PIEDIMONTE MATESE / ALIFE / LETINO / CASTELLO DEL MATESE. Il Ministro Di Maio intende fare luce nella Pubblica Amministrazione: come quella della valle alifana dove l’ascensore sociale è bloccato.

“Il lavatoio pubblico di Piedimonte d’Alife oppure la fontana fuori di Porta Piedimonte d’Alife, mi fa ricordare ancora le donne intende a lavare i panni, prima degli anni Settanta, quando le lavatrici giunsero in ogni casa anche in quelle dei meno abbienti concentrati nel rione Vallata”.

di Giuseppe Pace (già Segretario del Centro Studi Meridionale).

Il nuovo Ministro del Lavoro nonché viceprimoministro, On. Luigi Di Maio, da tempo suona l’allarmante campanello della verifica delle assunzione negli enti pubblici italiani, ma essendo campano, conosce bene la sua regione, che gli ha dato il consenso elettorale massimo. La inascoltata voce popolare italiana e campana in modo speciale, da tempo, dice che in molti enti pubblici le assunzioni non sono trasparenti, né basate sul merito. Il territorio montuoso, collinare e pianeggiante del Mezzogiorno è da troppi decenni terra d’emigrazione. Anche nel Sannio Alifano l’emigrazione per molti è stata la strada maestra per fuggire dalla miseria, ma ancora di più da un municipalismo e da un ceto sociale abbiente che difendeva e difende solo i propri privilegi spesso acquisiti non in modo legale. Se si leggono i dati censuari dei 17 comuni della Comunità Montana Matese, si constata un fortissimo calo demografico di Gallo Matese (da 2546 ab. nel 1951 a 707 nel 2011) e Ciorlano (1.045 ab. nel 1951 a 487 nel 2011), ma non è basso neanche quello di Letino, Fontegreca, Valle Agricola, San Gregorio Matese, Prata S., ecc.. La stessa Alife pianeggiante, nel recente passato ha avuto un forte esodo verso le Americhe, mentre Piedimonte Matese, ultimamente, non cresce più di residenti, nonostante le molte scuole ed uffici pubblici, anche se in diminuzione. In totale i 17 comuni matesini dal 1951 (43.720 ab.) al 2011 (41.144 ab.) hanno registrato quasi 3 mila emigrati. Pochi comuni fanno eccezione come Castello del Matese (da 1229 a 1485 residenti) Alife con 6.631 nel 1951, 6.096 nel 1961 poi 5811 nel 1971 ed infine la crescita da 6930 del 1991 a 7442 nel 2011 residenti. Letino da 1315 ab. del 1852, al massimo di ab. del 1951 con 1346 fino ai 793 ab. del 2011. Sono ancora evidenti non poche case chiuse da tempo e con la porta chiusa ancora con un palo, in paesi montani. Non pochi del territorio del Sannio, soprattutto campano o alifano, pensano che nel passato molti Enti Locali (Provincia in primis) hanno assunto parenti ed affini di politici in auge o del sottobosco ben in ombra del potere. Ma ciò non è un fenomeno solo meridionale, anche se là assume connotazioni maggiori. Nel Sannio Alifano in modo speciale a salvarsi, mediante l’ascensore sociale, pare sia solo il sistema scolastico dei docenti, basato su graduatorie e persone non poco scolarizzate, spesso laureate, abituate a fare ricorso se qualcosa non è legale. Lo fa un docente il ricorso e lo fa più facilmente anche l’altro. Viceversa, pare a molti, ciò non avviene in altri sistemi pubblici locali e senza fare nomi degli Enti Locali, anche municipali dove non bastano solo i gettoni di presenza delle commissioni (vedi Caserta emblematicamente, dove pare che i gettoni permettano stipendi non bassi). Non è superfluo ipotizzare che anche tra i nuovi eletti ai municipi del Sannio Alifano, hanno parenti ed affini piazzati in ditte costruttrici, uffici pubblici, ecc. che possano essere utili per vincere appalti, far sollecitare la pratica concorsuale, timbrare la concessione opportuna (vedi recente sentenza di condanna di interdizione dai pubblici uffici di Sindaci e titolari di agriturismi matesini che hanno riscosso fondi non per le finalità per cui erano stati erogati). Non è la prima né l’ultima volta che dei Governatori regionali meridionali si riuniscono per chiedere il riscatto del Mezzogiorno. E’ cosa buona, ma le modalità di ridurre l’ampiezza del divario tra nord e sud possono essere tanto diverse. La strada più facile è sempre quella in discesa: lo Stato provveda con leggi, decreti, enti nuovi e vecchi per fare arrivare più soldi da spendere nel Mezzogiorno, magari non preoccupandosi molto degli errori del passato tangentizio e del malaffare frequente e diffuso. Questa volta comunque pare che la cosa sia diversa e si è deciso “Un memorandum per il rilancio del lavoro pubblico nel Mezzogiorno è stato sottoscritto a Napoli dai governatori delle regioni meridionali De Luca (Campania), Musumeci (Sicilia), Oliverio (Calabria), Toma (Molise) e Pittella (Basilicata). Emiliano (Puglia), assente per motivi istituzionali, ha dato comunque la sua adesione. Per lui c’era l’assessore Leo. «Nei prossimi cinque anni – si legge nel documento – nel nostro Paese andranno in pensione circa 450mila persone. Occorre accelerare fortemente i tempi di reintegro. Per il Sud è una grande occasione per abbassare l’età media dei lavoratori e aumentare il numero dei laureati. Tutti obiettivi che le sei regioni firmatarie del memorandum condividono e che possono perseguire senza costi ulteriori di bilancio pubblico perché tutte le assunzioni verranno effettuate rispettando i vincoli di finanza pubblica vigenti». Il Sud compatto al di là dei colori politici nella tutela dei propri interessi, ha commentato De Luca. Il patto fra presidenti mira a replicare il modello in tema di lavoro nelle altre Regioni. Abbassare l’età media dei lavoratori, aumentare il numero dei laureati, far diminuire il numero dei giovani che vanno all’estero dopo la scuola secondaria o dopo la laurea, testare la capacità in concreto delle persone selezionate, aumentare l’utilizzo delle nuove tecnologie: sono gli obiettivi del Piano per il lavoro nelle pubbliche amministrazioni elaborato dalla Campania e condiviso ieri mattina a Napoli, presso Villa Pignatelli. L’impegno è quello di «dar vita ad un grande piano per il lavoro pubblico che parta dalla rilevazione dei fabbisogni di tutte le amministrazioni pubbliche, che accompagni le amministrazioni nella individuazione dei migliori profili professionali da assumere e che infine selezioni, attraverso concorsi omogenei e procedure trasparenti, le migliori risorse umane». Dal nuovo Governatore molisano, eletto dal Centrodestra e Pentastellati, parte l’iniziativa, insolita, di una sorta di minigoverno degli stati confederali del sud. No è solo una volontà di ritrovarsi, ma leggiamo cosa dice. Nel suo intervento, il governatore del Molise, Donato Toma, ha proposto l’istituzione del Consiglio dei presidenti delle Regioni meridionali. «Ogni Regione – ha detto – può diventare coordinatrice di studi e proposte su tematiche strategiche. Ritengo che, lavorando insieme e facendo sistema, il Sud possa avere maggiore peso a livello nazionale e internazionale e recuperare più agevolmente il gap con il Centro-Nord». «Il lavoro non è l’unico tema all’attenzione dei presidenti delle Regioni del Sud, ma è un tema complementare ad altri, come ad esempio le infrastrutture. Il Molise vuole diventare capofila, come ha fatto la Campania per il lavoro nella pubblica amministrazione, su questo fronte», ha aggiunto a margine dell’incontro. «Come ho detto alla ministra Lezzi qualche giorno fa – le parole di Toma all’agenzia Italpress – le infrastrutture sono fondamentali per noi, perché sono in diretta connessione con la creazione di lavoro. Abbiamo la necessità in Molise di fare investimenti pubblici per le infrastrutture. Oggi si è ricordato anche Roosevelt, che portò l’America fuori dalla crisi del ‘29 attraverso un grande piano di investimenti pubblici keynesiano». A sentire la salentina e Pentastellata, Ministra per il Sud, qualcosa di nuovo sembra stia bollendo in pentola governativa. Certo è che il cittadino meridionale registra un reddito procapite che è ormai la metà di quello settentrionale. È Basiglio, in provincia di Milano (nel cui territorio c’è il quartiere residenziale Milano 3), il comune italiano con la maggior concentrazione di “paperoni”. Campobasso, invece, si piazza agli ultimi posti. Lo rileva una classifica redatta da Uhy Italy, un network di società che operano nel campo della consulenza fiscale, della revisione e della consulenza sul lavoro. A Basiglio i supercontribuenti sono il 7,6% del totale. Nella top ten figurano Luvinate, a Varese, con il 3,9% ma anche Torre D’Isola, Segrate, Gallate Lombardo e Gavazzana. Fra i capoluoghi di regione primeggia Milano, dove i maxi-contribuenti sono 30.316 su oltre 971mila, ovvero circa il 3,1%. Significa che in città un contribuente su 33 guadagna oltre 10mila euro, lordi, al mese. Al secondo posto c’è Roma con l’1,7% dei contribuenti ricchi; a seguire Bologna, Firenze e Torino. Agli ultimi posti Campobasso (0,5%), Catanzaro (0,6%) e Potenza (0,6%). Per elaborare la classifica dei più ricchi, l’azienda ha analizzato le dichiarazioni dei redditi del 2015 di tutta Italia. Milano è peraltro anche il capoluogo dove si fa sentire di più il peso del fisco che viaggia attraverso l’addizionale Irpef. Terza Napoli con 267 euro e quasi la metà dei contribuenti indenni. I capoluoghi con l’addizionale più leggera sono Aosta con 86 euro per contribuente, Firenze con 101 euro e Trento con 171 euro. Al Mezzogiorno comunque bisognerebbe poter puntare sulla crescita delle aziende privata che producano merci e servizi di qualità. Non bisognerebbe ripuntare sul solito Stato padronale, spesso pieno di ottusa burocrazia, che nel nostrano Sud genera solo circoli non virtuosi soprattutto in certe aree già problematiche socialmente e con più difficoltà ad esprimere il voto d’opinione per il riscatto dignitoso del cittadino meridionale e non il solito voto di scambio diffuso, che genera nuove sudditanze, nuove miserie che si aggiungono alle precedenti. I concorsi pubblici negli Enti Locali hanno sempre fatto dubitare sull’efficienza della trasparenza necessaria. Stavolta sarà diverso? Non basta solo sperare, ma agire con critica e vigile presenza democratica confidando sul ruolo legale degli organi preposti, che garantiscono di salire sull’ascensore sociale il meritevole e non il solito figlio, parente, affine, e galoppino del politico in auge o del sottobosco clientelare. Un Ministro per il Sud lascia sperare, speriamo solo in non vecchie illusioni e conseguenti delusioni. Nel settentrione la disoccupazione giovanile dei laureati è inferiore al 3% e l’85% dei laureati trova lavoro ad un anno della laurea, un terzo di studenti universitari è di fori regione, in gran parte del Mezzogiorno d’origine. Ad andarsene all’estero sono soprattutto laureati e dottorandi in cerca di migliore condizioni occupazionali: i “migranti economici” dell’Italia in generale e dal sud in numero maggiore. Sono più degli stranieri che sbarcano sulle nostre coste: 181mila nel 2016, 200mila quelli attesi quest’anno. Sono le anticipazioni del Dossier statistico sull’immigrazione 2017, che il centro studi cura insieme alla rivista Confronti. Da cui si deriva anche che questa fuga di cervelli costa al Paese che non riesce a valorizzarli oltre 9 miliardi di euro: tanto lo Stato italiano ha speso per la loro formazione. In Ungheria è vietato ad un laureato in Medicina di emigrare nei primi 10 anni dalla fine degli studi. Lo stato fa rientrare quanto ha speso per formarli. I media campani informano che:”Partiti si impegnino a non candidare mai più condannati in via definitiva e si provveda a licenziamenti dei dipendenti corrotti della P.A. “Il primato assai poco invidiabile della nostra regione per condannati in via definitiva per il reato di corruzione impone una risposta immediata da parte della politica e delle istituzioni. I partiti si impegnino a non candidare mai più e a non indicare per nomine di partito chi è stato condannato in Cassazione. Al tempo stesso è doveroso avviare i licenziamenti dei dipendenti giudicati corrotti dalla pubblica amministrazione. E’ bene ricordare che la corruzione arreca un danno economico al nostro Paese come ha stimato la Corte dei Conti prevedendo che il costo delle opere pubbliche in Italia lieviti in media del 40% proprio a causa di buste e bustarelle. A pagare, neanche a dirlo, sono i cittadini”. Lo ha dichiarato il consigliere regionale dei verdi, Francesco Emilio Borrelli commentando i dati dell’Università di Torino pubblicati dal Mattino”. La Campania ha il primato italiano di catene truffaldine che si infiltrano dappertutto, ma eccellono negli appalti pubblici, il Sannio Alifano non è un’isola felice in Campania. Nel Sannio Alifano la trasparenza è sufficiente per prevenire tali infiltrazioni? Oppure esse sono in itinere se si valutano attentamente alcuni dei vecchi e nuovi eletti nei Municipi, dove potrebbero esserci parenti di proprietari di ditte che lavorano con il pubblico? Non ci lamentiamo poi se ad Alife ed altrove il dissesto finanziario municipale è emblematico. In alcuni Municipi poi l’arroganza di alcuni va ben oltre l’educazione contadina dei nostri padri e nonni ”cafoni meridionali”! Il lavatoio pubblico di Piedimonte d’Alife oppure la fontana fuori di Porta Piedimonte d’Alife, mi fa ricordare ancora le donne intende a lavare i panni, prima degli anni Settanta, quando le lavatrici giunsero in ogni casa anche in quelle dei meno abbienti concentrati nel rione Vallata. Al sud la Pubblica Amministrazione è ”gonfiata” per la mancanza di lavoro privato, ma nonostante ciò ed esculento il personale docente della scuola pubblica, c’è da verificare bene come sono stati assunti in tanti e come verranno assunti i nuovi, soprattutto nelle municipalità e negli Enti Locali più grandi Province, Regioni, Comunità Montane, Parchi e Consorzi vari. Di Maio dà un segnale di civiltà, che prima nessuno aveva saputo dare!

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