ALIFE. 19 positivi su 431 test rapidi effettuati: dato preoccupante? Il paese in ansia per i tamponi.

Indagine allargata anche a comuni cittadini proprio per la scarsa affluenza ai test di persone appartenenti a categorie più esposte a rischi.

La speranza, ovviamente, è che possano essere tutti negativi i risultati dei tamponi a cui ora, certamente, saranno sottoposte le 19 persone che ad Alife (solo uno non è residente in paese) hanno effettuato il test rapido il cui risultato, purtroppo, è stato positivo. Un dato che a tratti può essere letto con una certa preoccupazione se si considera che la percentuale non è affatto irrisoria: 19 su 431 test somministrati (quasi il 5%), ma che deve ancora di più far riflettere se si considera che trattasi tutti di casi asintomatici, di persone cioè che non hanno mai mostrato sintomi evidenti e proprio per questo hanno potuto circolare con una certa tranquillità e spensieratezza. Inoltre, lo screening, che non ha visto tutti daccordo in paese, anzi è stato considerato da alcuni come una verifica non necessaria ed a tratti “controproducente”, non ha interessato solo le categorie, in qualche modo, più esposte al rischio, come i dipendenti comunali (3 di essi, del Comune di Alife, sono risultati positivi al test), dipendenti di altre strutture pubbliche, esercenti commerciali, forze dell’ordine, ma l’indagine è stata allargata anche a comuni cittadini proprio per la scarsa affluenza di persone appartenenti a queste categorie al camper organizzato dall’Asl e posizionato proprio davanti il palazzo municipale di Alife, uno dei Comuni tra gli ultimi verificati in tutto l’Alto Casertano. “Si è trattata di una indagine sieroprevalente ma ora occorre attendere i risultati dei tamponi e si avrà una indicazione di come il virus ad Alife è circolato: dai dati attuali si evince che il virus ha avuto una circolazione maggiore rispetto a Piedimonte Matese (10 casi di positività su 500 test effettuati) – racconta il già medico mutualista, Gianni Zeppetelli – anche se non ci sono casi eclatanti. Sotto l’aspetto medico mi trovo daccordo con lo specialista Caruso, un medico originario di Cosenza, responsabile del laboratorio di microbiologia dell’ospedale di Brescia, allievo tra l’altro del prof. Gallo, uno dei scopritori dell’HIV, che hanno isolato proprio a Brescia un virus riuscendo a scoprire che lo stesso è molto meno aggressivo rispetto ai primi che sono circolati. Questo fortunatamente fa pensare che il virus covid, oggi, è meno aggressivo rispetto a prima: anche i casi di positività registrati in questi giorni trattasi tutti di persone che poi, alla fine, nessuna di loro è stata costretta al ricovero in ospedale. Spero che i 19 casi di positività ai test siano tutti negativi ai tamponi – sottolinea lo stesso Zeppetelli – ma in caso contrario certamente bisognerà allargare lo screening con ulteriori test e a cui dovranno essere sottoposti molti più cittadini”.

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