PIEDIMONTE MATESE. La morte del giovane 28enne schiantatosi contro un muro inseguito dai carabinieri, parla la sorella: “Adesso basta! In quel muro di cemento ci siamo finiti anche noi quel giorno”.

“… cortesemente taccia al posto di tirar fuori veleno, almeno di fronte alla morte o forse si ha veramente bisogno di passar lo stesso cammino per capire fin dove bisogna aver la decenza di aprir bocca”.

“Un antico proverbio recita: “Chi poco sa presto parla” – scrive un lettore che preferisce rimanere nell’anonimato. Ma una riflessione è doverosa perciò mi chiedo: La famiglia dov’era? Perchè gli è stato permesso di guidare senza patente? Perchè solo alla vista dei Carabinieri ha iniziato una folle corsa tra auto e pedoni? Voleva nascondere qualcosa? Vedo però che l’ipocrisia regna sovrana. Certo, era giovane e poteva essere recuperato ma nessuno ci ha messo la giusta forza, in primo luogo la famiglia”.

A rispondere a queste parole, forti, ci ha pensato la sorella Katia con un duro messaggio.
“Trovo rivoltanti le sue parole, trovo disgustoso che ci siano persone del genere. La famiglia è stata stata accanto ad Alessandro, a volte ha sbagliato con cose futili innanzi a certe realtà esistenti a Piedimonte, ma sbagli che son ben da pesare è da valutare rispetto a come sono andate le cose, lei non sa né la vita nostra ne di cosa stava passando mio fratello PRIMA e durante. In quel muro di cemento ci siamo finiti anche noi quel giorno, solo che noi ci siam alzati e mio fratello no, quindi cortesemente taccia al posto di tirar fuori veleno, almeno di fronte alla morte o forse si ha veramente bisogno di passar lo stesso cammino per capire fin dove bisogna aver la decenza di aprir bocca. Basta …adesso basta e abbiate il coraggio di mostrarvi al posto di nascondersi dietro un anonimato” – conclude la sorella di Alessandro.

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