LETINO / MATESE. Dall’ambiente di Letino a quello Venezia, che ha più 1600 anni di storia anche per l’aiuto di Costantinopoli.

Tre anni fa, un ex compagno di classe piedimontese, del triennio 1966-68, di Alife (Enzo Di Franco, fratello di Lucio l’Odontoiatra) l’ho incontrato d’agosto a bere alla Sorgente del Torano. Ci salutammo…

di Giuseppe Pace

L’ambiente sociale di Letino affonda le sue radici nel mito, quello di Venezia nella storia. Da Letino a Venezia, ma non per turismo: mordi e fuggi, ma pure per capire l’ambiente di entrambi e prospettarli alla lettura di altri. Con il potente sistema della tecnologia digitale, oggi è più possibile prospettare il proprio punto di vista ambientale al lettore e dove mai te lo aspetti. Tre anni fa, un ex compagno di classe piedimontese, del triennio 1966-68, di Alife (Enzo Di Franco, fratello di Lucio l’Odontoiatra) l’ho incontrato d’agosto a bere alla Sorgente del Torano. Ci salutammo affettuosamente e mi confidò che leggeva spesso i miei articoli sui media casertani, questo in particolare. Idem con altri ovunque in Campania come in Veneto e altrove, anche all’estero. Per chi scrive, il riscontro non è facile né sempre positivo per le “feroci” critiche, spesso di neofiti o di chi non sa uscire, culturalmente parlando s‘intende, dal proprio ristretto habitat vitale. Quando si parla o si scrive d’ambiente- inteso come insieme di natura e cultura- bisogna tenere presente che esso non è quasi mai chiuso, ma aperto a flussi di relazioni che vi entrano ed escono. Ambiente inteso anche come soggetto ed oggetto concreti in un determinato territorio con i suoi paesaggi naturali e culturali. Credo che chi scrive di ambiente sia favorito (o almeno è meno campanilista, e, a, volte, succube o suddito di territorialismo alla stregua quasi del canto del gallo mattutino) se ha cambiato più volte ambiente di vita, non solo con fugaci visite turistiche e di lavoro. Certo ogni ambiente ha le sue peculiarità, ma non è isolato in un isola felice, che non c’è mai stata o che era solo nelle favole di almeno un paio di secoli fa. Scrivere poi dell’ambiente di una città, così singolare come lo è Venezia oggi, è meno facile perché prima della chiusura del “sipario” (come di un palcoscenico mondiale la cui opera è l’ambiente locale), per la covid19, circa 30milioni di persone la visitavano ogni anno. Anche col sipario abbassato, la scena di Venezia si intravvede, grazie all’uso della tecnologia digitale, e i flussi relazionali che vi entrano ed escono sono innumerevoli. A differenza dell’ambiente meridionale e campano, dove chi scrive d’ambiente ha altri vezzi, in quello che scrive del proprio ambiente settentrionale italiano e locale appare spesso, a me pare, di più il comprensibile campanilismo. Nell’ambiente culturale della Regione Veneto sono immerso da quasi mezzo secolo. Il vezzo del campanilismo o regionalismo lo noto spesso quando chi scrive improvvisa l’esame ambientale oppure rimbalza i pensieri locali sedimentati storicamente. Prima dell’esperienza quinquennale all’estero, ho insegnato in Campania poco, un anno in Liguria e uno in Molise, molti, invece, a Padova e nel Veneto. Ho insegnato pure a Venezia insulare, a poche centinaia di metri da Venezia-Santa Lucia. Là ho osservato come i colleghi di storia illustravano la loro città capoluogo del loro Veneto nativo e formativo. Erano, soprattutto quelli di storia dell’arte, preparatissimi sui secoli pittorici veneziani. Non tutti, ma molti, quando illustravano Venezia ponevano la Serenissima Repubblica di San Marco al centro di tutto. La ponevano all’inizio e pure alla fine, nel senso che dopo il 1700 tutto è cambiato, in peggio secondo loro. Qualcuno sposta il peggio a dopo il 1866 e nel popolo veneto poi si arriva a scrivere Che ga tacà el tricolore…per denigrare l’annessione all’Italia. Insomma esagerano oltre il minimo comprensibile e giustificabile. Dimenticano anche dell’esistenza della civiltà dell’Egitto, della Grecia e di Roma caput mundi. Queste tre civiltà sono state antecedenti al 25 marzo 421 d. C., giorno ed anno di fondazione, che si fa risalire la sua fondazione. Quest’anno è coinciso con il Dantedei. Sere fa un  veneto campanilista, per Tv locale, ripeteva il luogo comune che Venezia nasce non per fuga in laguna dai pescatori dei veneti della costa prima dell’arrivo dei barbari di Attila, ma per altro. Anni fa accompagnai degli studenti del liceo classico di Chioggia alla veneziana e storica Fondazione Querini Stampalia per fargli vedere le carte nautiche della Laguna di Venezia. All’ingresso, nel fare i biglietti, il Signore addetto, mi invitò a far zittire gli studenti. Gli risposi di avere un po’ di pazienza che erano giovani pertanto un pò vivaci e suoi conterranei. Non lo avessi mai detto. Precisò, con la sicumera tipica degli ignoranti, che quei giovani non erano, come lui, veneziani, ma chioggiotti cioè pescatori! Eccoci dunque ad un esempio dei tanti possibili di luoghi comuni, che potrebbero ripetersi tra un piedimontese ed un alifano doc e poco evoluto da cittadino e rimasto suddito dei luoghi comuni acritici come ritenere Piedimonte più antica di Alife, quando è dimostrabile il contrario. Ma andiamo al settentrione italiano, anzi nel suo nord-est. Storicamente Venezia risalirebbe al 25 marzo 421, giorno in cui venne consacrata la splendida Chiesa di San Giacomo di Rialto, probabilmente la più antica della città, che conta oggi circa 256 mila residenti, comprendendo il mega quartiere di Mestre che da solo ha oltre 200 mila abitanti. Venezia è un comune esteso 416 kmq e la sua parte insulare è l’habitat di solo 60 mila persone in una laguna di circa 500 kmq, lunga 5 e larga 10km e con il Mose, che funziona. Dalla fondazione di pescatori nei casoni veneti a città speciale Venezia deve sempre ringraziare (ma molti lo vogliono ignorare il fatto storico-ambientale) anche Roma caput mundi in oriente che con le sue ancora potenti legioni sulle barche accorreva ogni qual volta Venezia chiamava. Passano i secoli, ma Venezia non perde il suo incredibile fascino che l’ha resa una delle mete più famose città del mondo, nonché simbolo della bellezza italiana che supera tutte le altre in urbanistica e pittura. Il 25 marzo 2021 si è celebrata un’importante ricorrenza, nella data convenzionalmente scelta per festeggiare e fare riferimento alla nascita di questa splendida città: sono trascorsi ben 1600 anni. Oggi la Serenissima, adagiata sulle acque placide della Laguna, è uno scrigno che custodisce tantissimi gioielli preziosi, ogni anno destinazione di milioni di turisti provenienti da ogni angolo del globo. La sua fondazione si fa risalire storicamente al 25 marzo 421, giorno in cui venne consacrata la splendida Chiesa di San Giacomo di Rialto, probabilmente la più antica della città. All’epoca, tuttavia, erano già presenti diversi insediamenti di pescatori che hanno pian piano accolto i popoli dell’entroterra veneto in fuga dalle invasioni barbariche, sino a diventare una florida comunità dedita al commercio. Ripercorrere la storia di Venezia richiederebbe davvero tanto tempo, e l’anniversario della nascita di questa città è l’occasione perfetta per scoprire qualcosa in più su un luogo considerato da sempre tra i più romantici e suggestivi al mondo. Sebbene la ricorrenza cada in un periodo particolarmente sfortunato, a causa della pandemia virale che l’ha colpita mettendo a dura prova il settore turistico, il sindaco di Venezia ha comunque dato il via ai festeggiamenti che si protrarranno per tutto l’anno, in un ciclo di eventi e manifestazioni volte ad omaggiare la Serenissima. È questo il momento giusto per tornare ad ammirare le sue infinite bellezze. Come Piazza San Marco, capolavoro monumentale che ospita nel suo baricentro l’incanto che emana la Basilica di San Marco, interamente rivestita d’oro, di mosaici e di elementi decorativi tali da renderla unica al mondo. O come il celebre Ponte di Rialto, il più antico ad attraversare il Canal Grande e senza dubbio il più ritratto dalle cartoline che immortalano la città. E ancora i palazzi storici che si affacciano sulle acque dei canali, i tantissimi musei che celebrano un enorme patrimonio artistico collezionato nel corso dei secoli, i deliziosi caffè che si affollano ai margini delle piazze principali e lungo le strette calle di Venezia, divenuti un vero e proprio simbolo della città. La Serenissima è un luogo magico, un capolavoro da preservare affinché mantenga ancora intatto il suo fascino nei secoli a venire. Gli studenti di Venezia affidati alla mia cattedra, alla domanda geografica: qual’ è la cima o punto più alto che hai frequentato? Rispondeva spesso ”Ponte di Rialto”. Uno mi disse ma lei sa che noi veneziani abbiamo il salotto di casa esterno e non interno. Risposi di no, ma la precisazione arrivò repentina: ”E’ piazza San Marco che è il nostro salotto aperto al mondo”. Capivo il loro sano orgoglio ed anche la vita pigra che alla loro età giovanile ancora non erano stati tutti almeno alle Tre Cime di Lavaredo. Io allo loro età conoscevo tutte le vette oltre i mille metri del mio paesetto appenninico, Letino, nel Sannio, tra l’attuale Molise e Campania con la cima di Miletto di 2.050 metri di quota. Ma vengo al dunque. Venezia, in laguna, ha iniziato ad esistere a partire a partire da capanne di pescatori  già esistenti sulle tante isolette lagunari prima ancora che arrivasse il pericolo distruttivo degli Unni guidati da Attila sulla terraferma. Roma d’Oriente o Costantinopoli (Venezia al tempo delle crociate, trasportava i crociati con le poderose navi veneziane e al ritorno i marinai portavano  molti marmi, mosaici e la più nota quadriga romana dei cavalli di bronzo di Piazza San Marco) aiutava sempre i pescatori lagunari, soprattutto durante il pericolo imminente dei barbari invasori. Un generale romano di stanza ad Aquileia, prima del sopraggiungere degli Unni fu il primo a rifugiarsi in laguna nelle capanne dei pescatori. Da là-oltre a tenere a bada eventuali pericoli d’invasione- mantenne i collegamenti economici, militari e politici con la fiorente Costantinopoli, che solo 100 anni dopo cadde per mano dei Saraceni, segnando la fine definitiva della civiltà romano-bizantina. Il toponimo Venezia (e le sue antiche varianti: Venédia, Venétia, Venésia, Venéxia, Vinegia) era utilizzato inizialmente per indicare tutta la terra delle popolazioni venete preromane. Oggi, invece, alcuni politici doc e dop del Veneto si auto incensano veneti con la V maiuscola, dimenticando la storia che forse non hanno studiato sufficientemente con il prof. veneto pure doc, dop e igp. Prima di Roma esistevano i Veneti, i Liguri, gli Etruschi, i Sanniti, i Siculi, ecc. dopo furono assorbiti dall’unica amministrazione romana con la lingua dei Latini. E’ anacronistico ed antistorico pensare ai Veneti o altri come se Roma d’Occidente e d’Oriente non fosse esistita o quasi. Siamo tutti bastardi cioè misti di DNA di tanti popoli pre e postromani. Con Roma caput mundi, Venetia compare così nella suddivisione amministrativa augustea dell’Italia (6 d.C) e, accanto all’antica Istria, faceva parte della X Regio. Il toponimo continuò a essere utilizzato sotto i Bizantini che chiamavano Venetikà, o Venetia maritima in latino, la fascia costiera da Chioggia a Grado. Di conseguenza il nome è passato poi a indicare la sua capitale ducale e della Signoria splendente e potente di Venezia. Ma resta indiscusso che il centro di Venezia splendente e cittadino è sorto solo più tardi, dopo il primo vescovo, in epoca tarda riunendo gli abitati sorti sulle sue isole. La venuta dei Romani a Venezia non fa che rafforzare questa situazione. Il sistema dei porti viene potenziato, mentre l’entroterra viene bonificato e soprattutto graticolato con la centuriazione, ancora ben visibile nell’attuale disposizione di paesi, strade e fossi. Un museo ben tenuto e promosso da giovani preparati sta a La laguna divenne forse luogo di villeggiatura per la nobiltà, come testimoniano alcuni ritrovamenti. Prima dell’attuale Venezia gli abitanti della terraferma dunque cercarono rifugio nelle lagune a seguito delle invasioni barbariche che si susseguirono dal V sec.:Unni nel 452, Longobardi 568, ecc. Tuttavia Venezia si presentava allora come un insieme di piccoli insediamenti ancora molto eterogeneo, mentre maggiore importanza assumono alcuni centri limitrofi come Torcello, ecc.. Parallelamente, si vengono a trasferire in laguna le maggiori istituzioni religiose, come il Patriarca d’Aquileia a Grado e il Vescovo di Altino a Torcello. Venezia divenne Ducato nel 697 dipendente dall’Esarcato di Ravenna. La breve vicinanza con l’impero dei Franchi, il rapporto privilegiato con Costantinopoli ne fece uno dei principali porti di scambio tra l’Occidente e l’Oriente, permettendo lo sviluppo di una classe mercantile dinamica e intraprendente che nel corso di quattro secoli circa trasformò la città da remoto insediamento e avamposto imperiale a potenza padrona dei mari, ormai totalmente indipendente.  Con il doge F. Foscari la Repubblica di Venezia vide la maggiore espansione territoriale della sua storia e il dogato più lungo. Emblema della Repubbliche marinara, Venezia a ricordo ha il leone di San Marco, che appare nelle insegne marine della bandiera italiana unitamente ai simboli di Amalfi (prima tra le Repubbliche marinare), Genova (con cui detenne il primato su varie rotte e possedimenti come nel Bosforo dove ho visto il forte genovese) e Pisa. Il capo del governo era il Doge (dal latino dux), il quale vide, con il passare del tempo, il suo potere sempre più vincolato da nuovi organi istituzionali. La Repubblica marinara di Venezia è stata governata da 120 Dogi, la cui carica era a vita, quindi, qualora non indicato diversamente, con la fine del dogado si intende la morte del doge in carica. Gli stemmi dei Dogi dei primi secoli sono stati attribuiti a posteriori. Dopo oltre 1000 anni d’indipendenza, il 12 maggio 1797 il doge L. Manin e il Maggior Consiglio vennero costretti da Napoleone ad abdicare, per proclamare il “Governo Provvisorio della Municipalità di Venezia”. Molti Dogi, soprattutto prima dell’anno mille, si videro costretti a prendere i voti perché i cittadini li reputavano troppo bramosi di potere: alcuni vennero anche uccisi. Attualmente il Governatore leghista del Veneto è stato riconfermato alla guida regionale con il 74% di consensi elettorali, 20% in più del suo collega pidiessino in Campania. Il primo è sempre sotto i riflettori mediatici perchè gestisce, commenta e informa, un giorno si e l’altro pure, sui dati della pandemia locale, mentre i circa 70 parlamentari veneti a Roma stanno a guardare tranne poche e rare eccezioni.  Entrambi i governatori pare che nella vita abbiano svolto solo il ruolo politico nel loro ambiente regionale. Niente lavoro diverso privato oppure pubblico. Eppure entrambi non sono nobili come i Dogi o della corte dei Borboni. L’ambiente veneto come quello campano e delle altre 18 regioni amministrative italiane pare che trascuri le vaccinazioni degli anziani per altri gruppi di persone, dice il Governatore nazionale, che ha il merito di aver studiato sodo e lavorato senza il premio dell’orticello elettorale o feudo che meglio esprime la democrazia partitica odierna nostrana. Ogni ambiente va esaminato senza trascurare la Storia generale e non solo quella locale spesso scritta con troppo campanilismo, governato ad arte popolare dai politici che approfittano della credulità dei sudditi, ma non dei cittadini pensanti e critici, cha applicano l’art. 4 della Costituzione.

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