CALVI RISORTA. Gli asintomatici al tempo del coronavirus: il punto del dr. Giovanni Lombardi.

Elaboro dati provenienti dal mondo scientifico, integrati con la mia personale esperienza di medico Rianimatore presso Ospedale Monaldi (Napoli), allo scopo di rendere divulgativo il tema degli asintomatici – confida Giovanni Lombardi, sindaco di Calvi Risorta.

ASINTOMATICO: chi contrae il virus ma non sviluppa i sintomi della malattia oppure non li ha ancora sviluppati.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Maria Von Kerkhove, capo tecnico del team anti-Covid), pur trattandosi di un’evenienza rara, può trasmettere il virus anche chi è asintomatico.

PERCHÉ SI RESTA ASINTOMATICI?

La dottoressa Monica Ghandi, Infettivologa dell’Università di San Francisco in California, in base ai dati prelevati dal Centro per la Prevenzione ed il Controllo di Atlanta, fornisce alcune motivazioni scientifiche in base alle quali si può restare asintomatici:
1. Una delle ipotesi è che resti asintomatico il paziente che viene colpito da una bassa carica virale. In questo caso, quindi, l’uso della mascherina avrebbe un valore assolutamente protettivo poiché chi la indossa, anche in caso di contagio, acquisirebbeuna quantità virale minima.
2. Un’altra ipotesi riguarda il tipo recettore (ovvero la “porta d’ingresso” del virus nel nostro organismo) che il Covid utilizza e che sarebbe diverso in base ai soggetti. Ebbene, questa diversa porta d’ingresso potrebbe determinare lo stato degli asintomatici.
3. Un’ulteriore ipotesi riguarda, più in generale, la composizione genetica di ciascun individuo che consentirebbe ad alcuni di ammalarsi e ad altri di restare asintomatici.
4. Un’ultima ipotesi chiarisce che in alcuni pazienti esisterebbe una specie di immunità preesistente, dovuta ad altri anticorpi ad esempio quelli del Coronavirus del raffreddore comune oppure quelli acquisiti dalle vaccinazioni infantili.

Antony Fauci (immunologo americano) pone l’attenzione sulla carica virale e anche lui spiega perché alcuni restano asintomatici: anche per lui l’essere asintomatici può dipendere dalla ridotta quantità di carica infettante.

LA TIPOLOGIA DI PAZIENTE CHE PIÙ FACILMENTE RISCHIA DI CONTAGIARCI.

Carlo Federico Perno (Direttore Medicina di Laboratorio Ospedale Niguarda, Milano) spiega che ci sono pazienti che hanno scarsa possibilità di contagiare:

1. I pazienti con carica virale bassa, ad esempio quelli nella fase iniziale del contagio.
2. I pazienti che, pur avendo tampone positivo, sono nella fase di scomparsa dei sintomi dopo la guarigione (dati provenienti da uno studio coreano).

Massimo Andreoni (responsabile Malattie Infettive Università di Tor Vergata) aggiunge che il paziente infetto espelle più virus perché ha una carica virale più alta di quello che è asintomatico.
Tuttavia è molto importante anche la condizione clinica di base di ciascuno: i pazienti debilitati ed i cronici sono più a rischio (questo è il motivo per cui se un paziente contagiato entra in una palestra contagierà pochissimi individui mentre se entra in una casa di cura ne contagierà molti).

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