PIEDIMONTE MATESE. Esiste anche il Settentrionalismo piagnone con il Ministro del Miur, troppo morbido per il decentramento scolastico.

Il Sannio Alifano, ad esempio, è diverso dal resto dell’attuale Campania per la scuola in particolare, dove non si ha l’alto tasso di abbandono né quella sorta di bullismo mista a microcriminalità, napoletano-casertana.

di Giuseppe Pace (Del. reg. Veneto, del Partito Pensionati, per il decentramento scolastico).

Vorrei coniare la frase “Settentrionalismo Piagnone”. Perché no? Esiste e si fa strada soprattutto adesso con il tentativo, non riuscito, della regionalizzazione, scolastica in particolare. Il Sud, o meglio il “Meridionalismo Piagnone”, si oppone strenuamente all’innovazione scolastica con la sua regionalizzazione. Una mia recente comparsa su “La Tecnica della Scuola” sta aprendo un dibattito interno al nostrano sistema scolastico nazionale, dove quasi tutti scrivono contro la regionalizzazione in programma soprattutto in Veneto. Anni fa a Campobasso rilessi il libro di Carlo Maranelli “La Questione Meridionale”, che distingueva i meridionalisti piagnoni da quelli del fare. Rilessi anche Ignazio Silone, che scriveva di innovazione vedendovi pure la distruzione di valori, mentre vedeva anche la conservazione come conservare la miseria. Entrambi erano meridionalisti del Mezzogiorno nostrano e di cultura innovativa e non piagnona. Il Sannio Alifano, ad esempio, è diverso dal resto dell’attuale Campania per la scuola in particolare, dove non si ha l’alto tasso di abbandono né quella sorta di bullismo mista a microcriminalità, napoletano-casertana. Ecco una ragione per cui sostengo l’istituzione della Regione Sannio da tempo. Pare che molti docenti siano per lo stato quo senza cambiare il sistema d’istruzione pubblico ed uniformante-apparentemente- tutto il territorio nazionale. I conservatori a mio giudizio, con Riosum, fanno partire, dal Sud, una iniziativa “per controbilanciare una voluta diseguaglianza di future competenze a vantaggio delle regioni settentrionali”. Nella scuola, invece, è giunto il tempo anche di cominciare a far scegliere all’utenza il Docente e non accettare quello che passa lo Stato padronale. Ma i conservatori di fatto si oppongono su posizioni di mera conservazione dell’esistente statalismo nell’istruzione, che pone l’Italia a posti terminali nella graduatoria Ocse come le università, mai ai primi posti come quelle canadesi, statunitensi e inglesi. Uno dei problemi meno facili da risolvere era il decentramento regionale legato al settore terziario dell’istruzione, Zaia, forse male consigliato, si limita a chiedere solo la regionalizzazione dei Dirigenti Scolastici e, a scelta, quella del docenti di ruolo. Ma così non pare la via migliore da seguire per una moderna riforma dell’istruzione nel Veneto. Leggiamo cosa afferma Busetti in merito alla polemica campana e meridionale: “Parole sui docenti del Sud? Non ho nulla di cui scusarmi. È stato un equivoco. “Non esiste una scuola del Sud o del Nord. Quando parlavo di impegno maggiore, nel corso di una mia recente visita, non mi riferivo a coloro che lavorano nella scuola del meridione. Durante la mia esperienza nella scuola, anche come dirigente scolastico, ho potuto apprezzare le doti e le capacità del personale meridionale. Non ho nulla di cui scusarmi per quello che per me è stato un equivoco”. Dal mio punto di vista l’attuale Ministro del Miur mi appare debole e non forte nel sostenere la regionalizzazione scolastica. Egli nel rispondere alle interrogazioni parlamentare mentre difende una scuola uguale, inesistente su tutto il territorio nazionale, sembra che abbia scoperto i docenti meridionali al nord quando è stato dirigente scolastico, ma allora legge poco libri ed altro per conoscere il Sud meglio. A parte la provocazione credo che il Ministro Busetti, avesse bene in mente in quale ambiente sociale e scolastico parlava nel napoletano e senza retorica da meridionalista piagnone. Successivamente però ha fatto marcia indietro aggrappandosi al potere gialloverde governativo? Le risposte del ministro a ben tre interrogazioni parlamentari sono in sintesi:“Ribadisco quanto dichiarato proprio in occasione di una recente visita ad alcuni istituti scolastici di Afragola e Caivano, ovvero che non esiste una scuola del sud e una scuola del nord: la scuola è una sola in tutto il Paese. In circa nove mesi di mandato governativo ho conseguito, penso, già diversi risultati. Quando mi sono insediato ho trovato circa 7 miliardi di euro già stanziati che erano bloccati e inutilizzati da tempo. Poi aggiunge ad un’altra interrogazione:”Sono intervenuto immediatamente sulle situazioni di maggiore criticità, autorizzando le verifiche di vulnerabilità sismica: 105 milioni per interventi su 1.555 edifici scolastici delle zone a rischio 1 e 2; circa 1 miliardo e 58 milioni di euro per 1.735 interventi che gli enti locali stanno già effettuando. Stiamo lavorando al nuovo Piano 2019 della programmazione triennale, un piano che avrà anch’esso come priorità l’adeguamento sismico e che può contare su uno stanziamento complessivo di 1,2 miliardi di euro. Ovviamente ho sempre garantito in questi mesi il ripristino dell’agibilità delle scuole colpite da eventi sismici e calamitosi, finanziando il ripristino di ben 126 istituzioni scolastiche in Molise, Sicilia, Veneto e Liguria. Se a queste risorse aggiungiamo i 177 milioni di economie del mutuo BEI 2015, i cui interventi sono stati in questi giorni autorizzati e pubblicati sul sito del MIUR, i 320 milioni per l’adeguamento sismico di edifici di proprietà delle province e città metropolitane, i 50 milioni per la messa in sicurezza delle palestre e strutture sportive, anche questi già stanziati, i 50 milioni dell’imminente bando relativo alla progettazione di interventi di edilizia scolastica, i 300 milioni per le scuole innovative e i 150 milioni per i poli di infanzia, raggiungiamo la cifra di 5,3 miliardi, che in nove mesi di Governo abbiamo restituito interamente agli enti locali. Sono fermamente convinto che, pur partendo da una situazione complessa, siamo sulla buona strada, e che grazie all’impegno di tutti gli attori istituzionali potremmo realizzare l’obiettivo di avere scuole più sicure, nell’interesse dei nostri studenti e di tutto il personale scolastico”. Nulla di diverso dagli altri governi comunque sia nella difesa d’ufficio che nelle riforme scolastiche. Certo che la regionalizzazione della scuola appare ancora lontana anni luce se la Lega è così morbida come il suo Ministro Busetti. Il governatore del Veneto, Zaia, e la Ministra veneta, Stefani, hanno trovato colleghi politici lombardi e leghisti che non remano certo a favore. A me pare che remino più contro la regionalizzazione richiesta da tutti i partiti settentrionali, anche dal Pd! Dunque a fronte di un Meridionalismo Piagnone esiste, sempre più diffuso, un Settentrionalismo Piagnone. Le 23 materie, scuola compresa, come previsto dalla Costituzione vanno regionalizzate per noi del Partito Pensionati del Veneto, viceversa, si è per lo stato quo con la nascita di una sorta di Settentrionalismo Piagnone, che fa attribuire al Mezzogiorno la colpa di non poter innovare e regionalizzare, in particolare la scuola. Essa ha bisogno di una riforma radicale e ciascun sistema regionale saprà adattarla a se stesso senza chiuderla a scambi di cultura, di Discenti e di Docenti esterni nonché Dirigenti scolastici, possibilmente provenienti dalle professioni liberali e non dal pubblico impiego, titolati con varie pubblicazioni (per la scuola fino alle superiori non servono solo gli specialisti) capaci anche di insegnare e non fare solo i burocrati come attualmente e licenziabili più dei Docenti.

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