ALIFE / FRANCOLISE / RIARDO / ROCCA D’EVANDRO. “The Queen” altra puntata: si attendono gli interrogatori di garanzia per Avecone e D’Ovidio, già sentiti Venditti e Accarino.

alife-procura-appalti-camorraOltre 250 i militari impegnati ieri mattina per gli arresti, 18 le gare d’appalto attenzionate per un valore complessivo di 20milioni di euro: tutto il filo conduttore resta la “faccendiera” Loredana Di Giovanni di Mugnano di Napoli, colei che avrebbe materialmente portato i soldi, e promesso i voti, ai politici da parte degli imprenditori.

Per appalti di lavori pubblici e mazzette elargite a politici sono state eseguite nella mattinata di ieri 70 misure di custodia cautelare, tra carcere e domiciliari, disposte dalla Dda di Napoli con procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli, sostituti Maurizio Giordano, Alessandro D’Alessio, Luigi Landolfi, Catello Maresca e Gloria Sanseverino. Le accuse vanno dalla turbativa d’asta ai reati di criminalità organizzata. In primis colpito l’ex assessore regionale al Turismo, Pasquale Sommese, accusato di avere intascato una tangente da 50mila euro: oggetto la ristrutturazione di Palazzo Teti Maffuccini a Santa Maria C. V., che doveva diventare “Polo della legalità” ma con l’intervento della camorra non solo ha perso tutto ma ha portato in carcere istituzioni come allora, con l’arresto del sindaco Biagio Di Muro, e adesso dello stesso Sommese. L’ex esponente Udc ha accusato un malore al momento della notifica della misura, ed è stato preso insieme al nipote-collaboratore, Antonello Sommese. Un’accusa: designata la ditta Bretto Opere Stradali, prima ancora che venisse indetta la gara, per il restauro dell torre del medievale di Cerreto Sannita, in provincia di Benevento. Fulcro di un altro filone di inchiesta e’ il progetto “Le Porte dei Parchi” a Francolise, Alife (progetto da due milioni di euro per recuperare il Castello Normanno), Rocca d’Evandro e Calvi Risorta. Anche qui  Sommese ed il suo collaboratore sarebbero intervenuti come referenti di ditte per garantire che il finanziamento andasse in porto: i fondi erano naturalmente regionali e la progettazione era affidata ad una societa’ del napoletano.  Altri appalti attenzionati dalla Dda di Napoli riguardano i comuni di Piedimonte Matese, Riardo, Casoria, Cicciano ed Alife e riguardano tutti beni di interesse storico e archeologico. Ad Alife oltre al Castello Normanno nei pressi della nuova Caserma dei carabinieri sotto la lente della giustizia il costituendo Museo Archeologico della citta’ di Alife, destinatario di finanziamenti per circa sette milioni di euro. L’opera è stata quasi completata dalla ditta aggiudicataria i lavori, ma in corso d’opera cambiata la direzioni lavori (gli intoppi vi erano stati con i primi progettisti). Coinvolti anche docenti universitari. Tra questi agli arresti domiciliari è finito anche Daniele Marrama, presidente della Fondazione Banco Napoli, con un ruolo in merito agli appalti del progetto “Le porte dei parchi”  di consigliare la commissione per conferire una veste formale legittima agli atti da redigere ma, secondo l’accusa  consapevole che la commissione, di cui era supporto tecnico, era chiamata ad assegnare illecitamente gli appalti secondo le indicazioni dell’ingegner Guglielmo La Regina. Tra le persone finite ai domiciliari anche Adele Campanelli, dal 2010 alla guida della Soprintendenza Archeologica. Secondo gli inquirenti, la Campanelli impose l’impiego di un archeologo, Antonio De Simone, docente universitario di Sant’Anastasia, e la ditta Percorsi di Luce di Francesco Capotorto.  Ancora, coinvolti diversi Sindaci, tra i quali di Aversa, Enrico De Cristofaro di Riardo, Pompei, l’ex sindaco di San Giorgio a Cremano, l’ex sindaco di Casapulla, Ferdinando Bosco, e di Alife, Giuseppe Avecone: i beni archeologici interessati sono duneque due, il Castello ed i Museo, per due filoni d’inchiesta diversi. Arresto bis per  Alessandro Zagaria, già detenuto in un carcere di massima sicurezza dal luglio scorso proprio per la vicenda di Palazzo Teti, anello di congiuzione tra politica e camorra. L’aggravante del metodo mafioso è però contestata solo a Pasquale Garofalo, Alessandro Zagaria, Mario Martinelli e Guglielmo La Regina.

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