ALIFE. Alife e il suo Ambiente politico con un’altra Alife, Alife Libera e Rinascita d’Alife.

Alife è foriera di riscatto se è antesignana dell’infantile grido: ”mamma il Re è nudo”! In tutte le società ad economia non avanzata è più facile trovare il suddito e non il cittadino, ma in area alifano-piedimontese il Villano di Roma che…

di Giuseppe Pace

Alife è nel mio interesse forse per molto tempo ancora nel vedere scorrere le acque limpide che sgorgano dal Matese natio e passano per Alife con il Torano, cantato da L. Paterno. Ad Alife ho abitato nel 1963 per alcuni mesi, in via San Pietro, e con contatti frequenti con i coetanei nonché ciorlanesi di nascita Vittorio ed Enzo Testa. Poi la mia famiglia, migrata ad Alife da Letino, si ritrasferì definitivamente a Piedimonte d’Alife, dove già ero stato a pensione l’anno prima per studiare e non fermandomi alla iniziazione culturale dell’avviamento agrario letinese. Di Alife sono non pochi miei compagni ed amici di scuola piedimontese conosciuti al terzo anno dell’Itis, loro il biennio lo avevano frequentato ad Alife e quelli oltre Pratella a Capriati al Volturno. Con gli alifani legavo più facilmente dei piedimontesi, in gran parte già sul gradino della piccola borghesia cittadina più elaborata e meno sempliciotta di quella alifana a me più affine. “Alife, alifani…”; “Piedimontesi falsi e cortesi come i bolognesi”, “San Gregorio patate…”; “Prata, Pratella, Letino e Gallo, tutte le donne vanno a cavallo”; ecc.. Quante dicerie del passato, non remoto, sui luoghi della mia adolescenza matesino-campana! Quante dicerie in particolare su Alife, che resta sempre una cittadina geostoricamente interessante, economicamente non povera e socialmente coesa, usando un termine oggi di moda in area politica romana, dove, addirittura un ministro in carica, manifesta preoccupazione per il prossimo autunno caldo con rivolte popolari alla Masaniello o Tommaso Aniello. Alife è la città più antica del vasto territorio del Sannio Alifano, Piedimonte Matese è una sua appendice storica, che dal 1970 ha voluto cancellarla mutandone il predicato d’Alife in Matese, commettendo un peccatuccio di campanilismo attenuato dal miraggio dello sviluppo turistico del Matese. Ad Alife, più della vicina città di Piedimonte esistono personaggi politici diversificati per la passione ad interessarsi della res publica. Ad Alife, più di Piedimonte c’è meno dipendenza dai boss politici napoletanocentrici anche se la competizione per dividersi fette dell’elettorato è più spinta. Competizione, in zoologia, etologia, economia, ecc. significa stato di concorrenza per la stessa cosa, per gli animali è spesso il cibo: per l’ambiente politico la competizione è spesso per carpire il voto del cittadino, che, non di rado, si comporta ancora da suddito. Pietro Calamandrei precisava bene l’evoluzione del suddito a cittadino, ricordato in epigrafe sul muro dell’Aula Magna della scuola media “G.Vitale” di Piedimonte Matese, mentre ad Alife, Pietro Farina, elogiava il cittadino che non condivideva le malefatte dei municipi che amministravano le cose e governavano le persone come neovassalli e sembrava che governassero i loro paesani come ”cosa nostra”! A volte si ha l’impressione che ad Alife, più di altrove, il piccolo mondo antico, che nei paesetti alberga ancora, per ragioni di più ridotta popolazione, sia palpabile maggiormente. Qua è più facile vedere le correnti, le sub correnti politiche che a Roma, caput mundi, erano vive nel tessuto sociale e politico. Forse la repubblica romana, tanto decantata dal patavino Tito Livio, ad Alife è più evidente sotto le ceneri storiche? Direi di si. Leggendo questo media che le evidenzia meglio, leggo:”Io e la mia famiglia non siamo stati mai avvezzi ad albergare in gruppi distinti dalla propria maggioranza: infatti io sono stata eletta nella lista “Rinascita Alifana”. La nota che riceviamo, ed integralmente pubblichiamo, a firma della consigliera di maggioranza, Silvia Di Muccio, che intende replicare alle accuse mossegli dalla collega consigliera Alessandra Pasqualetti. Entrambe avevano costituito un autonomo gruppo consiliare denominato “Alife Libera”, distinto dalla maggioranza che fa capo a “Rinascita alifana”. Poi la scelta della ultima settimana della stessa capogruppo Pasqualetti di abbandonare il neo costituito gruppo ed entrare a far parte di quello de “L’Elefante – C’é un’altra Alife” del capogruppo Enzo Guadagno. “A me sembra di ricordare che altre persone non sono state abbastanza coerenti come me, ma in modo opportunistico siedono su altre poltrone in maggioranza formate solo allo scopo di placare la propria sete di potere. Un consigliere comunale è al servizio della cittadinanza e ribadisco di essere stata eletta nella mia maggioranza e di lavorare esclusivamente per il bene pubblico”. Una comunanza di vedute ed obiettivi con il gruppo L’Elefante – C’è una altra Alife” in “spirito di piena collaborazione”, “in una comune azione di contrasto all’esperienza fallimentare amministrativa della maggioranza”. Buchi di bilancio sorprendenti sono stati resi pubblici dapprima ad Alife, poi in altri non piccoli comuni del Sannio Alifano, come Piedimonte Matese, nonché nell’ambiente sociale e politico del beneventano e molisano. Dunque Alife è foriera di riscatto se è antesignana dell’infantile grido: ”mamma il Re è nudo”! In tutte le società ad economia non avanzata è più facile trovare il suddito e non il cittadino, ma in area alifano-piedimontese il Villano di Roma che era un gentile (dalla radice linguistica gens) o nobile, è stato presente e ha seminato per l’evoluzione di suddito in cittadino. Poi nel medieoevo i gentili divennero vassalli con sudditi numerosi, che pian piano si sono evoluti in cittadini passando prima per borghesi-abitanti del borgo. Basta leggere il catasto onciario piedimontese- da me commentato e riportato per ampi stralci nel saggio “Piedimonte M. e Letino tra Campania e Sannio” (non ancora presentato ad Alife nonostante un Sindaco alifano sembrasse disponibile a farlo). Tale saggio è disponibile in alcune biblioteche del Sannio Alifano, come la civica piedimontese “Aurora Sanseverino” quella dell’ASMV nonché presso la cartolibreria D’Aulisio. Adesso ne sto scrivendo un altro di saggio che fa perno sul Sannio Alifano con castelli, vassalli e gentili, ma spazia per l’intero globo, con 196 stati, e sottolinea molto l’evoluzione del suddito in cittadino, operazione che l’Homo sapiens tarda a compiere, ma pian piano, procede verso uno stato unico globale. In tale nuovo, sforzo editoriale soprattutto, si precisa che il suddito è presente laddove mai te lo aspetteresti e le cause sono sempre le stesse: dipendenze culturali ed economiche, opportunismi, virtù offuscate dal consumismo e da dipendenze patologiche, ecc.. L’Italia, con Roma antica e con il Rinascimento, ha ereditato molto dell’evoluzione del suddito in cittadino, purtroppo, ha ancora il più alto abbandono scolastico, il più basso n. di laureati, la più alta corruzione tra i paesi del G7, i politici con più facce e il gattopardismo imperante. Abbiamo però più semi o anticorpi del riscatto che altri popoli hanno in densità minore per risollevarsi dai vizi e seguire le virtù ad iniziare dall’ambiente del Mezzogiorno nostrano e del Sannio campano.

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