VITULAZIO. I carabinieri fermano una prostituta e gli notificano il foglio di via obbligatorio, ma il Tar annulla il provvedimento della Questura: la prostituzione non è un reato.

“La prostituzione non costituisce reato – per i giudici – sicché lo svolgimento di tale attività non consente di per sé di ricondurre l’interessata ad una delle categorie di persone indicate dalla normativa in materia di misure di prevenzione”.

Il TAR Campania accoglie il ricorso di una donna, una prostituta, che annulla di fatto un provvedimento di foglio di via obbligatorio emesso dalla Questura di Caserta che obbligava la stessa all’allontanamento dal Comune di Vitulazio, almeno per un anno. Tutto accade nello scorso mese di settembre, quando i carabinieri della locale stazione, lungo la S.S. Appia, controllarono una donna mentre la stessa “era a bordo di una autovettura svestita ed in atteggiamento inequivocabile con un uomo”. Ritenendo che la presenza di cittadine straniere dedite al meretricio suscita le lamentele dei cittadini residenti e la pubblica incolumità, i carabinieri non ci pensano un istante in più ed immediatamente presentarono la proposta di applicazione del divieto di ritorno nel Comune di Vitulazio, e la Questura di Caserta non fa altro che accogliere tale istanza. Ma i militi non avevano fatto i conti con la caparbietà della signora che presenta senza indugio ricorso chiedendone l’annullamento. Arriva ora la sentenza della 5° sezione del Tar Campania, sede in Napoli, che di fatto accoglie l’istanza della donna annullando il provvedimento del Questore della Provincia di Caserta. Non solo, ma condannando la resistente amministrazione pure alla corresponsione delle spese legali nei confronti della ricorrente stabilite in euro 1.500. “Dalla lettura delle suindicate disposizioni normative – secondo i giudici – si evince che presupposto per l’adozione della misura del foglio di via obbligatorio è che il destinatario rientri in una delle tre categorie previste dall’art. 1, ossia sia persona abitualmente dedita a traffici delittuosi, viva abitualmente dei proventi dell’attività delittuosa, ovvero sia dedita alla commissione di reati che offendono o mettono in pericolo l’integrità fisica o morale dei minorenni, la sanità, la sicurezza o la tranquillità pubblica e a ciò deve poi aggiungersi un giudizio di pericolosità per la sicurezza pubblica (elemento pertanto da solo non sufficiente a giustificare la misura de qua)”. Pertanto, i giudici fanno notare che “la prostituzione non costituisce reato, sicché lo svolgimento di tale attività non consente di per sé di ricondurre l’interessata ad una delle categorie di persone indicate dalla normativa in materia di misure di prevenzione”.

Stampa
comment Nessun commento

Sii il primo a lasciare un commento alla notizia

mode_editLascia un commento

menu
menu