PIEDIMONTE MATESE / ALIFE / LETINO. Sannio Alifano: sanità, turismo e parco del Matese da promuovere meglio.

“… vedere il vescovo della diocesi d’Alife ai tempi del barone Carbonelli di Letino che gli chiedeva di richiamare i preti locali schieratisi per il popolo che lamentava l’eccesso di tasse”.

di Prof. Giuseppe Pace (Socio onorario del Circolo “Ragno” di Bojano).

Il Sannio, ed in particolare il Sannio Alifano, è da migliorare per più aspetti del suo non povero ambiente naturale e sociale. Per quest’ultimo, posto ai confini con il Molise tramite il Matese, mi piace ricordare “Gente che ancora conosce la creanza e alla parola mischia il sorriso, questo è da sempre il Molise”: è il messaggio poetico lasciatoci dal cantore molisano di Vinchiaturo, Emilio Spensieri, che andai a casa ad omaggiare alcuni anni prima che morisse. Mi disse: Letino è una gemma del Matese”, pensai ad una frase di cortesia perché gli dissi dov’ero nato. Egli volle il monumento in bronzo all’emigrato molisano dello scultore Taccola. Nel Molise, la cultura spartana, forse degli antichi Sanniti Pentri, sembra essere più presente e in essa vedo più diffusamente le virtuosità connesse alla vita attiva, sana, laboriosa ed onesta. Tali virtuosismi sono ancora (molti sono i segnali contrari) nella vicina terra matesina, del Sannio Alifano? Tale territorio che va da Caiazzo a Letino, dal 1945 fu amministrato dai casertani. Prima anche Letino, Gallo Matese, Capriati al Volturno, Ciorlano, Fontegreca, Prata S. ecc. erano della provincia di Campobasso e, Piedimonte d’Alife e circondario, invece, erano amministrati dalla provincia di Benevento. Nel nostrano bistrattato Mezzogiorno e con diffusa malasanità in Campania, in modo speciale, fa piacere constatare che il sistema sanitario è buono nel Molise. Ma leggiamo i media locali come, giustamente, esultano, anche se altre volte contribuiscono a nascondere, forse, le tristi realtà di nepotismo e corruzione pubblica non assenti. ”Molise al top per la mobilità sanitaria, unica regione del Centrosud in cui il saldo fra quella passiva e quella positiva è positiva. L’eccezione che riscatta il Meridione. È Fanpage, online d’inchiesta per antonomasia da qualche anno, a valorizzare in chiave molisana i dati del rapporto Gimbe sulla mobilità (che elabora i dati 2017, gli ultimi disponibili). Il Molise, evidenzia Fanpage, rappresenta un’eccellenza soprattutto per la mobilità attiva. La regione a statuto ordinario più piccola d’Italia è tra le prime in assoluto – soprattutto tra Centro e Sud – per il numero di pazienti che riesce ad attirare da altri territori in confronto a quelli che da lì emigrano per rivolgersi a sistemi sanitari di altre aree grazie anche al contributo di strutture quali Neuromed e Cattolica. Il Molise, dunque, emerge in questa classifica anche per l’alto numero di strutture sanitarie convenzionate ritenute un’eccellenza a livello nazionale. Un risultato che potrebbe ulteriormente migliorare puntando maggiormente sulla sanità pubblica regionale. Intanto, però, il Molise è l’unica Regione del Sud e del Centro con saldi positivi tra crediti e debiti. Numeri che riguardano il valore della mobilità sanitaria. Dal report di Gimbe emerge come abbiano saldi negativi, chi più chi meno, tutte le regioni al di sotto della Toscana: Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna. L’unica in positivo è il Molise con un saldo di 21 milioni. Per quanto riguarda la mobilità sanitaria attiva, cioè le prestazioni erogate dalla Regione ai cittadini non residenti, in numeri assoluti è in testa la Lombardia, seguita da Emilia Romagna, Veneto, Lazio e Toscana. La mobilità sanitaria passiva, cioè le prestazioni fuori dalla Regione di residenza, vedono invece in testa Lazio, Campania, Lombardia, Puglia, Calabria e Sicilia. Ultimo dato è quello dell’impatto economico pro capite, secondo cui il Molise ha il miglior risultato in Italia. L’impatto economico pro capite della mobilità sanitaria molisana è il più alto di tutti, superiore ai 300 euro”. Conosco tanti del Sannio Alifano che preferiscono ricoverarsi ed operarsi in ospedali molisani e non campani come tanti casertani che migrano al centro-nord per la sanità. Nel Molise non tutto funziona bene come la sanità, ma quello che funziona si vede subito per confronto con la vicina Campania, sciattona e invasa dalla parolaia partitocrazia inconcludente sulla soluzione dei problemi. Da anni vado scrivendo di allargare il Molise all’intero territorio del Sannio con il beneventano ed alifano in modo preferenziale. Ma il messaggio, espresso anche in due dei miei saggi scritti, resta lettera morta? Chissà! Scripta manent verba volant e non pochi sono i campano-sanniti che sono sensibili ala proposta della Regione Sannio di circa 1 milione di abitanti. La gestione della programmazione turistica fa acqua in tutto il Sannio e non è il caso di entrare in dettagli sensibili. Nel Molise i fondi erogati per incentivare il turismo che fine fanno? Ci sono forse Agenzie romane che fanno promozione…di se stesse? A Campochiaro, al tempio di Ercole, ne ho vista una ben pubblicizzata vicino al cancello chiuso ed ero insieme a soci del “Ragno” di Bojano. Perché non darsi da fare per aumentarla percorrendo nuove vie per gestire i tanti musei asfittici ed anche i parchi naturali ad iniziare dal nuovo timone da far manovrare ad un presidente superpartes del parco naturale nazionale del Matese? Se si sceglie in Molise è meglio perché risente di un tessuto sociale più sano e meno dominato dal pressappochismo partitocratico campano. Sono certo che lo stesso Parco Geopalentologico di Pietraroja i politici Sanniti saprebbero valorizzarlo meglio dei politici campani ad iniziare dagli ultimi incontri con la presenza del ministro dell’Ambiente, pentastellato napoletano, del quale Salvini aveva chiesto il subentro di altri. Mi spiacerebbe ulteriormente vedere il “mio” Matese nativo, ancora, terra di politicanti “parolai”, con stuolo di pennivendoli e che sovente agiscono solo e soltanto per propri fini e tornaconti di sistemazione: parafrasando il motto roccolano e molisano ”Sta bene Rocco, sta bene tutta la Rocca”! A Nord del Matese passa lo storico Tratturo della transumanza orizzontale Pescasseroli-Candela con tappa ad Altilia, dopo aver valicato Porta Bojano con epigrafi significanti del periodo romano. Un Parco del Matese che valorizzi le peculiarità naturalistiche, un contributo fu dato dallo scrivente sull’Annuario 1997 dell’ASMV ”Emergenze naturalistiche del comprensorio di Miletto”. Chissà cosa hanno detto del parco del Matese i roccolani ed altri dell’Associazione “Orizzonti del Matese Roccamandolfi, che ha invitato alla “Festa del Pastore 2019” che si è svolta Domenica 21 Luglio scorso, a Campitello di Roccamandolfi. I nipoti dei pastori vanno ascoltati perché sono meno monarchici dei nipoti dei contadini! Chi disse che i contadini sono monarchici, tra gli altri, si ricorda Lenin, che ammoniva i suoi seguaci di non fare affidamento sui contadini perché pieni di tradizioni tipiche della monarchia zarista. In realtà, spesso, nella storia trovi dietro i nobili a combattere per loro i contadini. Anche a Padova il guelfo Conte, Tiso di Camposampiero, combatteva Ezzelino da Romano, “tiranno” di Padova con truppe composte di suoi contadini. Si ricorda che E. da Romano era uno dei generi di Federico II e dunque era ghibellino, che i guelfi chiamarono tiranno. Anche in Campania la reazione alla repubblica francese dell’albero della libertà fu guidata da un Cardinale con i contadini dell’entroterra casertano-molisano, non dai pastori! La Chiesa universale non sempre è stata popolare, ma per i nobili che la costituivano dall’apice all’ultimo dei vescovi e degli Abbati ed Abbatesse. Si escludevano non pochi preti poichè ne servivano moltissimi. Nel territorio del Sannio Alifano la Chiesa è sempre stata, tranne poche eccezioni, dalla parte del potere costituito anche quando era tiranno per il popolo e se ne lavava le mani (vedere il vescovo della diocesi d’Alife ai tempi del barone Carbonelli di Letino che gli chiedeva di richiamare i preti locali schieratisi per il popolo che lamentava l’eccesso di tasse) come il Sannita Ponzio Pilato appartenenti alla gens Pontii di Telese. Anche la Chiesa molisana, come la Diocesi di Campbasso-Bojano, funziona di più: un esempio emblematico, tra i tanti, è il recente libro dedicato alla memoria del Sacrato bojanese, Nuzzi, e voluto dal locale Arcivescovo d’origine trentina con lettere di approvazione da altri Sacrati più in alto nello stato Vaticano.

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  1. agosto 11, 21:23 Anonimo

    Onore a té caro Giuseppe, tu sei una gemma della gemma!!!

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