LETINO / CAIAZZO. Nella realtà c’è anche un po’ di mito e non siamo sempre vittime dei nostri limiti anche l’8marzo.

Oggi 8 marzo si festeggia l’emancipazione femminile, non ancora a livello del maschile e tanto la società è in un’economia più avanzata tanto maggiore è la presenza femminile in tutte le professioni…

di Giuseppe Pace

A Letino, paesetto di nascita e di primissima formazione dello scrivente, il mito era quasi una componente essenziale della realtà montanara ed agrosilvopastorale. Anche il gioco tra giovani ed adulti era intriso di un po’ di mito e di magico come quando si facevano tornei di birilli. In una via di Letino c’è il ben riuscito monumento al gioco dei birilli, che costruivano i letinesi in legno di faggio in genere. Erano nove appuntiti da un lato e uno diversamente fatto serviva da pallone per far cadere gli altri ben appoggiati a terra. I racconti dei nonni e degli altri anziani letinesi erano spesso intrisi di mitologia e di magico. Il magico piace molto alla già magica infanzia in tutte le latitudini e longitudini planetarie in cui il bambino vive, gioca ed ascolta l’adulto. Poi cresce il pensiero razionale e si riduce il mitico ed il magico nella vita di ognuno di noi. In Romania dove ho insegnato, notavo che la personalità, mediamente, dei giovani discenti15-18 anni, era più intrisa di affettività e forse di magico rispetto ai coetanei studenti italiani, che da nord a sud pure cambiano in tal senso. Dunque nelle società ad economia meno avanzata c’è più affettività nell’uomo? Non è proprio così, ma qualcosa di più magico e meno razionale si. Gli inglesi mandano a scuola prima i figli per anticipare loro il pensiero razionale e la neuro scienziata, Rita Levi Montalcini, invitava anche il sistema scolastico italiano ad anticipare di qualche anno l’inizio della scuola obbligatoria per non disperdere l’enorme potenzialità del cervello dai 3 ai 6 anni. Prendendo spunto da ciò che va scrivendo una giovane meridionale molisana, d’ispirazione leopardiana, vado con la memoria al ricordo di uno scrittore di Caiazzo, Pasquale Cervo, che nel 1984 mi diede un suo saggio da leggere che non parlava bene di G. Leopardi. Cervo, cultore di Orazio e autore di vari saggi tra cui”Libertà dal bisogno”, sosteneva che nelle opere ben scritte del poeta recanatese ci fosse troppo pessimismo, non utile per i giovani lettori. Non credo avesse torto poiché, soprattutto allo studente, piace il docente vincente nella vita e non il perdente. Questo se avviene in un ambiente povero è incentivo a fare e non fermarsi di fronte alle maggiori difficoltà. L’esempio del docente vincente fa bene al discente poiché competere e vincere sembra connaturale con la gioventù ed il maturo in formazione. Nel nostrano Mezzogiorno c’è bisogno di scrittori che diano ottimismo ai giovani che già hanno un ambiente economico circostante troppo spesso poco promettente. Non occorre ricordargli i limiti di quell’ambiente che possono sia migliorare fattivamente che andare via. La stessa scrittrice leopardiana pensa di uscire dai limiti angusti del Mezzogiorno molisano per meglio crescere professionalmente come scrittrice. Ma leggiamo cosa scrivono su di lei ”I limiti della realtà, quelli in cui inciampiamo quotidianamente, gli stessi limiti che sembrano – e il più delle volte lo sono – impossibili da superare: nasce da un’ispirazione di matrice leopardiana l’ultima fatica letteraria di Roberta Natarelli, scrittrice molisana, già reduce dal successo del suo primo libro “Volto nascosto-una donna sotto il burqa”, al quale si aggiunge ora il libro “Limiti-Dedalo e Icaro”, una raccolta di poesie edito da Kion. La talentuosa 23enne ha saputo comunicare, anche stavolta, attraverso brevi poesie, la sua grande passione per la lettura e la scrittura. Una passione che si porta dietro da quando era piccola e riempiva di parole ed emozioni ogni foglio bianco a sua disposizione. La scrittrice attualmente sta ultimando il percorso di studi in Lettere presso l’Università degli studi del Molise ma ha già in programma di portare il suo talento fuori dai confini nazionali, a Dublino, dove ha intenzione di stabilirsi e proseguire il suo viaggio nel mondo della scrittura visto che «ho provato a scommettere su di me nella mia regione ma per assurdo sto avendo maggiore riscontro all’estero». La raccolta, curata nei minimi dettagli, racchiude 22 brevi poesie che, come lampi di luce, affrontano il tema del limite e dell’oltre. Da qui il riferimento alle figure mitologiche di Dedalo e Icaro. Secondo la leggenda i due, padre e figlio, vivevano nella corte di Minosse, dove Dedalo portò a termine, grazie alla sua grande abilità, la costruzione di un labirinto. Ma, poiché Dedalo ne conosceva bene la struttura, Minosse decise di rinchiuderlo nel labirinto insieme al figlio. Lui non si arrese e iniziò a costruire con le piume raccolte delle ali di cera per sé e per il figlio, convinto che l’unica via di fuga potesse essere il cielo. Quando finalmente riuscirono a scappare Dedalo raccomandò al figlio di non avvicinarsi troppo al sole. Nonostante l’avvertimento del padre e consapevole dei propri limiti, Icaro, preso dall’entusiasmo, si avvicinò al sole e precipitò”. Il mito affonda le radici nei bisogni più o meno nascosti o palesi dell’uomo che dalla stregua degli altri animali si è evoluto verso forme più civili di vita e questo dopo il paleolitico, soprattutto. Solo allora formò le città-circa 12mila anni fa- nelle quali il cittadino cresceva in una dimensione sociale nuova e più organizzata. Il mito non è da debellare ma da asservire per capire meglio usando il pensiero razionale. Un libro è sempre interessante da leggere anche quando appare meno ricco di moniti utili. Esso ti fa compagnia, ma anche memoria che da sola si può opporre all’oblio. La scrittrice molisana d’origine dice:” «Fin da piccola mi è sempre piaciuto leggere, respirare quell’odore unico delle pagine mentre le fai scivolare tra le dita. Alla fine di ogni libro mi accorgevo che l’autore riusciva a lanciare un messaggio ai lettori e questo mi affascinava. Ho deciso dunque di fare lo stesso». La 23enne inizia a scrivere una serie di racconti finché non avvertite l’«esigenza» di dedicarsi alla poesia. «Il racconto è qualcosa di narrativo, ci si limita a raccontare un fatto, lo vedevo come qualcosa di “esterno” da me. Invece con la poesia riesco a comunicare le mie emozioni, le mie sensazioni. Rappresenta il mio modo di staccarmi dalla realtà, guardarla dall’alto e descrivere uno stato d’animo sotto un altro punto di vista». Il libro nasce come una sorta di ‘risposta’ a “Volto nascosto”. Il limite in quel caso era il burqa, quello fisico e metaforico imposto alla donna nella società moderna. «In Limiti sono partita dal mito di Dedalo e Icaro che rappresenta un tentativo di superare le regole. Sfidare i limiti è qualcosa di istintivo nell’essere umano. Come Icaro che, nonostante sapesse di avere delle ali di cera, si è diretto verso il sole finché queste non si sono sciolte». Ogni poesia è corredata da uno scatto realizzato da Florena Palmieri, con la tecnica del fisheye, ossia con un restringimento del campo visivo come avviene per i pesci. «Anche lo sguardo umano è limitato, non riusciamo a vedere tutto a 360 gradi e questo in qualche modo ci intrappola all’interno della realtà. Certe cose sfuggono all’occhio umano o meglio, per dirla come il Piccolo principe, “l’essenziale è invisibile agli occhi”». Dietro ogni poesia si cela un accurato studio di figure retoriche e di intensa musicalità. Per volere dell’autrice non ci sono rime, ma vige uno schema libero. Da un po’ di tempo ho cominciato a scrivere poesie, la prima è stata sul fiume Mures, pubblicata bilingue dalla rivista romena “Vox Libri” della Judet Hunedoara. La seconda riguarderà il fiume Danubio. E come la scrittrice molisana citata non uso rime precostituite, ma schema libero con foto associate. Anch’io dunque sono un po’ come scrive la giovanissima molisana:”In ogni foto spicca un elemento a colori perché ad ogni poesia c’è l’intento di associare un’emozione. L’ultima delle 22 poesie rappresenta una ‘provocazione’ e un trampolino di lancio per il suo terzo libro, già in cantiere, che affronterà il tema attuale e mai scontato del sentimento di superiorità dell’essere umano nei confronti degli altri. Dunque qual è il messaggio dell’autrice? «Siamo inevitabilmente vittime dei limiti. Anche se è impossibile superarli è giusto provarci. L’uomo prova a sfidare le leggi della natura. Pensiamo all’infinito, a ciò che va oltre, ma come dice Leopardi “l’infinito è solo un parto dell’immaginazione”». Il libro è disponibile da circa un mese su tutti i circuiti online, è ordinabile nelle librerie e a breve verrà anche presentato nelle scuole. L’autrice sarà inoltre ospite della rubrica televisiva Vox libri a fine marzo”. La scrittrice è diversa dallo scrittore? Spesso si, ma entrambi sono necessari per aprici meglio alla diversità complementare per capire il tutto. Oggi 8 marzo si festeggia l’emancipazione femminile, non ancora a livello del maschile e tanto la società è in un’economia più avanzata tanto maggiore è la presenza femminile in tutte le professioni dai notai, ai magistrati, dai piloti ai docenti universitari.

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