PIEDIMONTE MATESE. Prestazioni sessuali in cambio di un aiuto, assolti Fabrizio Pepe, Antonio Ferrante e Piero Cappello: il fatto non sussiste.

Altro fatto addebitato a Pepe era la confessione di una donna, madre di tre figli minorenni, che avrebbe chiesto l’intervento dei Servizi Sociali perché sprovvista di corrente elettrica e riscaldamenti nel suo appartamento. Pepe avrebbe chiesto una prestazione sessuale alla stessa in cambio dell’interessamento.

Terminato il processo a carico di alcuni politici, ed ex, dell’area matesina, per fatti che risalgono all’anno 2006 e partiti dalla denuncia di un imprenditore. Erano accusati di concussione l’ex presidente della Comunità Montana del Matese, Fabrizio Pepe e gli ex assessori del Comune di Piedimonte MateseAntonio Ferrante e Piero Cappello (esecutivo guidato dal sindaco Pasquale Musto): quest’ultimo, ingegnere, è fratello dell’ex sindaco di Piedimonte Matese, Vincenzo. Gli imputati, difesi dagli avvocati Angelo Maria Ferritto e Giuseppe Stellato, sono stati tutti assolti perché il fatto non sussiste. La sentenza ha fatto seguito alla richiesta di assoluzione richiesta anche dal pm Carlo Fucci della procura sammaritana che ha spiegato, nella lunga requisitoria in aula, che c’erano pochi riscontri all’accusa, in particolare, di aver messo fuori una azienda che stava eseguendo i lavori nella piazzola utilizzata per lo stoccaggio dei rifiuti solidi urbani, in favore di un’altra. L’ex amministratore e sindaco della cittadina matesina, oltrechè presidente dell’esecutivo dell’Ente Montano matesino fino allo scorso anno, era accusato in particolare di aver preteso dall’imprenditore edile Pasquale Florio l’eseguire dei lavori a casa sua, in località Sepicciano a Piedimonte Matese, del valore di circa 700 euro, addebitandoli però non al committente bensì al Comune dove rivestiva la carica di amministratore. Un altro fatto, sempre al Pepe addebitato, era la confessione di una donna, a cui non hanno fatto seguito riscontri, madre di tre figli minorenni, che avrebbe chiesto allo stesso l’intervento dei Servizi Sociali perché sprovvista di corrente elettrica e riscaldamenti nel suo appartamento. Pepe, secondo l’accusa, avrebbe chiesto una prestazione sessuale alla stessa in cambio dell’interessamento, interessamento che alla fine non ci fu. Presunta terza vittima del sistema di concussione sarebbe stato l’imprenditore Antonio Della Corte, che aveva vinto un appalto concesso dall’Ente montano, indotto a comprare dei mobili al “Mercatone Uno” di Capodrise del valore di circa 2mila euro che sarebbero poi serviti a M.N., una conoscente di Pepe. Diverso il ruolo che avrebbe avuto l’ex amministratore matesino Antonio Ferrante, funzionario del Consorzio di Bonifica Sannio Alifano, dove Pepe è il direttore amministrativo: al cantiere dove si stava costruendo l’area di stoccaggio per la raccolta dei rifiuti in città avrebbe preteso che lo stesso Florio mettesse alla porta un certo Luigi Spinosa, quest’ultimo reo solo di non aver votato alle elezioni amministrative Ferrante. A Spinosa Florio aveva affidato dei lavori, un appalto che probabilmente doveva essere affidato ad un altro, la società di Alessandro Golino. Ma anche tutti questi fatti non sono stati provati. Golino non avrebbe accettato e Ferrante e l’assessore Cappello sarebbero tornati nel cantiere facendosi promettere l’espulsione della società di Domenico Cinotti in favore della società degli Imperadore nella vicina Gioia Sannitica.

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