Solopaca. L’11 settembre il clou della Festa dell’Uva: torna la sfilata dei carri allegorici.

di Antonio Iesce

Domenica 11 settembre – per Solopaca e i solopachesi è il grande giorno ed è il clou della Festa dell’Uva: torna la Sfilata dei carri allegorici tutti allestiti con chicchi e grappoli d’uva. In questa giornata si prevedono migliaia di turisti e curiosi che si snoderanno lungo le vie principali di questo meraviglioso Borgo storico. 

La 43esima Festa dell’Uva è in programma fino a martedì 13 settembre ed è organizzata dal Comune di Solopaca, Comitato Festa dell’Uva Solopaca in sinergia con la Pro Loco, l’associazione Maestri Carraioli, l’Associazione Commercianti Solopaca, Gal Taburno, Sannio Consorzio Tutela Vini ed il patrocinio della Regione Campania e co-finanziato dal ‘POC Campania 2014-2020. Rigenerazione urbana, Politiche per il Turismo e la Cultura. Programma Unitario di Percorsi Turistici di tipo culturale, naturalistico ed enogastronomico di portata nazionale ed internazionale’ che rientra nella brandy identity “Campania.Divina”.

Dalle ore 9.00 i carri allegorici e i gruppi folk sfileranno lungo tutto il corso principale, preceduti da un lungo corteo storico che evoca gesta e personaggi della famiglia Ceva-Grimaldi, che detenne in feudo “Telese e la Terra di Solopaca” dal 1574 al 1764. I carri allegorici saranno tradizionalmente introdotti dalla statua della Madonna Addolorata, appositamente realizzata interamente con chicchi e grappoli d’uva. La Festa, infatti, trae origine dalla devozione popolare alla Madonna Addolorata: i contadini offrivano alla Vergine doni in natura: uva, polli, conigli, agnelli, salumi, fichi d’india, che venivano venduti all’asta. Negli anni “30 del Novecento, incentivate della propaganda autarchica fascista, in varie parti d’Italia si celebrarono le “feste dell’uva”.

A Solopaca non vi furono iniziative specifiche, ma un’influenza comunque si ebbe: i doni in uva alla Madonna Addolorata si iniziò a sistemarli su carri trainati da buoi, in forma di simulacri raffiguranti il Campanile di Solopaca e la stessa Statua della Vergine. Sviluppando questa idea semplice della devozione popolare si è giunti all’odierna bella festa con i carri allegorici fatti di chicchi e grappoli d’uva. Oggi la tecnica è notevolmente evoluta, con animazioni ed effetti scenografici ma le radici ci riportano al sentimento religioso dei nostri antenati che, nell’imminenza del raccolto, ringraziavano la Vergine per i frutti dei campi e la imploravano la sua protezione fino al termine della vendemmia (una grandinata tra il 15 settembre e il 15 di ottobre, data approssimativa di fine vendemmia, poteva mandare in fumo il lavoro di un anno).

Il programma prevede poi per tutta la giornata l’esposizione dei carri allegorici lungo il Corso principale e alle ore 16.00 esibizione musicale del gruppo folk, sbandieratori e bottari ‘I Tampagni’. Alle ore 16.30 nei giardini del Municipio apertura del Percorso del Gusto a cura dell’Associazione Commercianti Solopaca e alle ore 17.00 in largo San Mauro esibizione dei bottari ‘I Tampagni’. Mentre in via Roma esposizioni del gruppo artistico ‘Immaginaria’ a cura di Antonella Vegliante. Alle ore 20.00 presso il Palazzo Ducale ‘Vite in april potata’ Spettacolo in VFX a cura del gruppo ‘Immaginaria’, Giovanni Calicchio, Orazio Casbarra e Antonella Vegliante. Scenografia a cura della Pro Loco Solopaca e del gruppo artistico ‘Immaginaria’. In piazza Perlingieri dalle 21.00 animazione Dj Set a cura di Regis Avents con Dj Albertain, Luigi Di Domenico e corpo di ballo.

Il vino di Solopaca nella storia

Anche il vino di Solopaca è storia: la coltivazione della vite e la produzione del vino a Solopaca hanno origini infatti molto antiche. La particolare posizione geografica del paese, disteso in collina e riparato in una conca verdeggiante di monti, la natura alluvionale del terreno, il clima e l’esposizione ombrosa, insieme ad una attenta selezione di vitigni, hanno da sempre reso pregiato ed inconfondibilmente caratteristico il suo vino.

Le campagne che circondano il paese sono ricche di testimonianze archeologiche che documentano la storia del vino. Nella località Casa delle Fate a monte del centro abitato, furono individuati gli ambienti di lavorazione delle uve e di conservazione del vino all’interno di una villa rustica del II o I Secolo a. C. Tra l’altro furono trovate le basi di lapides pedicini, antichi torchi per la lavorazione dell’uva e delle olive. Un’altra base di torchio di età romana, in tre pezzi, è stata rinvenuta in località Santjanni, a poca distanza dall’antica fontana.

Un grosso carico di vasi vinari, presumibilmente della prima età imperiale, rinvenuto dall’archeologo Verner Johannowsky tra Solopaca e Melizzano, dà corpo alla commercializzazione dei vini già in età romana.

Il culto di San Martino, protettore di Solopaca, potrebbe ricollegarsi alla coltivazione della vite ed alla produzione del vino. In antico il Santo di Tours era venerato come patrono dei vendemmiatori e degli osti. La ricca produzione di uva nel territorio di Solopaca del vino di Solopaca è ben documentata dagli antichi catasti e nei pittoreschi cabrei con la descrizione dei terreni delle chiese locali. Fino a tutto l’Ottocento il vino costituì un prodotto assai pregiato: gli agricoltori lo utilizzavano come ambita merce di scambio. Con lo sviluppo viario sotto Carlo III e Ferdinando IV di Borbone ebbe notevole influsso la commercializzazione del vino. Nel Settecento, lungo il tratto della nuova carrozzabile per Napoli, che attraversava nella campagna a valle tutto il paese, furono costruite numerose taverne: quella del Duca di Terranova, dei Romanelli, dei Goglia, di Don Tomasone (Cachillo). I viandanti, provenienti dal Sannio e dal Molise e diretti a Napoli, solitamente si fermavano per ristorarsi e pernottavano nelle taverne di Solopaca. Fu in questi punti ristoro, le cui strutture ancora si conservano in tutta la loro imponente grandezza, che tantissima gente conobbe ed apprezzò il “Solopaca”, portandone lontano la fama. E il Galanti, stimato economista del XVIII secolo, lo annoverava a ragione tra i migliori vini del Regno delle Due Sicilie. Ancora oggi, prima che indicare il paese, “Solopaca” è ritenuto sinonimo di vino buono. Secondo la tradizione orale, Gioacchino Murat, re di Napoli, durante un lauto banchetto offertogli sulle rive del Calore, nei pressi di Solopaca, avrebbe esclamato: “Perbacco, questo vino è più potente e travolgente del mio cognato Napoleone !”.”Solopaca , avendo questo vino, è più ricca di Napoli!” è l’elogio attribuito a Francesco II di Borbone.

Oggi gran parte degli antichi vitigni sono stati gradualmente sostituiti da qualità selezionate. Tuttavia, sia pure in misura limitata, ancora si coltivano le qualità più pregiate della tradizione locale. Nei primi decenni del Novecento è entrata in funzione nel 1971 la Cantina sociale di Solopaca. L’importante cooperativa, avvalendosi di tecniche avanzate, seppur nel rispetto della tradizione millenaria, ha contribuito ad un’adeguata valorizzazione del vino di Solopaca. Nel 1984 il Solopaca è stato dichiarato vino a denominazione di origine controllata.

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