PIEDIMONTE MATESE. Comunità Montana Matese: onda di malcontento popolare anti PD e raccolta firme per sostenere il candidato presidente di frontiera contro giochi di potere sottobanco.

«E poi dice che uno si butta a destra!…», direbbe Totò.

Nel Partito Democratico campano c’è chi continua ad infliggere duri colpi alla credibilità dei DEM, minando alla radice, già un anno prima del voto, quella fiducia degli elettori che sarà il fattore chiave per imprimere slancio alla ricandidatura del governatore Vincenzo De Luca nel 2020. La pensano così centinaia di cittadini-elettori nell’alto Casertano, dove da settimane va avanti il braccio di ferro tra le aspettative delle comunità locali, protese verso un autentico rinnovamento per il rilancio turistico-occupazionale di queste terre, e la politica di stampo spartitorio che si starebbe giocando a Napoli, proprio nelle stanze del gruppo DEM alla Regione, all’insaputa dello stesso presidente De Luca e dei vertici locali del partito di Nicola Zingaretti, per piazzare alla presidenza dell’Ente montano un uomo “di apparato”, prono ai diktat in arrivo dal capoluogo partenopeo. Manovre che non sono passate inosservate a cittadini, associazioni ed imprese locali, dal momento che solo a fine settimana scorsa la compagine dei 9 sindaci della primavera matesina aveva reso noto il lungo, articolato documento in cui gli stessi, forti della maggioranza raggiunta, indicavano per la presidenza dell’Ente un loro rappresentante: il primo cittadino di Prata Sannita Damiano De Rosa, eletto il 26 maggio con uno straordinario consenso popolare. L’imposizione politica calata dall’alto, oltre a non essere stata sottoscritta in nessun documento ufficiale, potrebbe rompere quel patto siglato qualche giorno fa dai sindaci di frontiera nell’esclusivo interesse dei baif, i 200 lavoratori forestali della Comunità Montana da mesi senza stipendio, i quali avevano espressamente invocato una nuova governance in seno alla Comunità Montana del Matese che esprimesse competenze, professionalità e nominativi condivisi anche dalla base dei lavoratori. E’ scattata perciò una autentica mobilitazione popolare contro chi, in area Dem,  ta tentando il “golpe” politico all’insegna delle vecchie logiche spartitorie, tanto che è partita una raccolta di firme cui stanno aderendo in primis quegli stessi cittadini che solo qualche giorno fa plaudivano, entusiasti, all’investitura di De Rosa. Come Maria Gioia Tomassetti, presidente del Comitato Raviscanina: «Uno dei sindaci del Matese che ha espresso con celerità e risolutezza il proprio NO alla sperimentazione 5G sul territorio matesino è stato scelto come Presidente della Comunità Montana del Matese; che sia l’inizio di incarichi dati a chi ama il territorio e i suoi abitanti, ad maiora semper!». O Diego Esposito, che scriveva sui social: «Si respira un’aria nuova. Si premia la competenza e non più l’appartenenza. Semaforo rosso per gli accordi fatti nelle segrete stanze, fra il presunto regista di turno e i propri vassalli, valvassori e valvassini. Semaforo verde invece per i rappresentanti del territorio che mettono competenza, energia, passione ed entusiasmo al servizio delle comunità locali. Viva il Matese! Avanti con i territori protagonisti!». «Speriamo che col nuovo presidente – sintetizza efficacemente Margherita Gianni diventi un’altra volta comunità montana e non più comodità montana». Un auspicio che la dice lunga sull’onda di dissenso che sta montando da queste parti appena sono cominciate a circolare le voci su promesse di incarichi e poltrone che da qualche plenipotenziario locale alla Regione starebbero già raggiungendo alcuni sindaci, col fine palese di spaccare il fronte della maggioranza e far tornare l’orologio indietro di anni, a tutto discapito delle popolazioni e del futuro esito elettorale del Partito Democratico. Giochi analoghi erano stati denunciati da più parti sui social alla vigilia del 26 maggio, quando fu proprio Damiano De Rosa, noto avvocato penalista, ad annunciare pubblicamente che gli eventuali artefici di promesse di utilità in cambio del consenso nell’urna sarebbero stati deferiti in Procura per il reato di voto di scambio. Un copione che, a quanto pare, oggi si sta ripetendo. A danno dei 200 lavoratori baif, delle ansie di rinnovamento e condivisione espresse dai cittadini, ma, soprattutto, delle possibilità che alle Regionali 2020 il PD possa tornare ad essere una forza politica credibile, nell’intero Casertano e nel Paese. «E poi dice che uno si butta a destra!…», direbbe Totò.

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