ALIFE. “Dalle speranze alla delusione: il fallimento di un’amministrazione che non riesce più a governare” (Parte 1).

Riceviamo, ed integralmente pubblichiamo, il testo di una lettera firmata inviataci da un nostro lettore: “vi invio questo mio allegato sperando in una vostra pubblicazione per denunciare la situazione insostenibile in cui vive il mio agognato paese, che amo tantissimo nonostante la lontananza per motivi di lavoro. Vi prego soltanto di non pubblicare il mio nome” (Parte 1).
“Quando questa amministrazione si è insediata, molti cittadini avevano creduto che potesse rappresentare una svolta per Alife.
“Le premesse sembravano incoraggianti: rinnovamento, trasparenza, partecipazione, attenzione al territorio, rilancio del centro storico e maggiore vicinanza ai problemi quotidiani della comunità. Dopo anni difficili, una parte importante della città aveva riposto fiducia in una squadra che prometteva un modo diverso di amministrare.
“Quella speranza, però, si è progressivamente trasformata in delusione. Oggi, secondo molti residenti, l’immagine restituita dalla città è quella di un’amministrazione debole, divisa, incapace di garantire continuità, imparzialità e una visione complessiva. Un’amministrazione che sembra intervenire con estrema rigidità in alcune situazioni e mostrare inspiegabile tolleranza in altre; che annuncia iniziative, ma fatica a risolvere i problemi più semplici; che aveva promesso il cambiamento e rischia invece di lasciare Alife più disorientata, più immobile e più sfiduciata di prima“.
“Il fallimento non si misura soltanto nelle grandi opere non realizzate o nei progetti contestati. Si misura anche nelle piccole scene quotidiane, quelle che i cittadini osservano ogni giorno e che finiscono per diventare il simbolo più evidente dell’assenza di una guida. Davanti alla Cattedrale, il commercio non aspetta la fine della Messa“.
“Nel centro storico di Alife, davanti alla Cattedrale, da tempo si ripete una scena che molti residenti considerano emblematica del declino amministrativo della città. Una pizzeria situata proprio di fronte al sagrato continua, secondo quanto riferito da numerosi cittadini, ad allestire tavoli, sedie e arredi prima ancora che le funzioni religiose siano concluse, occupando il piccolo spazio antistante la chiesa e costringendo i fedeli, al termine della Messa, a uscire passando in mezzo ai preparativi commerciali. Questa situazione, già discutibile durante le giornate ordinarie, diventa ancora più inopportuna nel corso delle serate “In attesa di San Sisto”, quando le celebrazioni eucaristiche in onore del Santo Patrono si svolgono con maggiore frequenza e richiederebbero un livello ancora più elevato di rispetto, sensibilità e decoro”.
“Eppure, anche nei giorni dedicati al Santo più rappresentativo della città, la scena sembrerebbe restare la stessa: mentre la celebrazione è ancora in corso, all’esterno compaiono tavolini, sedie e arredi destinati alla serata. I preparativi commerciali finiscono così per sovrapporsi agli ultimi momenti della funzione religiosa, mentre i fedeli, uscendo dalla Cattedrale, sono costretti a passare tra tavoli, sedie e personale impegnato nell’allestimento”.
“Il problema non è il diritto di un’attività commerciale a lavorare. Nessuno contesta la presenza della pizzeria né il valore delle attività economiche per il centro storico. Il problema è il limite. È la capacità di comprendere che, davanti a una Cattedrale e mentre una funzione religiosa è ancora in corso, il commercio dovrebbe saper attendere. Non dovrebbero essere i fedeli, terminata la Messa, a dover chiedere spazio ai tavolini. Dovrebbero essere i tavolini ad aspettare che la preghiera sia conclusa”.
“Non dovrebbe servire un regolamento per imporre ciò che il buon senso, l’educazione e il rispetto del luogo dovrebbero rendere naturale. A colpire maggiormente è proprio l’assenza di un intervento visibile da parte dell’amministrazione e degli organi preposti. Una situazione ripetuta, conosciuta e sotto gli occhi di tutti continua a verificarsi senza che venga apparentemente individuato un equilibrio tra le esigenze dell’attività commerciale e il diritto dei fedeli a vivere con dignità e serenità il momento religioso Un’area congestionata proprio durante le celebrazioni”.
“A questa situazione si aggiunge la questione del transito davanti alla pizzeria, già interessato da un contestato divieto. Neppure durante il periodo delle celebrazioni dedicate a San Sisto l’area sarebbe stata liberata o riorganizzata, nonostante la maggiore frequenza delle Messe e le manifestazioni promosse dal comitato festa, che ogni sera si svolgono in un diverso locale del centro storico”.
“Il risultato appare paradossale. Mentre alcune strade vengono chiuse per permettere lo svolgimento delle iniziative festive, proprio l’area più delicata, quella davanti alla Cattedrale, continua a rimanere congestionata. Residenti, automobilisti e fedeli si trovano così a convivere con un sistema di viabilità poco chiaro, in uno spazio già ristretto e reso ancora meno funzionale dalla presenza degli allestimenti commerciali”.
“È difficile comprendere quale sia la logica complessiva: si modificano percorsi, si chiudono alcune vie, si impongono divieti, ma non si riesce a tutelare il punto più sensibile del centro storico, proprio mentre vi si concentrano celebrazioni, fedeli e iniziative pubbliche. Un’amministrazione nata tra le speranze e approdata alla paralisi. È proprio qui che quanto accade davanti alla Cattedrale si intreccia con il quadro politico e amministrativo generale”.
“La pizzeria, i tavoli, il divieto di transito, la viabilità confusa e la mancanza di controllo non sono percepiti come episodi isolati. Per molti cittadini rappresentano la manifestazione concreta di un’amministrazione che ha perso progressivamente capacità di indirizzo e autorevolezza. La frattura all’interno della maggioranza dura ormai da oltre un anno e ha prodotto conseguenze evidenti: sedute consiliari rinviate o saltate, difficoltà nel garantire il numero legale, equilibri politici precari e provvedimenti importanti che rischiano di rimanere bloccati. Una maggioranza che aveva promesso stabilità e cambiamento si trova oggi numericamente e politicamente indebolita”.
“La città appare sospesa, mentre i problemi avanzano e la capacità di affrontarli sembra arretrare. Le contestazioni sollevate dai consiglieri che hanno abbandonato la maggioranza riguardavano impegni politici disattesi, gestione del potere concentrata nelle mani di pochi, mancanza di trasparenza, esclusione dalle decisioni più importanti, scelte urbanistiche poco chiare e cattiva gestione dei finanziamenti”.
“Accuse politicamente pesanti, che avrebbero richiesto risposte altrettanto chiare. Da allora, però, secondo molti residenti, nulla sarebbe realmente cambiato. Le criticità sarebbero rimaste irrisolte e, in alcuni casi, si sarebbero ulteriormente aggravate. La delusione nasce soprattutto dal confronto tra ciò che questa amministrazione aveva promesso di essere e ciò che è riuscita finora a dimostrare”.
“Doveva essere l’amministrazione del rilancio ed è diventata, nella percezione di molti, l’amministrazione dell’immobilismo. Doveva riavvicinare i cittadini alle istituzioni e ha finito per alimentare sfiducia. Doveva garantire trasparenza e partecipazione e si ritrova accusata di decisioni poco condivise e di una gestione ristretta”.
“Doveva restituire centralità al centro storico e sembra non riuscire nemmeno a garantire ordine, decoro e uniformità dei controlli nelle sue strade principali. Il problema, ormai, non è soltanto ciò che si vede. È ciò che non si vede: una guida forte, una linea coerente e una visione credibile del futuro della città”.
“Multe rigide in alcune aree, tolleranza in altre. Molti cittadini non contestano la necessità di far rispettare il Codice della strada. Le regole sono necessarie e devono valere per tutti. Ciò che suscita malcontento è il modo disomogeneo con cui i controlli sulla sosta sembrano essere effettuati nelle diverse zone di Alife“.
“In alcune aree, soprattutto davanti agli esercizi commerciali, la Polizia municipale applicherebbe i divieti con una rigidità considerata da molti eccessiva, elevando sistematicamente contravvenzioni anche in presenza di una segnaletica poco visibile, di strisce ormai scolorite o di situazioni che potrebbero forse essere gestite con maggiore equilibrio”.
“Le conseguenze non ricadono soltanto sugli automobilisti. Una politica sanzionatoria particolarmente rigida scoraggia la sosta, riduce il passaggio dei clienti e penalizza le attività economiche, già messe in difficoltà dalla scarsa accessibilità e dalla ridotta fruibilità di alcune aree”.
“La stessa severità, tuttavia, non sembrerebbe essere applicata ovunque. Nei pressi di Porta Napoli, ad esempio, dove transitano autobus, mezzi pubblici e camion, numerosi veicoli verrebbero abitualmente lasciati in sosta su un lato della carreggiata in cui il parcheggio non sarebbe consentito. Una situazione che potrebbe creare restringimenti della strada, ostacolare il transito dei mezzi più ingombranti e determinare problemi concreti di sicurezza e circolazione”.
“Eppure, secondo quanto riferito da diversi residenti, proprio in quella zona le sanzioni sarebbero molto meno frequenti o addirittura assenti. È questo confronto ad alimentare la sensazione di una città governata con due pesi e due misure: inflessibile davanti ad alcuni esercizi commerciali, molto più tollerante in altre aree, persino quando la sosta irregolare può creare difficoltà ai mezzi pubblici e ai camion”.
“La domanda non è perché vengano elevate le multe. La domanda è perché la stessa regola sembri essere applicata con estrema severità in alcuni punti e con maggiore tolleranza in altri. Chi stabilisce le priorità dei controlli? In base a quali criteri si decide di intervenire ripetutamente in determinate piazze e di non mostrare la stessa attenzione in una zona attraversata quotidianamente da mezzi pesanti?”
“Le responsabilità non devono essere attribuite automaticamente ai singoli agenti, che operano secondo disposizioni, turnazioni e priorità stabilite dal comando e dall’amministrazione. È proprio l’indirizzo generale del servizio a dover essere spiegato. Quando le regole appaiono rigidissime soltanto in alcune strade e quasi invisibili altrove, il problema non riguarda più soltanto il divieto di sosta. Riguarda l’imparzialità dell’azione amministrativa e la fiducia dei cittadini nelle istituzioni”.
“Anche il rispetto del lutto non può essere selettivo. La questione dei funerali rappresenta uno degli esempi più delicati e dolorosi di questa disomogeneità. La presenza degli agenti della Polizia municipale durante alcune cerimonie funebri, mentre in altre non si registrerebbe alcun servizio, ha sollevato interrogativi profondi”.
“In assenza di criteri pubblici e spiegazioni ufficiali, tra i residenti si diffonde il sospetto che la diversità di trattamento possa dipendere da valutazioni estranee alle effettive esigenze organizzative e di sicurezza. Il lutto dovrebbe essere rispettato senza distinzioni, senza condizioni e senza preferenze. La presenza istituzionale dovrebbe accompagnare ogni famiglia con la stessa dignità, indipendentemente dalla notorietà delle persone, dalle relazioni personali o dalla maggiore visibilità della cerimonia”.
“Davanti alla stessa Cattedrale, il rispetto non può essere intermittente: non può venire meno mentre la Messa è ancora in corso, concentrarsi con rigidità soltanto in alcune strade e manifestarsi durante alcuni funerali lasciandone altri senza la medesima attenzione. Quando persino la preghiera e il dolore sembrano ricevere attenzioni diverse a seconda delle circostanze, non è soltanto il buon senso a essere messo in discussione. È la credibilità stessa delle istituzioni”.
“Parcheggi contestati e denaro pubblico speso senza risultati duraturi. Secondo molti residenti, la cattiva gestione delle risorse pubbliche non si sarebbe manifestata soltanto nelle iniziative più discusse, ma anche in interventi apparentemente minori che hanno inciso sulla vita quotidiana della città”.
“Un esempio riguarda la delimitazione dei parcheggi, sia nel centro storico sia in altre aree. Sono state impiegate risorse per tracciare nuove strisce, ridisegnare gli spazi, installare segnaletica e riorganizzare la sosta. Eppure, a distanza di pochi mesi, molte strisce blu risulterebbero scolorite, consumate o quasi completamente scomparse”.
“Un intervento che ha comportato una spesa pubblica, ma che non avrebbe prodotto risultati duraturi. Particolarmente contestata è la situazione di Piazza della Liberazione, proprio davanti alla casa comunale. La disposizione dei parcheggi viene giudicata da numerosi residenti priva di una logica comprensibile: spazi angusti, linee difficili da interpretare e una suddivisione che sembra creare più problemi di quanti ne risolva”.
“C’è chi parla di un vero e proprio labirinto della sosta, progettato senza una visione organica e capace di penalizzare anche gli esercizi commerciali presenti. Ad alimentare ulteriormente il malcontento è il fatto che, nonostante la scarsa visibilità delle delimitazioni, le sanzioni continuerebbero a essere elevate proprio davanti alle attività commerciali della piazza”.
“La situazione appare paradossale: si pretende il rispetto rigoroso di una segnaletica che, secondo molti cittadini, non è più chiaramente riconoscibile. Ancora una volta, non viene contestato il principio della legalità. Viene contestata l’assenza di coerenza. Se la segnaletica è deteriorata, dovrebbe essere ripristinata. Se le regole devono essere applicate, devono esserlo in modo uniforme. Se il denaro pubblico viene speso, i cittadini hanno diritto a interventi funzionali e duraturi, non a opere che dopo pochi mesi risultano già inefficaci”.








Impietosa disamina di una realtà di degrado politico amministrativo evidente che pare lasciare indifferenti gli amministrati cittadini alifani…per gestire ed amministrare non basta la buona volontà forse sarebbe necessaria anche la capacità di fare e la competenza nel fare altrimenti si finisce, come sembrerebbe, che il tutto diventi un accozzaglia di sottopoteri deleteri e fallimentari
Bisognerebbe bussare alla porta del Vicino Sindaco di Piedimonte Matese per aiutarci a risollevare il paese. Basta rivoltare chi non è riuscito nelle scorse amministrazioni.
Osservazioni che non mi sembrano mosse da un alifano lontano da Alife per motivi di lavoro per cui lo pregherei di uscire allo scoperto.Quale timore lo spinge a non rivelarsi quale autore della molto articolata missiva.Saluti.
Amara e cruda realtà. Spero che chi ci amministra né prenda atto e tragga da se le conclusioni. Così come noi cittadini. Basta il servilismo, basta votare il parente o l’amico per qualche improbabile beneficio. Alife ha bisogno di persone preparate che antepongono il bene comune davanti al proprio personale interesse.Alife ha bisogno di volti nuovi. Alife ha bisogno di rinascere.