PIEDIMONTE MATESE / BOJANO. Per chi il Parco Naturale Nazionale del Matese?

Nessuno nega che il Matese sia un territorio scrigno di tesori naturalistici ed ambientali, ma per valorizzarli non è affatto utile un carrozzone “clientelare” che si aggiunge ad altri esistenti…

di Giuseppe Pace (Naturalista e socio onorario del “Club Ragno” di Bojano).

Un parco naturale serve ad aumentare il reddito dei residenti? Non ci sono esempi che ciò sia stato realizzato a parte qualche paesetto abruzzese, ma gli altri no ad esempio. Ben venga il Parco del Matese se servisse ad aumentare il reddito dei residenti e non solo dei pochi addetti alla sua gestione. Esistono luci ed ombre per istituire e gestire i parchi naturali sia regionali che nazionali. Ne scrissi un articolo su “Molise Economico” negli anni Ottanta e ne parlai ad un corso di aggiornamento professionale del Collegio Provinciale dei Geometri di Padova circa 30 anni fa. Le luci, in estrema sintesi, sono basate sulla necessità di non consumare ancora ciò che resta di verde e di tipico in aree particolari del nostro Paese e comunque utilizzarle in modo più accorto ed ecosostenibile. I parchi regionali sono più flessibili e con più personale indigeno che conosce già il parco e ne è radicato ed appartenente, ma sono anche più possibili deroghe continue su pressione degli enti locali rispetto a quelli nazionali più statuari e con personale meno locale. In ogni caso il prevalente vincolismo è quasi connaturato all’amministrazione dei parchi che sono, spesso, una mera sommatoria di funzioni già di prerogativa dei comuni, province e regioni d’appartenenza territoriale. Ciò premesso si condividono le riserve espresse due anni fa da alcuni comuni molisani del Matese, che dovevano esprimere pareri senza prima aver visto, letto e condiviso lo statuto e il regolamento inerenti il parco naturale nazionale del Matese, che, è ben precisare, è stato voluto dai parlamentari molisani più che campani. Dai media di questi giorni si legge che un vero e proprio comitato molisano si oppone al parco del Matese. Sembra cosa buona e giusta che provenga dal Molise una voce, frutto di pensare non di moda ecologica. Nessuno nega che il Matese sia un territorio scrigno di tesori naturalistici ed ambientali, ma per valorizzarli non è affatto utile un carrozzone “clientelare” che si aggiunge ad altri esistenti, soprattutto se campani dove pare che la corruzione ed il nepotismo istituzionale siano più presenti, basta leggere la cronaca frequente dei media. Afferma il roccolano, D. Pinelli.”La Pro Loco è un’organizzazione politica legata alla pubblica amministrazione? Assolutamente no! Abbraccia e accoglie tutti coloro che hanno voglia di lavorare e che credono nelle potenzialità del paese”. Se ciò è vero c’è da sperare in una pluralità di voci che devono significare tutela della diversità non solo biologica, tanto reclamata oggi come biodiversità, ma anche di cultura non servile al Sindaco di turno che non sempre, nei piccoli centri, è il risultato do un democratico voto d’opinione. Da vari mesi si susseguono incontri e convegni nell’area politica campana del Matese, molto meno in quella molisana. Uno di questi incontri di prestigio per la presenza del ministro dell’ambiente, napoletano, è stato a Pietraroja, paese chiave per la paleontologia del Matese con il più noto fossile di Celurosauro Scipionix samniticus. Questo famoso fossile fu presentato anni fa negli aspetti tecnici dal paleontologo, Teruzzi, da me invitato all’Università di Padova, come segretario della società naturalisti “U. D’Ancona”. Erano presenti all’incontro molti soci tra cui l’eurobiologo Antonio Garbetta, che poi venne con me a Cusano Mutri il 30 gennaio 1999 a parlarne nell’ambito dell’ipotesi di galleria del Matese, avversata da pantofolai ecologisti di moda nonostante l’unanimità dei cusanesi e del moderatore di allora, Luca Colasanto, direttore di Sannio Oggi, fu presente come relatore il paleontologo Sergio Bravi. Il giacimento fossilifero di Pietraroja è stato studiato da valenti esperti tra cui lo studioso straniero del 1700 Scipione Breislak (da cui l’omaggio al piccolo reperto di dinosauro “Scipionix samniticus” di oltre 110 milioni di anni) al quale seguirono altri studiosi: Francesco Bassani, C. F. Parona e Giuseppina Osimo, Giuseppe Fittipaldi, Beniamino Caso, C. Dal Sasso, E. Di Iorio, S. Bravi, G. Pastura, M. Mainelli, ecc., senza trascurare uno dei primi descrittori ottocenteschi, Giuseppe Volpe, prof. di storia naturale al liceo sannitico di Campobasso, poi deputato al parlamento. Il giacimento fossilifero di Pietraroja, ha circa 4000 reperti di forme di vita che popolavano le aree lagunari circa 100 milioni di anni fa. Sono stati ritrovati resti fossili di gasteropodi, lamellibranchi, crostacei decapodi (gamberi) ed echinodermi. Di notevole interesse scientifico sono i resti di vertebrati terrestri quali coccodrilli, rettili sphenodontidi, il noto “Ciro”, dinosauro teropode ed anfibi urodeli. I vertebrati marini sono rappresentati da una notevole quantità di pesci fossili, oltre 20 specie, ripartite in 12 famiglie e appartenenti a ben quattro gruppi sistematici differenti. I fossili “minori ” del giacimento sono rappresentati da resti vegetali e dalle impronte lasciate da vermi o da gusci di piccoli molluschi. Il giacimento di Pietraroja è stato oggetto di studio e di scavo da circa 200 anni. Pietraroja è conosciuta prevalentemente quale sito geologico. Già famosa alla fine del 1700 come sito scientifico per il ritrovamento di fossili, deve il suo nome proprio alle impregnazioni di ossidi di ferro che presentano i suoi calcari. Uno dei primi studiosi che diede notizie sul rinvenimento di pesci fossili in Pietraroja fu Scipione Breislak, che ne parlò nel suo lavoro del 1798 “Topografia Fisica della Campania”, ma fu nel 1982 che i circa 40 ettari della Civita di Pietraroja vennero dichiarati Parco Geopaleontologico, divenendo il primo parco di questo genere in Italia. In realtà, se molti fossili sono venuti alla luce, altri ancora sono celati nei calcari di Pietraroja, calcari che rappresentano un particolare episodio sedimentario di un ambiente lagunare, di tipo tropicale. Buona parte della fauna fossile di Pietraroja è costituita da pesci fossili, di cui si contano circa 22 specie, ma non sono mancati ritrovamenti di rettili, gasteropodi e resti vegetali. Di Pietraroja si segnalano anche “Le Focarelle” evidenziate dal genius loci, dr. Rosario Di Lello sull’Annuario dell’ASMV. Già riportato il reperto di un dente umano rinvenuto ad Isernia, ‘Rispunta’ il dentino del bimbo preistorico vissuto 600mila anni fa. In via del tutto eccezionale, il prezioso reperto rinvenuto nell’area di scavo del paleolitico nel 2014, domani tornerà in esposizione, anche se soltanto per due giorni, nelle sale del Museo Nazionale del Paleolitico. Un vero e proprio tesoro quello che, allo stato attuale delle ricerche, rappresenta il più antico resto umano della penisola italiana. Si tratta del primo incisivo superiore sinistro da latte di un bambino deceduto all’età di circa 5-6 anni. Ad Isernia la scoperta della paleo superficie de La Pineta, causò l’istituzione dell’Università voluta anche dall’isernino Senatore Pasquale Lombardi. Dopo la preoccupazione del mondo culturale italiano, dello scempio ambientale durante gli anni del boom economico 1953-73, sono seguiti anni di ecologia di moda tipica del cittadino metropolitano che chiedeva e chiede di avere parchi e riserve dove andare a fine settimana e poco gli importa se là il vincolismo connesso al parco possa ingessare lo sviluppo ed aumentare lo spopolamento come il caso di molti comuni matesini. Ma leggiamo la cronaca degli ultimi atti connessi al parco in esame:«Gli esperti assicurano che a Pietraroja ci sono ancora tanti tesori da riportare alla luce. Io stesso sto scoprendo solo adesso quanto sia importante un reperto come Ciro, unico al mondo. E il Parco nazionale del Matese rappresenta una eccezionale opportunità, non un vincolo per il territorio», ha affermato il ministro dell’Ambiente Sergio Costa che, insieme al sottosegretario Salvatore Micillo, ha partecipato a un doppio evento promosso dal Comitato di gestione provvisoria dell’Ente Geopalentologico di Pietraroja. Ripeto, in area campana, a me pare che ci siano più aspiranti a presiedere e, in ogni caso, a gestire il parco e i non pochissimi soldi pubblici ad esso connessi. Un altro incontro si è svolto a Benevento nella sede della Soprintendenza e il tema è stato ‘Tesori nascosti. Tesori svelati. Ente Geopalentologico di Pietraroja: un’opportunità per il Sannio’. Qui il ministro Costa ha confermato che si proseguirà a sostegno dell’Ente nell’attività di valorizzazione del pregevole geosito di Pietraroja: «Un’area – ha rilevato Costa – che ha già riservato meraviglie come il fossile “cucciolo” di dinosauro che non ha eguali nel mondo. Ma sicuramente ne sta custodendo molti altri perché gli studiosi non hanno dubbi in merito. Riportiamoli alla luce, l’Ente Geopalentologico di Pietraroja ha le carte in regole per svolgere al meglio il ruolo di ricerca e promozione dei tesori già svelati e di quelli che attendono di esserlo». Ruoli rivendicati con determinazione dal presidente del Comitato di gestione provvisoria dell’Ente Geopalentologico: «L’Ente è nato con la mission prioritaria di fare ricerca scientifica al massimo livello ma anche di promuovere gli straordinari risultati delle campagne di scavo condotte e da condurre nel prossimo futuro». Il soprintendente ha sottolineato che «la Soprintendenza fornirà sempre il proprio apporto alle nuove ricerche che intenderà avviare l’Ente, ma accanto a nuove campagne di scavi non va trascurato lo studio di quanto è già venuto alla luce a Pietraroja». Il Rettore dell’Università del Sannio e il direttore dell’Università Federico II di Napoli hanno confermato la consulenza scientifica e il supporto logistico necessari alle attività dell’Ente. Altro appuntamento, sempre a Pietraroja è stato il confronto su ‘Ente Geopalentologico di Pietraroja e Parco nazionale del Matese. Ricerca, tutela, valorizzazione: opportunità di crescita e sviluppo per il territorio’. Accompagnato da politici locali, il ministro Costa ha inaugurato la sede istituzionale dell’Ente Geopalentologico. Tremila metri quadrati con ampi locali da destinare a laboratori e alloggi per i fruitori del nascituro Centro di ricerca e formazione dedicato in particolare agli studiosi di paleontologia di tutto il mondo. «Può diventare un punto di riferimento che valica i confini nazionali – ha dichiarato Sergio Costa -. L’importanza dei ritrovamenti già effettuati del resto la dice lunga sulle potenzialità». L’assessore all’Ambiente della Regione Molise afferma: «Discutiamo di tutto con tutti – ha messo in guardia il delegato della giunta Toma – ma non in eterno. Se c’è una certezza è che non ci faremo commissariare». Anche l’assessore all’Ambiente del Comune di Campobasso ha preso parte all’incontro e ha affermato che «garantirne la protezione deve tramutarsi in azioni integrate di antropizzazione, rendimento e investimento. Solo valorizzando tali obiettivi si può solidamente promuovere il nostro territorio e salvaguardarne la ricchezza naturale e il potenziale socio-economico». In questi incontri spesso si dicono cose non vere come: «precisi studi di settore dimostrano che i Parchi accrescono il valore delle realtà che ne fanno parte. È quanto accadrà anche per il Parco nazionale del Matese in connubio con l’Ente Geopalentologico di Pietraroja se sapremo tutti insieme dare seguito fattivo alla eccezionale opportunità che abbiamo tra le mani». Il parco geopalentologico di Pietraroja fino ad ora non ha richiamato folle di turisti se non uno sparuto numero di cultori di paleonologia e qualche scolaresca. Ma ciò non riguarda solo il piccolo museo locale, è un po’ una realtà di tanti piccoli musei italiani, burocratizzati e non resi appetibili culturalmente da parte dei più I parchi naturali, regionali e nazionali, in realtà accrescono le spese pubbliche, derivanti dalle tasse dei singoli, per “mummificare” l’ambiente naturale ed economico e i residenti del Matese montano avranno altri vincoli oltre quelli comunali, provinciali e regionali già esistenti. Se si chiedesse di esprimersi liberamente a favore o contrari al parco naturale e si facesse un referendum popolare, riservato ai residenti dei comuni del parco del Matese, come anche di altri parchi in territorio nazionale, avremmo, la sorpresa, per alcuni, della maggioranza dei contrai. Voce del popolo, voce di dio e le sentenze della magistratura si rifanno sempre al popolo sovrano come le elezioni democratiche! Se il presunto comitato contro il parco istituisce il referendum avrà qualche soddisfazione dopo le critiche e le opposizioni di molti politici e soprattutto di non pochi ecologisti di moda. Da tempo i parchi naturali vengono convertiti in parchi tematici come storico ad esempio. Il Matese oltre ad essere la montagna sacra dei Sanniti è ricco di storia locale dei tanti paesetti che lo costellano, storia localistica poco nota. Anni fa, 1986, proposi un Museo del Paesaggio del Matese, ma restò lettera morta sull’Annuario dell’ASMV nonostante l’entusiasmo del suo Presidente, vero precursore di studi storici localistici. L’approccio alla tutela della natura è più tipico della cultura del centro-nord Europa rispetto alla cultura del Sud Europa. La quasi assenza di partiti verdi in Italia la dice lunga.

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