Aversa. Caso Ruggiero, il vescovo Spinillo si rivolge all’assassino Guarente: “Abbi pietà del ragazzo e permetti alla famiglia di dargli degna sepoltura, lascia che il corpo venga ricomposto”.
Il vescovo di Aversa, Angelo Spinillo, si rivolge a Ciro Guarente, assassino reo confesso in carcere a Santa Maria C.V. che ha ammesso di aver ucciso l’attività gay 25enne, Vincenzo Ruggiero di Parete. “Abbi pietà del ragazzo che hai assassinato e permetti alla sua famiglia di dargli degna sepoltura, confessa e lascia che il corpo di Vincenzo venga ricomposto”. Difatti, il Guarente non ha ancora svelato dove si trova la testa della vittima.
Il vescovo Spinillo si face “interprete del sentimento di smarrimento di fronte a tanta crudeltà nel procurare la morte di un ragazzo. Una vicenda che ha colpito tutta la gente del nostro territorio, soprattutto per l’inspiegabile assurdità di infierire sul cadavere. Voglio cercare di parlare al cuore e all’anima di chi ha commesso questo delitto perché possa essere capace di quell’atteggiamento di umana e cristiana pietà per la quale si va alla ricomposizione del corpo e quindi alla possibilità di offrire sepoltura degna e rispettosa di ogni persona umana nella fede cristiana. Ma la pietà – continua il Monsignore – è un sentimento che può venire anche dopo aver sbagliato, quando ci si piega dinanzi alla realtà e si ascolta la vita umana per comprenderne la verità. Dopo un errore così grave ci si può redimere. Per questa ragione, faccio appello e chiedo a questa persona che ha compiuto un delitto così efferato di ripensare alla persona alla quale ha fatto tutto questo e alla sua famiglia. Esprimo solidarietà ai genitori di Vincenzo, a tutta la sua famiglia e a coloro che gli volevano bene per l’incomprensibile quanto assurda sofferenza che debbono affrontare. Questa vicenda sia per tutta l’umanità un monito – conclude il Vescovo – si guardi al dolore della mamma di questo giovane colpita da un disastro terribile e si comprenda il male che le è stato fatto: ciò deve insegnare a non lasciarsi prendere dalla violenza e dall’ira”.







