SAN POTITO SANNITICO / BOJANO. Il pessimista potrebbe essere un ottimista ben informato sulla nuova illusione di sviluppo del nuovo parco naturale nazionale del Matese.

Ma lo sviluppo economico del Matese non potrà attuare oltre il 30% di superfice territoriale vincolata. Sui parchi naturali vi sono luci ed ombre, che in aree povere economicamente come il Matese, fanno vedere meglio le ombre che le luci.

di Giuseppe Pace (Naturalista e Socio onorario Club “Ragno” di Bojano).

Ho ricevuto, visto ed ascoltato attentamente il video del dr. Fernando Occhibove, Sannita Alifano, dell’incontro di Bojano (già capitale del Sannio Pentro) avente per tema il Parco Nazionale del Matese. F. Occhibove ha il pregio di riprendere le parti salienti degli incontri che si susseguono da mesi sul parco suddetto ed in particolare sulla perimetrazione del medesimo. L’appassionato di cortometraggi è molto attento a non prendere posizione favorevole e contraria di ciò che, con perizia, riesce a diffondere ad un più vasto pubblico, per questo si ringrazia in modo speciale. Tali incontri appaiono spesso sollecitati dalla Consulta, che è al 100% favorevole al parco senza riserve come si evidenzia dalle nove raccomandazioni che ha ufficializzato su un depliant distribuitomi, davanti alla sede del Parco Naturale Regionale del Matese, a San Potito S. ai primi di settembre c.a..Le raccomandazioni sembrano un viatico per andare in Paradiso economico delle genti matesine. Infatti anche a Bojano vi era un Vicepresidente entusiasta dell’istituzione del parco del Matese, ma diverso dall’alifano che, invece, era a Capriati al Volturno, Gallo Matese ed altrove sul versante campano del Matese. La presentatrice, Lina Capuzzi, dell’incontro di Bojano, è stata anche l’animatrice dei molisani nel mondo, dell’incontro parole-poesia e musica dell’Agosto bojanese e di tante altre manifestazioni pubbliche a Bojano, mancava, questa volta, la ex vigile a farle compagnia come le fece nella vecchia Bojano in agosto scorso. I relatori dell’incontro del 24 c. m. a Bojano, dopo l’introduzione di L. Capuzzi (che scherzando ha invitato ai presenti a votare parco si, parco no, ma ha precisato che il parco esiste ed è un’occasione di sviluppo, spezzando subito una lancia a favore del parco, avrebbe fatto bene a restare neutrale, invece) sono stati nell’ordine: Alfonso Mainelli, Corradino Guacci Antonio Liberatore, il Vice Presidente della Consulta del Matese che rappresenta, sulla carta, alcune decine di altre Associazioni locali e Massimo Martuscello. L’Avv. A. Mainelli, da tempo lo seguo su facebook e leggo suoi articoli critici sulla crisi occupazionale dell’alta valle del Biferno, molto condivisibili. All’incontro sul parco nazionale del Matese, mi è sembrato, invece, poco critico e troppo fiducioso di cosa dicono e fanno quelli che si interessano di realizzare il parco del versante campano, dove c’è già da decenni il parco regionale del Matese, che ha prodotto (forse A. Mainelli non lo sa) solo illusioni e delusioni di mancato sviluppo locale, che si è notevolmente aggravato anche per i cinghiali che danneggiano i raccolti matesini. Simpatica è stata la sua ammirazione per i comuni delle “5 Terre” in Liguria, che hanno visto una crescita milionaria dei visitatori oltre ai contributi avuti per istituire quel parco naturale. In realtà le 5 Terre non fanno testo rispetto al Matese situato in area geostorica e soprattutto economica molto più povera e decentrata dai grandi flussi turistici. Ancora più romanticamente e ingenuamente filoparco mi è sembrato l’intervento di Corradino Guacci (pare si chiami così) che ha sciorinato percentuali ufficiali sull’economia dei 25 parchi nazionali naturali, che potrebbero essere contraddette dagli esperti ai lavori: basta solo dire che se si facesse un referendum popolare dei residenti nei 25 parchi i no al parco stravincerebbero. Perchè? Ma perché i vincoli e l’economia ingessata che le norme dei parchi favoriscono non è condivisa dai residenti a parte pochi alberghi, agriturismo e piccolo commercio in posti strategici. Allora chi è che vuole i parchi? Un piccolo ceto intellettuale, spesso metropolitano, al quale piace godersi il verde a fine settimana nei terreni e territori di altri, magari spendendo qualche spicciolo del pieno portafoglio di famiglia o dal lavoro svolto, ben remunerato. All’incontro di Bojano chi si è mantenuto non contagiato dalla pandemia ecologica romantica, georgica e d’ingenuità mi è parso Antonio Liberatore, che si è limitato ad esporre con l’ausilio di personali fotografie, l’ambiente naturale degli orsi marsicani e lupi appenninici che scorazzano nel vicino parco nazionale d’Abruzzo, che fu tra i primi cinque storici parchi con altri quattro parchi nazionali naturali (Gran Paradiso, Stelvio, Circeo e Sila). Oggi, con il Matese, hanno ribadito più relatori, bojanesi e non, siamo giunti a 25 parchi naturali nazionali. Dagli anni Ottanta ho scritto dell’ambiente naturale, sociale, storico ed economico del Matese non poco, poiché presi anche moglie a Bojano nel 1976 e conosco tanti bojanesi, pure quelli doc, dop e igt. Due volte ho interpretato il ruolo di sacerdote Sannita, una volta con l’Avv. Alessio Spina, come nella fotografia allegata. Dunque della montagna sacra dei Sanniti, il Matese, potrei essere anch’io una guida esterna-come Martuscello, ed interna del massiccio orografico lungo da nordovest a sudest circa 70km e largo mediamente 10 da Bojano a Piedimonte Matese, cittadine similari per i numerosi servizi sociali rispetto ai paesetti limitrofi. Qua non si tratta di essere favorevoli oppure contrari al parco naturale del Matese natio, regionale prima e nazionale dopo. Si tratta di essere realistici e vedere anche i pericoli e non solo le illusioni di un altro sviluppo che non ci sarà. In Italia, soprattutto con i governi di centrosinistra, la spesa pubblica e le tasse sono aumentate anche a causa degli innumerevoli rivoli di spesa: 25 di questi rivoli sono quelli dei parchi naturali nazionali. Le funzioni del parco di valorizzare i territori di oltre 60 comuni matesini sono già dei municipi, province, regioni (Molise e Campania), Comunità Montane, enti sovracomunali, ecc., che per varie cause- tra cui quella della Questione Meridionale, piagnona- non riescono a far sviluppare l’economia e far crescere il reddito. Se, invece, la cornice, ben edulcorata, di un nuovo Ente, il Parco Naturale Nazionale del Matese, riesce a far innamorare, senza limiti, più di qualcuno non c’è da scandalizzarsi. L’amore è sempre un sentimento positivo, direi. Se, invece, si vuole contribuire con specifiche indicazioni realistiche affinchè il parco faccia crescere il reddito della maggioranza dei residenti, ben vengano tali incontri consultivi, che però non vanno giudicati, almeno lo scrivente non li giudica, positivi se sono soltanto un nuovo inno a sempre più moderne illusioni di sviluppo. No dunque alla simpatia per una nuova illusione ecologica (Corradino, non di Svevia, nell’incontro suaccennato, ha citato la 16enne svedese alla quale “brucia la casa” e vede bruciare anche quella di qualche ralatore a Bojano, non Dello scrivente, che giudica nell’alveo ideologizzato dell’ecocatratrofismo l’allarmismo ecologico, di moda attualmente, senza nascondere i problemi reali esistenti in natura alterata da precise cause anche antropiche). I Sanniti sono gente che ancora conosce la creanza e alla parola mischia il sorriso, parafrasando il pascoliano Emilio Spensieri di Vichiaturo (CB). Eppure accanto ad un realismo molisano e Sannita d’altri tempi, quando faceva la valigia ed emigrava dappertutto nel mondo, Capuzzi dovrebbe saperne l’entità bojanese anche, alcuni Sanniti, attuali, mi appaiono ingenuamente protesi verso nuove illusioni di sviluppo matesino, che non è così facile ed immediato come sembrano promettere le formule pubblicitarie edulcorate del neoparco naturale nazionale del Matese, pensato e voluto da alcuni parlamentari molisani del Pd in anni diversi dagli attuali. Alcuni relatori di Bojano hanno citato l’ambiente culturale di 30 anni fa quando la richiesta di parchi era più diffusa di oggi nonostante le giovani 16enni svedesi che riempiono le piazze planetarie e fanno uscire, in vacanza “obbligata” i giovani dalle aule per manifestare gridando:”amo il verde”, ma chi non lo ama il verde?. Il Matese molisano, a differenza di quello campano potrebbe selezionare più esperti, non romantici, dell’area storico-naturalistica ed economica per guidare, fuori dall’invadenza dei partiti, il èparco naturale nazionale del Matese. Potrebbe perché portatori di una cultura ancestrale parsimoniosa, onesta e dai principi sani non truffaldini come, invece, non appaiono così diffusi nel popolo in area campana. Dal media del Sannio Alifano si apprende che ”In Commissione Ambiente, lunga audizione pomeridiana sulla perimetrazione del Parco Regionale del Matese, passo necessario alla definitiva attuazione del Parco Nazionale. ISPRA ha formulato una proposta che tuttavia, non tiene conto delle specificità esistenti nei comuni coinvolti. La presenza del Vice Presidente Regione Campania, Fulvio Bonavitacola, ribadisce la posizione del nostro Ente: l’eccessiva estensione delle zone coinvolte, oltrepassa il limite normativo del 30% da destinare ad area protetta; vengono totalmente violati gli usi civici esistenti; è stata usata una cartografia in scala 1:85.000 che fornisce una rappresentazione troppo grossolana del territorio, diversamente da quella 1:10.000 più adeguata e dettagliata in possesso dei nostri Uffici. Risultato? L’iter sarà bloccato dalla pioggia di ricorsi amministrativi che arriveranno a catinelle. Pertanto, la Direzione Generale Ecosistema e Difesa Suolo invierà nota formale al Ministero per chiedere una revisione, distribuiró le mappe più particolareggiate agli Enti Locali coinvolti per formulare una Proposta Unitaria da proporre al Governo centrale che contemperi le esigenze di luoghi a serio rischio depauperamento. Il Parco deve essere risorsa, non ulteriore elemento di impoverimento. Istituito anche Tavolo Tecnico permanente”. Ecco solo alcuni de problemi di potere “assurdo” calato dall’alto, ma per chi conosce la filosofia ecologica dei parchi naturali nazionali, sa bene che i vincoli sono a iosa e visti come necessari per conservare l’esistente. Ma lo sviluppo economico del Matese non potrà attuare oltre il 30% di superfice territoriale vincolata. Come dicevo i parchi furono pensati dai cittadini metropolitani benestanti degli anni Settanta, non da quelli delle aree agrosilvopastorali del Matese. I parlamentari molisani che vollero il parco del Matese forse pensarono solo ai fondi da attingere e forse a qualcuno da sistemare dei loro feudi elettorali? Sui parchi naturali vi sono luci ed ombre, che in aree povere economicamente come il Matese, fanno vedere meglio le ombre che le luci.

Stampa
comment Nessun commento

Sii il primo a lasciare un commento alla notizia

mode_editLascia un commento

menu
menu