PIEDIMONTE MATESE. La Camorra e lo Stato nel Mezzogiorno d’Italia: nei 17 comuni della Comunità Montana Matese il fenomeno della pizza gratis allo statale in armi non è del tutto assente…

Magistrato casertano riuscì a sgominare parte di una cosca camorristica e farne arrestare un intoccabile, mentre scorazzava indisturbato tra S. Maria C.V. e Aversa.

di Giuseppe Pace (meridionalista non piagnone e socio onorario del Circolo “Ragno” di Bojano).

Già in altri miei articoli, che possono anche apparire ”irriverenti”, ho cercato di distinguere il meridionalismo piagnone da quello non piagnone. Il primo annovera una schiera molto più numerosa del secondo tipo di essere meridionalista: come Carlo Maranelli che coniò il termine “meridionalismo piagnone, quando ci si lamenta dei mali del Sud perché causati solo dal Nord. In questo articolo vorrei mettere il dito su una delle cause della non decrescita, nel nostro tempo, della piaga dell’antistato rappresentato dalla camorra ed altre più o meno similari organizzazioni di uomini d’”onore”. In tutti i Paesi vi sono aree ad economia più avanzata di altre più attardate, l’Italia ha il Nord più avanzato e il Mezzogiorno più attardato con reddito o Pil procapite di quasi la metà. Ciò premesso, e rimandando il fenomeno socio-economico ai Paesi del Sud del Mondo, una volta si chiamavano del terzo mondo anche se con petrolio oppure del quarto senza l’oro nero, si può constatare che la corruzione è più alta e diffusa nei Paesi ad economia attardata, e non arretrata per modalità dell’Economia e degli Economisti aggiornati. Là, la corruzione è palpabile anche tra i funzionari statali o pubblici. Fino a pochi anni fa, ma oggi non è ancora scomparsa, l’abitudine di “taglieggiare” i turisti già alle ex frontiere romene, bulgare, ecc..Ricordo in Romania dal 2004 al 2008 che in TV spesso si vedevano spot ministeriali con l’impiegato che diceva”nu coruptia” all’utente che metteva, tra i fogli, la mazzetta di lei per accelerare la propria pratica pubblica. Al Sud Italia si sprecano gli incontri ed i convegni per combattere la corruzione e la Camorra, la Mafia, la Ndrangheta e la Sacra Corona Unita. Eppure tali organizzazioni malavitose si alimentano dalle inefficienze dello Stato che non sempre ha propri funzionari o impiegati onesti ed incorruttibili. Basta girare di mattina in qualche bar o pasticceria di un, non sempre sperduto, paesetto del Sud o di sera in pizzerie e ristoranti, per assistere alla scena incresciosa che il proprietario dica allo statale consumatore e alla cassa “lasci stare, è un omaggio della casa”. E, di rimando e senza reazione, l’altro, da solo a capo di un gruppo, spesso familiare, ringrazia appena, come se fosse un fatto dovutogli dalla tradizione, che a me appare spesso contraria all’innovazione democratica. Nei 17 comuni della Comunità Montana Matese il fenomeno della pizza gratis allo statale in armi non è del tutto assente, mentre nel Napoletano è quasi una consuetudine? A titolo d’esempio della complessità sociale meridionale, dove l’economia più attardata non permette facilmente di agire allo Stato, ricordo uno sceneggiato televisivo. Riguardava un Magistrato, casertano dapprima trasferitosi a Milano e poi rientrato nel territorio nativo, che riuscì a sgominare parte di una cosca camorristica e farne arrestare un intoccabile, mentre scorazzava indisturbato ovunque, tra Santa Maria Capua Vetere e Aversa. Alla festa che il Magistrato fece con la squadra poliziesca, per ringraziarla della collaborazione, un poliziotto locale, mai andato al Nord, ebbe a dire al Magistrato: ” c’è poco da festeggiare poiché lei ha vinto una battaglia, ma la guerra la perderà sempre perché la vince sempre la Camorra”. Ciò per dire e sottolineare anche che, a me pare, che quasi solo i Quotidiani nazionali con testa al Nord spesso fanno inchieste ed editoriali coraggiosi e reali, come spesso fa anche il campano R. Saviano con Gomorra ad esempio. I media meridionali si limitano, invece, troppo spesso, ad osannare la cronaca dei vari notabili che si incontrano, dibattono, ma non promuovono a sufficienza l’azione della coraggiosa polizia e Magistratura quando agisce e poi è costretta (negli anni successivi agli arresti eclatanti dei camorristi, ndranghetisti, mafiosi, ecc.) a subire i vari principi del foro giudiziario meridionale difendere ad oltranza i loro assistiti malavitosi, che li strapagano bene per i cavilli e perchè riescono a neutralizzare le accuse non sempre a prova inossidabile. La cinematografia ci insegna di queste cronache nostrane, purtroppo. Leggiamo un po’ di cronaca casertana recente:”Ultimo appuntamento del Piccolo Festival della Politica dedicato al libro di Giacomo Ciriello. È giunta al termine la settima edizione del Piccolo Festival della Politica: giovedì 11 Ottobre 2018, a Caserta alle ore 17,30, infatti è in programma l’evento conclusivo con la presentazione del libro “La mafia si può vincere” scritto da Giacomo Ciriello (Aragno Editore, 2018). All’incontro con l’autore, ospitato nella splendida “Villa Vitrone”, in Via Renella, parteciperanno il già Ministro dell’Interno, Roberto Maroni, il Presidente della Provincia di Caserta, Giorgio Magliocca, il Dirigente Scolastico del Liceo “A. Manzoni” di Caserta, Adele Vairo, il giornalista de “La Repubblica”, Dario Del Porto ed il già Prefetto Giuseppe Procaccini, coordinati e moderati dal giornalista, Giancristiano Desiderio, reading a cura di Massimo Santoro, docente ed attore. Il libro di Giacomo Ciriello ripercorre l’esperienza di Roberto Maroni al Ministero dell’Interno nei quarantadue mesi del IV Governo Berlusconi, una delle stagioni di maggiori successi dello Stato nella lotta alla criminalità organizzata, che la storia repubblicana ricordi”. Tali incontri servono, ma non bastano se anche i media locali non danno una mano a combattere oltre la crescita della camorra anche e soprattutto le deviazioni dello Stato nell’erogare servizi efficienti, puntuali e trasparenti per onestà e decoro. L’attuale Ministro dell’Interno, R. Salvini, forse da milanese che conosce per luoghi comuni il Sud, ha detto e ridetto che i camorristi li farà arrestare. Si vede che non conosce il Sud se non per avervi mietuto consensi (quelli più bassi li ha mietuti in Campania, che ha strapremiato il giovane campano Luigi Di Maio), ma è animato da semplicistico interventismo nordista, in ogni caso ammirevole. Al Sud si inneggia ancora ai Borboni e si vede il Nord nemico, forse anche quando il Quotidiano nordista dice la verità su fatti e persone coinvolte, mentre i quotidiani suddisti tacciono per omertà secolare ed immutabile. La classe colta meridionale, spesso espressione di una piccola borghesia locale, sta molto attenta a cambiare lo stato quo poiché il nepotismo gli serve per sistemare i propri rampolli con concorsi truccati, ecc.. I figli dei meno abbienti spesso afflitti e sfiduciati, dagli esempi frequenti dei funzionari corrotti e di inefficienze varie, vengono spinti dai padri e dalle madri a fidarsi più della malavita organizzata che gli assicura protezione per il commercio con merci del loro giro. Gli appalti pubblici poi sono spesso appannaggio della malavita poiché hanno nomi e prestanomi a iosa di ditte proprie che concorrono al Sud come al Nord. Le vacche sacre della Ndrangheta, in Aspromonte, che scorazzavano dappertutto –forse anche nei giardini comunali ecc, hanno fatto scalpore, non solo nazionale, quando il locale, medico pensionato al quale l’orto era stato danneggiato dalle vacche, ha denunciato i proprietari, ma è stato ammazzato. Anni fa, durante le mie vacanze estive nelle contrade native e di prima formazione meridionale (Sannio Pentro), un coetaneo e Ingegnere civile casertano, che aveva svolto il servizio di leva a Rimini con me, mi raccontava di cartelli di ditte camorristiche che partecipavano alle gare d’appalto ed anche di ricorsi e segnalazioni circostanziate inoltrate agli organi inquirenti firmati a nome di morti da poco tempo. Egli conosceva dal di dentro l’economia attardata meridionale più di me perché vi viveva e vi lavorava, è morto qualche anno fa di grave malattia. Ma quale potrebbe essere la soluzione di questo sprazzo giornalistico del raccontare la cronaca da meridionalista non piagnone? Le soluzioni non sono né facili né immediate. Certo è che la scuola di massa dovrebbe favorire la crescita civile, sociale ed economica del nostrano Mezzogiorno o almeno accorciare la forbice che lo separa dal Settentrione pure nostrano. A volte si ha l’impressione che sia la Camorra imperversa di più anche nel Sannio Alifano e Molise e soprattutto ch i laureati meridionali trovano la soluzione scappando dal Mezzogiorno, quasi come profezia di quel prete a Napoli che disse gridando, durante l’omelia, ai giovanissimi: “guagliù fuitevenne”. “Se volete fare qualcosa di buono, fuitevenne ‘a Napoli”, così disse Edoardo De Filippo più di 40 anni fa. “Eduardo disse quella parola, Fuitevenne, quasi 40 anni fa ad alcuni giovani attori che gli chiedevano lumi sul loro futuro. Veniva da una esperienza non felice con il progetto di Teatro Stabile: gli avevano promesso la direzione, per poi lasciar cadere tutto. Tanto è vero che lo Stabile è nato molti decenni dopo. Dunque, sentiva amarezza e sfiducia a proposito del lavoro di attore in questa città. Poi la parola ha esteso il significato a tutta Napoli” ha raccontato Luca De Filippo, il suo unico figlio. “Eduardo disse”fujtevenne”, ma il suo pensiero fu sempre rivolto a Napoli. Non solo costruì qua, e in una zona molto popolare, il suo San Ferdinando, ma soprattutto negli ultimi anni, dunque dopo il suo ”fujtevenne”, lottò per i ragazzi a rischio di Nisida. Tentò di smuovere la classe politica,ma fallì. Se dall’84, l’anno in cui morì, fossero state fatte cose importanti e la politica non fosse stata latitante, molti di quei ragazzi non sarebbero diventati criminali” l’accusa di suo figlio. Ecco il richiamo alle responsabilità dei politici e aggiungerei dei meridionalisti piagnoni. Don Peppe Diana nel casertano fu ucciso dai camorristi. Esistono i “preti che puzzano di pecore”al servizio di Cristo, della Chiesa, dei fratelli. Don Angelo Berselli oggi è parroco a Forcella. Pochi giorni fa ha concelebrato il funerale di Maikol Giuseppe Russo, ultima vittima innocente di una guerra che insanguina le strade di Napoli. A riguardo ha rilasciato un’intervista che sta facendo discutere: «Quando mi dicono “sei un prete anti-camorra”, io rispondo scherzando: “Vi sbagliate, io sono per la camorra. Da queste parti è la sola cosa che funziona”». Le parole chiare, ironiche, taglienti non lasciano spazio ad alcun dubbio. La sua è una disperata provocazione per richiamare chi di dovere alle proprie responsabilità. Infatti aggiunge: «Dico che dovremmo imparare dalla camorra che si prende cura dei detenuti, delle famiglie, di chi non ha lavoro…». Il mio confratello sta dicendo che la camorra è un “sistema” che funziona in una città dove troppe cose non funzionano. Che provvede ai suoi affiliati e alle loro famiglie anche quando finiscono in galera. Angelo non sta elogiando la camorra – ci mancherebbe – ma la scaltrezza dei suoi uomini e i mezzi che sanno inventare per rimanere in vita. Mezzi che dovrebbero essere invece nelle mani di coloro cui sta a cuore la democrazia, la pace, la legalità. Don Angelo è un prete che soffre per l’impossibilità di salvare tanti suoi ragazzi. Il suo sogno – che è il sogno di tutte le persone perbene – si potrebbe realizzare, se lo Stato prendesse davvero in mano la situazione. Se iniziasse, finalmente, una bonifica sociale di cui da anni si avverte la necessità. La Chiesa c’è. I parroci, i volontari ci sono. Ma hanno bisogno di essere “agganciati” alle istituzioni per incidere seriamente sul territorio. Sulle vittime innocenti della camorra si sorvola con troppa facilità. Si chiude volentieri un occhio. A volte tutti e due. Eppure sono tante. Troppe. Quel sangue versato chiede giustizia. Non è facile fare il parroco a Forcella, alla Sanità, ai Quartieri spagnoli. O alzi bandiera bianca e dici: «Non ce la faccio, vado via…», o rimani inventandoti la vita e il ministero. In genere si opta per la seconda ipotesi. Certo, una sola vita salvata vale quanto il mondo intero, non c’è dubbio. Ma quelle bare bianche dei morti ammazzati dalla camorra ti tolgono la pace e il sonno. E quando a cadere sotto i colpi sparati all’impazzata da camorristi imberbi e cocainomani, è un innocente, il dolore, la rabbia, l’indignazione si fanno prepotenti. La voce di don Angelo oggi graffia come quella di don Franco Rapullino, quando dall’altare urlò: «Guagliù, fuitevenne!». Ragazzi, scappate. Davvero don Franco incitava i giovani ad abbandonare la città? O forse stava dicendo alle autorità: «Avete capito che stiamo perdendo la nostra gioventù? Quando vi decidete a intervenire seriamente? ». Coloro che governano Napoli, la Campania, l’Italia debbono prendere di petto questo dramma e giungere a una soluzione che sia veramente tale. Debbono poter dire ai giovani: «Ragazzi, si volta pagina. Chi ha voglia di lavorare onestamente si faccia avanti. Venite, siate i protagonisti di un mondo nuovo». Venga, lo Stato, ad onorare la memoria di Maikol. È suo dovere. Venga ad ‘abitare’ tra le case dei poveri. Venga ad aiutarli prima di vederli fagocitati dalla mano nera. Insieme ce la possiamo fare. E dobbiamo. Si ce la possiamo fare, ma bisogna che lo Stato non mostri solo il bastone “salviniano” dopo che i camorristi sono troppo diffusi ed hanno dei costosissimi avvocati! La crescita della coscienza civile è necessaria nel Mezzogiorno e senza facili prediche moralistiche, ma giorno per giorno ciascuno con l’esempio e l’onestà.

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