentre l’asse franco-tedesco dominante sempre stenta a ripartire il potere democratico ad altri e fa incontri bilaterali fuori di qualunque logica di diritto comunitario.

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