PIEDIMONTE MATESE / GUARDIAREGIA. Il nuovo ponte di Genova è costato 202 milioni, la galleria del Matese costerebbe solo 20 in più, ma in Campania neanche in campagna elettorale se ne parla.

A quando anche un politico matesino si farà carico del problema viario est-ovest o campano-molisano per dare fiducia all’imprenditoria delle valli interne dove vivono decorosamente ancora i nipoti dei pastori transumanti di dannunziana memoria?

di Giuseppe Pace

Mentre si inaugura il nuovo ponte di Genova, costato ben 202 milioni di euro (più 19 per demolire del tutto il vecchio ponte), in Campania si è nel pieno della campagna elettorale, che vede ricandidarsi il governatore uscente con ampio seguito pare anche nel casertano e beneventano matesino, dopo che anche i pezzi da 90 della D. C., Clemente Mastella e Ciriaco De Mita, sono scesi in mutuo soccorso del politico, salernitano, De Luca. A 2 anni dalla tragedia del crollo del Ponte Morandi del 14 agosto 2018, è stato inaugurato il nuovo viadotto sul torrente Polcevera, denominato Ponte “Genova San Giorgio”. Una cerimonia alla presenza delle cariche più alte dello Stato a cominciare dai proff. universitari, S. Mattarella pluriparlamentare e Presidente della Repubblica e G. Conte Premier del Governo Giallo-Rosso, al primo incarico politico e da esterno. “È un’opera mirabile frutto del genio italico, di una virtuosa collaborazione tra politica, amministrazione locale, impresa e lavoro” ha detto l’Avv. G. Conte, prima di tagliare il nastro “la dimostrazione che il nostro Paese sa rialzarsi, sa tornare a correre”. In campagna elettorale non sento però, una sola voce pro galleria di valico del Matese. Nessuna delle parti politiche in competizione per 50 poltrone ben pagate del Consiglio Regionale della Campania fa finta di essere interessata a risolvere problemi di isolamento geostorico ed economico delle valli interne del Titerno, Volturno e Biferno. Significa che il Matese non interessa a Napoli, sempre asso pigliatutto in Campania? Potrebbe essere e non è la prima volta che si verifica. Basta chiederlo, ad esempio, a Lino Conzales di Piedimonte Matese, tra i tanti altri del Sannio Alifano, che scrisse entusiasta della galleria e deluso dei politici locali e non. Nemmeno la propaganda efficientista attuale della Lega salviniana, promette di superare la strozzatura viaria tra Molise e Campania rappresentata dal colosso montuoso del Matese, lungo oltre 75 km e largo mediamente 20. Eppure la galleria viaria tra Guardiaregia-Cusano Mutri e Gioja S. costerebbe solo 225 milioni di euro, poco più del ponte genovese, fresco d’inaugurazione. A sentire me di galleria del Matese fu prima la Camera di Commercio Industria Agricoltura e Artigianato del Molise nel 1994, anno della mia tesi sul tema a conclusione del X Corso di Ingegneria del Territorio all’Università di Padova e nel 1999, promosso dalla Pro Loco Cusanse il Convegno aperto al popolo cusanese con pochi politici campani, tranne l’On. Nardone e alcuni della Coldiretti nonché il colto Direttore di “Sannio Oggi” Luca Colasanto che fece il moderatore di un dibattito pubblico a Cusano Mutri. Dopo a scrivere e parlare di galleria del Matese, furono l’Avv. L. Cimino, il Presidente Europeo degli Interporti, parlando del destino dei Regi Lagni nel basso Volturno, Lino Conzales su “Il Borgo”, media storico di Sepicciano e pochi altri. Nessun politico in auge. Ma cosa fanno gli Assessori regionali e provinciali ai trasporti? Occupano poltrone ben retribuite? Il popolo dice di si e “voce del Popolo, voce di Dio”! La Galleria di valico del Matese, da me esaminata prima del 1994 e riesaminata dopo, permetterebbe l’utilizzo di oltre 3.000 automobili e autotreni al giorno. La maggiore densità di mezzi di trasporto, di merci e persone, del Molise si trova al bivio di Guardiaregia-Vinchiaturo, a nord del Matese centrale. Là, a soli 2,5 km dall’imbocco della galleria del Matese, più di 23 mila automobili e camion transitano giornalmente in direzione beneventana, campobassana, isernina, foggiana e termolese. Eppure i politici molisani continuano a parlare di raddoppiare le non poche superstrade molisane, spesso semideserte di utenti, ma comode per emigrare o scappare da un territorio che ha 5 molisani emigrati per uno che è rimasto. Fanno però eccezione per sensibilità culturale alcuni molisani come l’ex Presidente della Camera di Commercio I. A. A. di Campobasso, Geom. Falcione, sensibile all’impreditoria molisana. Egli promosse un convegno camerale dove si condivise, la galleria del Matese tra San Massimo e Sant’Angelo d’Alife, di riflesso di studi compiuti da società trasportistiche, che conoscevano poco il territorio locale ed erano solo bramose di dire che la galleria del Matese accorciava la distanza del Molise centrale con l’imbocco dell’Autostrada del Sole a Caianello. In precedenza, a Bojano come a Piedimonte d’Alife, altri, personaggi locali ipotizzarono un buco del Matese tra le due cittadine, praticamente irrealizzabile per il dislivello di almeno 300 metri di quota, ma anche questi amplificavano l’eco di progetti pensati a oltre 100 km di distanza e con poca cognizione, interna ed esterna, del Matese. Altro politico, bojanese, sensibile alla Galleria del Matese, fu C. Silvaroli, morto prematuramente. Avevo parlato nel 1993 al colto politico bojanese, dell’utilità della Galleria del Matese anche per l’Ente di sviluppo che presiedeva, Nucleo Industriale Campobasso-Bojano ed essere stato Assessore provinciale di Campobasso. Egli mi disse che ne avrebbe parlato anche al presidente della C.C.I.A. di Campobasso, Colavita, che lesse il mio art. di 30 pag. su Molise Economico, rivista camerale campobassana. Il dopo Covid19 sembra che faccia ruotare la giostra dei politici contemporanei intorno a 2 punti fissi. Le mascherine da usare sempre o quasi e i fondi mastodontici europei in arrivo come una sorta di manna dal cielo mercantile europeo con qualche nuvola scandinava, olandese ed austriaca. Sui tali fondi i governanti italiani attuali giallo-rossi sono tutti pronti a spartirseli e promettono questo e quello al popolo. Ma quando e quanto verrà ben speso, senza le solite creste truffaldine di appalti pilotati e promossi con i parenti dei politici in auge a quasi tutti i livelli degli Enti Locali soprattutto? L’esempio del governatore lombardo indagato è emblematico di certa mafietta più “settentrionale” che meridionale, che si annida nelle pieghe di bilancio con fatture delle fatture commerciali. Da un media campano leggo: ”Napoli, 8 Agosto – “Da garantista quale sono sempre stato, e approssimandosi, in Campania, il voto per il rinnovo del Consiglio regionale, sento di dover porgere una domanda al governatore Vincenzo De Luca: perché non fa chiarezza sulle attività poste in essere dalla sua squadra di governo durante i mesi terribili della pandemia?”. Lo chiede, in una nota, il senatore Ciro Falanga, coordinatore regionale dell’Udc, che poi così prosegue: “sono sempre stato dell’avviso che la politica non debba farsi condizionare dal ‘potere giudiziario’. Trovo pertanto assurdo che debbano essere le procure a tentare di fare luce, per prime, su certi aspetti poco chiari della gestione dell’emergenza Covid in Campania”. Insomma, rincara la dose Falanga: “il presidente della giunta dovrebbe aiutarci a comprendere come sono stati gestiti gli appalti Covid e perché un consigliere della sua stessa maggioranza, come Luca Cascone, che non aveva alcun titolo a farlo, abbia parlato di forniture ed appalti. E soprattutto perché ha detto di aver operato a titolo volontario. Che significa tutto questo? Chi è Cascone?”. “Caro governatore, le risposte dovrebbe darle lei prima ancora che le toghe” conclude Falanga”. Sullo stesso media e stesso giorno viene riportato che scende in campo il molisano ex governatore, Caldoro, e dice:” “De Luca ha la doppia faccia della disgrazia e del fallimento. Con il governo PD-M5S ha chiuso la Campania senza motivo”. Lo scrive sui social Stefano Caldoro, candidato presidente del centrodestra in Campania. “Così dicono – rilancia Caldoro – le carte del CTS finalmente rese pubbliche! Così ha avuto ‘mano libera’ su soldi, appalti e voto di scambio. De Luca ha adottato misure addirittura più restrittive causando il fallimento di imprese e attività economiche, che adesso rischiano di cedere al potere di ricatto della camorra”. Insomma la camorra è di casa in Regione? Ma adesso Salvini dice di farla sparire con la sua bacchetta magica milanese! Ancora dal media Scisciano Notizie. La stampa è l’artiglieria della verità”, si legge: “Napoli, 21 Luglio – Un’ordinanza cautelare di custodia in carcere è stata eseguita dai carabinieri di Castello di Cisterna, nei confronti di Antonio Carpino, avvocato penalista e sindaco in carica del Comune di Marigliano (Napoli), e di Luigi Esposito, detenuto in regime di 41bis. Secondo quanto si apprende da una nota del Comando provinciale sono ritenuti gravemente indiziati, in concorso tra loro e con i collaboratori di giustizia Cristiano Piezzo, Massimo Pelliccia e Tommaso Schisa, del reato di “scambio elettorale politico-mafioso” ed anche di “corruzione elettorale aggravata dal cosiddetto metodo mafioso”, commessi a Marigliano, dall’ottobre 2014 al giugno 2015. I militari del Nucleo Operativo della Compagnia di Castello di Cisterna hanno dato esecuzione al provvedimento emesso dal Gip. del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. La DIA campana è coraggiosa, ma non può da sola combattere un endemico fenomeno camorristico presente anche laddove meno te lo aspetteresti nell’ambiente sociale ed economico nonché politico campano, purtroppo. Ma al cittadino deve importare di seguire l’art. 4 della nostra Carta Costituzionale:” La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società. Sono in procinto di stampare un saggio che metta in rilievo l’evoluzione del suddito in cittadino e cito l’art. citato prima che mi sembra essenziale per vivere civilmente da cittadii e non più da sudditi della camorra o affini comportamenti esterni ad essa. A Genova il ponte è stato coordinato dall’Autorità del Sindaco e l’Arch. Renzo Piano, nella fase di progettazione della nuova grande opera è riuscito a inserire alcune marcature sulle barriere trasparenti con lo scopo di prevenire il grave problema dell’impatto che gli uccelli possono avere contro le vetrate. Queste ultime infatti non vengono viste dagli uccelli i quali, pensando di attraversarle, vi impattano invece con effetti spesso fatali. Sui pannelli sono state inserite in stampa serigrafica linee orizzontali nere di due millimetri, distanti tra di loro tre centimetri: una soluzione simile a quella suggerita dal manuale Costruire con vetro e luce rispettando gli uccelli, edito dalla Stazione ornitologica svizzera. Secondo i dati emersi da numerosi studi italiani, il numero annuo di uccelli che muoiono su ogni singolo chilometro di barriere trasparenti può arrivare a 800. A livello mondiale l’impatto contro pannelli trasparenti, ma anche vetrate, elettrodotti e pale eoliche (vedere quelle recenti di Morcone o più antiche di Frosolone, Ciorlano, ecc. restanto sul Matese e dintorni) è una delle maggiori minacce alla sopravvivenza degli uccelli, ed è in costante aumento a causa dell’espansione urbanistica e del crescente uso del vetro in edilizia. “La valle del Polcevera dove sorge il nuovo ponte è un’importante via di migrazione per gli uccelli selvatici – sottolinea il presidente della Lipu Aldo Verner – Grazie dunque a questo intervento pensiamo di poter salvare un gran numero di esemplari appartenenti anche a specie rare e minacciate. Speriamo inoltre che, grazie a questo ottimo esempio di intervento a favore della natura, questa modalità di mitigazione possa essere adottata in tutte le opere di edilizia e infrastrutturali, dando così un contributo importante alla conservazione degli uccelli selvatici. Ma vediamo i dettagli d’Ingegneria del Territorio del ponte di una città colta e cosmopolita come Genova. Su un totale di venti cantieri sono state impiegate circa 1000 maestranze per 330 piccole e medie imprese italiane, che hanno lavorato senza sosta 24 ore su 24, 7 giorni a settimana. Anche due controllate, hanno cooperato, le Ferrovie dello Stato, Italferr, la società di ingegneria del Gruppo FS, che ha sviluppato la progettazione esecutiva del nuovo viadotto, e Anas che ha concluso le operazioni prima dell’inaugurazione, analizzando i risultati delle prove di carico effettuate sulla struttura e certificando l’esito positivo del collaudo avvenuto pochi giorni fa. In totale il nuovo ponte ha avuto un costo di 202 milioni tra la parte della progettazione e quella della costruzione, mentre per la demolizione di quello che rimaneva del vecchio Morandi si è speso 19 milioni. Non sono esclusi ulteriori costi extra ancora da valutare a carico di Autostrade per l’Italia. La nuova opera, fondamentale per la mobilità della Liguria e come arteria di collegamento per tutto il Nord Italia, presenta delle caratteristiche di grande innovazione rispetto al panorama delle infrastrutture italiane. Vediamo quali sono. Il Ponte San Giorgio è sorretto da 18 pile in cemento armato ed è composto da un impalcato in acciaio, concepito da Renzo Piano con la forma della chiglia di una nave, con una travata continua di lunghezza totale pari a 1067 metri suddivisa in 19 campate così suddivise:14 in acciaio-calcestruzzo da 50 metri; 3 campate in acciaio-calcestruzzo da 100 metri; una campata in acciaio-calcestruzzo da 40,9 metri; un’ultima campata in acciaio-calcestruzzo da 26,27 metri. Le vere novità tecnologiche sono rappresentate dall’istallazione uno speciale sistema di deumidificazione per evitare la formazione di condensa salina e limitare i danni da corrosione dell’aria salmastra che arriva dal golfi ligure. Dal punto di vista della manutenzione, l’innovazione sarà portata dall’utilizzo di due robot, agganciati a binari sotto il ponte, che percorreranno da un lato all’altro senza interrompere il traffico allo scopo di effettuare radiografie della struttura. Eliminando così la necessità di inviare sul posto squadre per l’ispezione che dovrebbero montare impalcature aeree e bloccare parzialmente la carreggiata. Le operazioni dei due robot saranno poi integrate con i dati raccolti dai sensori intelligenti capaci di percepire scostamenti millimetrici. Infine l’elemento della sostenibilità ambientale è assicurato dai pannelli fotovoltaici, che produrranno l’energia necessaria per il funzionamento dei sistemi del ponte San Giorgio: dall’illuminazione – 43 lampioni, uno per ogni vittima del ponte Morandi -, alla sensoristica, passando per gli impianti che mantengono in vita la centrale operativa. Per la galleria del Matese, lungo il tracciato sopra specificato, erano previste barriere fonoassorbenti, tratti di galleria semivetrata e panoramica nella valle alta del Titerno (da accorciare dai 10,7 km il primo tratto a 9,5 in oscurità e 1,2 in trasparenza con luce solare diurna, il secondo tratto ha un tunnel lungo solo un terzo del primo) nonché alberi a schermare le alte bretelle di collegamento tra Criscia di Gioja S. e la piana alifana. Altri accorgimenti attenuanti l’impatto ambientale sono da studiare anche per l’esistenza, volente nolente, del parco naturale nazionale del Matese. Attualmente i cusanesi a stragrande maggiorana, ma presumo anche i residenti di Cerreto S. sono favorevoli alla galleria viaria del Matese. Alcuni miei articoli in merito sono su Il Titerno, organo della locale Comunità Montana, su questo ed altri media campani nonchè sul sito web PIEDIMONTE MATESE, dove esiste, da tempo, un articolo di piedimontesi favorevoli alla galleria tra cui alcuni della gens Pepe, ecc.. A quando anche un politico matesino si farà carico del problema viario est-ovest o campano-molisano per dare fiducia all’imprenditoria delle valli interne dove vivono decorosamente ancora i nipoti dei pastori transumanti di dannunziana memoria?

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