LETINO / GALLO MATESE. Meteo di una volta a Letino:”Se a Gallo piove a Letino Fiocca, figuriamoci alla povera Rocca”.

Bisognerebbe poterlo chiedere in proposito al prete letinese (Vaccaro) che fu anche vicario del Vescovo d’Alife nella seconda decade del 1900. Da Roccamandolfi nel 1861 una banda di briganti…

di Giuseppe Pace

Attualmente sul Matese alto e basso nonché l’ampio pedemontano c’è stata una perturbazione climatica con freddo siberiano, ampiamente prevista. Una volta a Letino si diceva: “Se a ru Uall chiov a ru Tinu sciocca, figurammc alla povera Rocca” (Se a Gallo Matese piove a Letino fiocca, immaginiamoci alla povera Roccamandolfi). I letinesi, miei conterranei di nascita, nel proverbio antico avevano un po’ il barometro, il pluviometro ed altri strumenti utili per fare previsioni meteo. Lassù, nella comunità civile più in alto del Matese, credevano e forse credono ancora, erroneamente, che Roccamandolfi fosse più povera di Letino. Invece “Rocca”, è a quota altimetrica più bassa di Letino anche se è esposta a nord del Matese e dunque d’inverno il rigore del freddo è, spesso ma non sempre, più intenso. Mentre attualmente Roccamandolfi (IS) ha circa un migliaio di abitanti residenti e Letino meno di 700, nel recente passato la prima comunità ne ha avuti più di 3 mila e Letino 1300 al massimo. Con Letino Roccamandolfi ha sempre avuto, fino agli anni Cinquanta, scambi economici notevoli. Emblematico era il baratto tra le pere roccolane e le patate letinesi, che l’Ispettore Scolastico Benedetto d’Angelo, vivente a Bojano (CB) ricorda bene. In autunno le donne letinesi andavano con asini e muli carichi di sacchi di patate e le scambiavano con le pere carnose di Roccamandolfi: due sacchi di patate per un sacco di pere. D’Angelo protestava con la mamma, il papà era morto, di dare alle letinesi due sacchi di pere per due sacchi di patate, ma la madre lo zittiva per rispetto della tradizione che aveva fissato l’iniquo baratto. Ciò l’ho scritto sia nel saggio dedicato solo a Letino e là presentato il 14 agosto 2009 che nel saggio “Piedimonte M. e Letino tra Campania e Sannio”, Energie Culturali Contemporanee Editrice, Padova 2011. Saggio non ancora presentato in biblioteca diocesana di Piedimonte Matese (ma presente in parrocchia a Sepicciano) poiché scrissi un vasto capitolo anche sulla Diocesi che comprende pure la parrocchia di Letino, dove è ancora ministro di culto don Domenico Iannotta, vetusto prete, originario di Valle Agricola, che pare parteggi appassionatamente e senza riserve per il suo collega letinese (don Raffaele Fortini) del 1877 che di fronte alla Banda del Matese la tenne calma (con parole, poco pastorali, di condivisione dell’azione violenta) per difendere il suo gregge di anime e corpi. Ugualmente avrebbe fatto il prete di Gallo Matese, Vincenzo Tamburro. Bisognerebbe poterlo chiedere in proposito al prete letinese (Vaccaro) che fu anche vicario del Vescovo d’Alife nella seconda decade del 1900. Da Roccamandolfi nel 1861 una banda di briganti capeggiata da due roccolani tra cui Cimino, assassinarono delle povere guardie nazionali davanti la chiesa dedicata al patrono di Letino, San Givanni Battista. Letino oggi è in forte calo demografico e i turisti di fine settimana non bastano a sollevarne l’economia sempre più povera e neanche più autoctona. Il 9 febbraio scrissi un articolo sullo scarso turismo anche a Piedimonte Matese: ”Firmata un’altra intesa tra le Autorità civili comunali-Sindaco di Piedimonte M. – e provinciali- Presidente della Provincia di Caserta – finalizzata alla sperata, da troppo tempo, valorizzazione dell’antico palazzo ducale. Il carosello continua tra la necessità di valorizzare e quella di aprire i cordoni della borsa pubblica per spandere e spendere. In moltissimi Comuni del Mezzogiorno, in particolare, il rimbalzo di palazzi storici tra i comuni, le province e gli Enti Locali Sovracomunali non sta apportando nuovi turisti ai pochissimi che vi giungono, fatte le eccezioni per poche città note ai più. La Provincia di Caserta, purtroppo, è all’ultimo posto nella graduatoria nazionale della qualità ambientale. Piedimonte M., che non fa ancora parte-come IV o V città del Sannio- ma quasi ultima in Campania, risente dell’ambiente sociale a sud di Caiazzo. Il nostro Mezzogiorno dovrebbe essere all’avanguardia per l’attrazione turistica, invece, non è cosi. Nella società italiana, lo dicono i nostri giovani che emigrano in massa per lavoro a Londra ed altrove, manca la meritocrazia, là, all’estero, invece, viene toccata quasi con mano. L’ascensore sociale attivo negli anni del boom economico si è bloccato nonostante la ripresa economica tanto sbandierata dalla Governance attuale. La scuola italiana comunque avrebbe bisogno di essere messa in grado di svolgere un servizio più efficiente e meglio rispondente alle aspettative anche dei genitori, non del passato dell’Italia analfabeta, ma di quella attuale, del 2018 d. C.. Davanti al Municipio di Piedimonte Matese, molti restano affascinati per il suggestivo Corridore del Cila di epoca sannitica, nonchè dei significativi reperti custoditi nel museo civico e palazzo ducale da meglio valorizzare anche con relazioni culturali varie e con la presenza periodica degli studenti ed emigrati di ritorno in cerca di radici culturali d’appartenenza territoriale. A Letino, invece, è meritoria l’opera pastorale di don D. Iannotta che ha voluto nel turrito castello medievale il Santuario mariano della Madonna Regina del Matese, prima nel castello si venerava la Madonna del Castello la terza settimana di settembre. Là, sull’altissimo Matese, in quel castello edificato dai Longobardi ed abbellito dai Normanni i turisti potrebbero giungervi più numerosi se ai morti venisse destinata altra località letinese (nel 1888 fu una giovane donna la prima ad esservi sepolta mi riferi don D. Iannotta nel 2008, a Piedimonte M., quando era vicario del precedente Vescovo). Una proposta di spostare il cimitero fu avanzata dal’ex Sindaco, Luigi Stocchetti, ma si scontrò con la forte tradizione dei suoi amministrati letinesi.

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