LIBERI / PIEDIMONTE MATESE. Furti e rapine nelle abitazione, arrestate 18 persone tra cui 16 albanesi e 2 italiani.

La gang di rapinatori è accusata di 5 rapine aggravate e 34 furti in casa commessi tra la Campania ed il Lazio.

I carabinieri della compagnia di Caserta stanno eseguendo, nelle province di Caserta e Napoli, ben 18 arresti, tra cui 16 persone  di origine albanese e due italiani, tutti indagati per furto e rapina aggravati, estorsione e ricettazione. Le accuse sono state mosse dalla Procura del Tribunale di S. Maria C.V., dopo svariate denunce di efferate rapine in casa, degenerate in vere e proprie aggressioni nei confronti delle vittime, non ultima quella consumata a Liberi, in provincia di Caserta (ma diverse quelle consumate nel matesino), nel corso della quale i malviventi avevano ingaggiato una violenta colluttazione con un amico dei proprietari di casa che, trovandosi al”interno dell’abitazione, aveva reagito mettendo i malviventi in fuga. Dalle indagini, grazie a intercettazioni telefoniche ed ambientali, e coadiuvate da sopralluogo effettuato dai carabinieri nella casa, sono emerse tracce di sangue riconducibili ai rapinatori, reperiate ed inviate al Racis (Raggruppamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche), cosa che, dietro riscontro, ha consentito l’identificazione grazie alla comparazione del Dna due cittadini albanesi. Sempre con la stessa tecnica: gli albanesi si contattavano e dandosi appuntamento in un punto d’incontro prestabilito. Lì spegnevano i telefonini per non essere localizzabili, definivano ruoli e compiti di ciascuno, quindi l’autista accompagnava la gang nel luogo prescelto, per poi allontanarsi. Solo alle prime ore del mattino, dopo svariati furti messi a segno nella stessa zona, tutti armi in pugno ed a volto coperto, con abiti scuri e scalzi per evitare rumori, i malviventi, che agivano sempre in 4 o 5 componenti, contattavano l’autista per farsi venire a recuperare in un punto prestabilito. In diversi casi si impossessava anche delle autovetture delle vittime, grazie alle chiavi originali prelevate nelle abitazioni oggetto di furto, che venivano poi parcheggiate in attesa di essere vendute a terzi compiacenti o restituite ai proprietari dietro il pagamento di somme di denaro. Gli albanesi telefonavano i proprietari delle auto rubate chiedendo loro un pizzo per la restituzione. Se l’operazione non andava in porto, i veicoli venivano consegnati a ricettatori attraverso officine compiacenti. E qui che entrano in gioco i due italiani.

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