Paternità negata: “La madre mi impedisce di vedere mia figlia. E ora dice che non è la mia bambina”.

La dolorosa lettera di un padre che risiede nella zona del caiatino e che combatte nelle aule di giustizia da molto tempo: “Pronto all’esame del DNA, perché è sicuramente mia figlia, ma la madre si rifiuta”
Un uomo vuole riconoscere sua figlia, la madre lo impedisce. Chiede il test del DNA, la madre rifiuta. Nei casi contrari, quando cioè nei giudizi promossi per l’accertamento della paternità sono gli uomini a sottrarsi ad indagini genetiche, il rifiuto maschile costituisce un comportamento valutabile da parte del giudice (art. 116, comma 2, c.p.c.) di così elevato valore indiziario da costituire la dimostrazione della fondatezza della domanda. Allo stesso modo, se l’art. 3 della Costituzione non è diventato carta straccia e se in Tribunale non si vergognano di avere alle spalle la scritta “la legge è uguale per tutti”, anche il rifiuto femminile dovrebbe costituire prova della fondatezza della domanda.






