ALIFE / PIEDIMONTE MATESE. Ambiente naturale del Matese tra minerali, cave, tutela, miseria e innovazione.

Il magnesio è presente nelle varie acque matesine come la più nota Lete e ha tra le sue proprietà il rilassamento muscolare, che…

di Giuseppe Pace (Socio onorario del Circolo “Ragno” di Bojano).

Per parlare dell’Ambiente naturale del Matese, ricorro più alla realtà viva (sperimentata ad Alife, Bojano, Piedimonte ex d’Alife, Letino, ecc) che alle nozioni apprese dalla carta stampata, ormai superata dal digitale. Il Matese ha un ambiente naturale non povero anche di minerali e cave per ricavare sia sabbie che brecce per costruzioni. Le cave di Campochiaro e Guardiaregia (CB), sono state utili per il locale cementificio dove ha lavorato pure l’ex Presidente del Circolo “Ragno” di Bojano, Enrico Mainolfi, che, con il cordiale successore, mi hanno voluto come Socio onorario. Suppongo che fui proposto dall’amico, A. Goffredo Del Pinto, ora rientrato nel suo Abruzzo nativo dopo avere dato lustro, generosamente, al territorio molisano, dove era appassionato d’Archeologia e perciò fu insignito della cittadinanza onoraria bojanese. Del Pinto mi aveva illustrato bene le numerose cave presenti nel territorio di Campochiaro, a ridosso del Nucleo Industriale Campobasso-Bojano. All’Associazione socio-culturale o Circolo “Ragno” di Bojano, trovo, d’estate soprattutto, sempre un ambiente sociale popolare, poco frequentato da esponenti della locale borghesia. I Soci sono tutti cortesi, senza retorica e con esperienze lavorative interessanti come: cuoco, pirotecnico, camionista, taglialegna, cavatore di rocce e sabbie. Sembra di stare più vicino o immerso nel popolo degli antichi Sanniti Pentri, che erano meno diplomatici dei Romani, ma più fieri e laboriosi. Con i soci del circolo si parla volentieri di boschi, funghi, erbe, grotte, animali selvatici e rocce matesine. Dal centro di Piedimonte Matese è comodo visitare uno spaccato dell’intero massiccio montuoso, inoltrandosi a piedi dietro la fontana davanti il cancello dell’Acquedotto Campano, che emunge acqua del Torano per donarla a Napoli, analogamente alle tre sorgenti del Biferno di Bojano. Lo spaccato geologico lo si osserva dunque alla Sorgente della bassa valle del Torano, nella fossa tettonica e fluviale tra la ripida parete rocciosa con Castello del Matese sopra e la meno ripida che fa intravvedere l’oasi monastica francescana di San Pasquale. Ebbene là, tra un basamento dolomitico fino a oltre 400 metri, affiora il basamento roccioso dolomitico del Giurassico superiore e il cappello carbonatico del Cretacico che poi raggiunge la vetta di monte Miletto. Analogamente si può osservare la geostratigrafia matesina alla sorgente delle Pietrecadute di Bojano. Sulle due fiancate del Matese sono presenti sia grotte carsiche, che sorgenti nonché minerali e dossi geologici meno antichi con sabbie. Il fianco nord matesino, quello molisano, è meno eroso dal carsismo e più ricco di boschi e manto argilloso superficiale. Le cave si trovano più frequenti al lato nord per la presenza di un cementificio e nucleo industriale. A Letino ricordo le non poche cave di sabbia “la rena” da costruzione che, in gran parte, mio padre realizzò a Serra Monte, Costa del Cerro e alla Cava, località più vicina al paesetto montano, il più alto del Matese e cuore del futuro parco naturale nazionale che è foriero di tante speranze di protezione ambientale. A Cusano Mutri molte case, con artistici portoni, sono stati realizzati con pietre matesine e a Civita di Cusano, fanno bella mostra di sé le miniere della bauxite, sono ancora là a testimoniare l’epoca dell’autarchia mineraria causata dalle sanzioni degli inglesi agli italiani. Cusano Mutri è un grande paese anche di esperti naturalisti, cercatori di funghi, distillatori di liquori dalle erbe e uva del posto, valenti scalpellini e muratori di notevole qualità professionale, che hanno costruito portoni in pietra a Bojano anche oltre che alla più vicina cittadina di Cerreto S. Tra i libri ricordo di aver acquisto che il primo ad osservare le rocce del Matese fu il venafrano medico-geologi Nicola Pilla, padre di Lepoldo. Al padre è dedicato l’Ist. Tec. Comm.le di Campobasso ad esempio di riconoscenza dei discendenti dei Sanniti Pentri molisani. Il secondo fu il vinchiaturese, Giuseppe Volpe, prof. di Storia Naturale al liceo sannitico di Campobasso poi onorevole del regno d’Italia anche a parlare di fossili matesini fu Scpione di Breislac nel XVIII sec.. Salendo, verso sud, di lato alla stazione di partenza della funivia si trova la cava di manganese che veniva coltivata negli anni Trenta dello scorso secolo come ricordano alcune donne di San Massimo. Nelle cave abbandonate di Campitello Matese si estraevano mnerali di manganese negli anni 1936-38. Quello più diffuso era un condrite frammisto a pietre calcaree dell’Eocene. La manganite è un minerale formato da idrossido di manganese (Mn2O3•H2O) che si presenta in cristalli prismatici della classe piramidale rombica, talvolta geminati, ma più spesso in masse compatte anche terrose, misto ad altri minerali di manganese, come pure in dendriti in varie rocce eoceniche. Ha durezza 4, peso specifico fra 4,2 e 4,4, colore nero, con scalfittura bruna rossastra. I più notevoli cristalli di manganite provengono, in Italia, da miniera di manganese della Toscana, dell’Emilia, della Liguria, nel feldspato detto petunzè all’isola d’Elba e nella granulite dell’arcipelago della Maddalena in Sardegna. Alla Civita di Cusano Mutri, invece, sulle falde meridionali del Mutria si estraeva il minerale d’alluminio, bauxite- sesquiossido di alluminio- in notevole quantità e le miniere abbandonate sono un emblematico esempio di archeologia industriale mineraria da visitare anche per il vicino giacimento fossilifero di Pietraroia, dove oltre 400 specie di fossili del Cretacico furono classificati da O. G. Costa nel 1900 e oltre un secolo prima dal Geografo, Scipione di Breislac, da cui la specie del noto Celurosauro “Scipionix samniticus” -detto Ciro e non Nicola- di circa 116 milioni di anni. La seconda è la Grotta dei Briganti sulla parete nord della Gallinola e non visibile affatto da lontano. Essa è di difficile e pericoloso accesso, analizzato direttamente da chi scrive in un’assolata giornata agostana di oltre 20 anni fa e con rischio elevato di incidente. Dall’ingresso orizzontale ovest-est, posto a due terzi d’altezza della parete settentrionale della Gallinola, spirava una fresca aria e l’eco interno era alto quando vi si lanciavano delle pietre. Si consiglia l’esplorazione di gruppo di almeno 3 esperti ben vestiti (scarponi, casco, corda, telefono cellulare) con potenti pile o torce per illuminare le oscure viscere montuose e funi adeguate con scalette incorporate. Devono entrare due o più persone, le altre devono restare fuori sia avanti l’ingresso angusto e a forma di rime della bocca umana. Bene è restare davanti la grotta e sul canyon della Gallinola per l’occorrenza d’aiuto ed assistenza. E’ bene scendervi dalla cima montuosa, non molto lontano dal monumento spontaneo di pietre, accatastate a sagoma umana con cappello, dagli escursionisti. Le pareti laterali alla grotta hanno frequenti e pericolosissime cadute gravitative di pietre. Non è bene andarvi, si ripete (repetita iuvant) da soli e non equipaggiati per il solo gusto della scoperta pericolosa perché difficilissima. I pastori anziani, di Castellone di Bojano che pascolavano il gregge ai “Suoi” della Gallinola, come +Michele Colalillo e Pasquale Malatesta, narrarono di leggende di briganti e di sepolture di persone. La grotta delle cornacchie, dette Ciaule o Ciaole, è molto più comoda e meno pericolosa da raggiungere e visitare da Campitello Matese. Lungo la strada che da Gallo Matese scende a Fontegreca, poco dopo di Santa Maria della Neve, si vede la cava abbandonata di minerali di ferro. A Bojano, dietro a monte Crocella vi è la grossa cava da cui molte case dell’ex capitale del Sannio Pentro sono state edificate, analogamente dicasi per il Matese isernino vicino Sat’Agapito. Ma in questi giorni una strana notizia appare su Matese News Informazione circa un Ing. che segnala alla Sindaco del Comune di Alife quanto segue:”All’albo pretorio di Alife è comparso un avviso relativo ad una richiesta per “Permesso per ricerca mineraria in loc. S. Michele in Alife”. Il Sindaco invita i cittadini a prendere visione e a presentare osservazioni. Ho raccolto l’invito, ho letto quanto presentato e ho constatato che si è diffusa la notizia che Alife è diventato il paese degli… è stata presentata al Comune di Alife una istanza per indagini geologiche in una cava dismessa per la ricerca di magnesio (usato in metallurgia e anche base per lassativi), archiviato il primo artiglio, alla Regione Campania viene protocollato (area VIA prg. 8651 prot. 2020.27697 ) una seconda richiesta avente come oggetto “il riuso e recupero dell’area” della medesima cava… Rivolgendomi al Sindaco, mi permetta di fare qualche osservazione, evidenziare discrepanze, sollevare dubbi e porgere delle domande, prima di dare il mio parere:– in materie di cave e miniere: per le cave è competente la Regione e per le miniere lo Stato ( ecco spiegato il perché del magnesio e non l’oro o il petrolio , gli addetti ai lavori capiranno);– prendo per oro colato quanto descritto nella relazione geologica e cioè che ci sia magnesio; Ma non esiste un piano paesaggistico per la tutela del territorio? Sig. Sindaco le risparmio altre considerazioni, ma le confido che per informarmi ho dovuto leggere, tra l’altro, una relazione tecnica di 86 pagine (allegata alla richiesta di VIA) che spaziava dalle guerre puniche alle gesta del conte Rainulfo, dalla flora e la fauna locale alle osservazioni termiche e alle previsioni del tempo, dalle varie specie di volatili nonché all’ imbottigliamento del vino e dell’olio. Quando sono arrivato a pag. 35 e ho letto il volume di materiale cavato pari a 78.458, 65 mc sono crollato, ma non sui 78458 mc che sono appena 8717 camions ma sui 0,65 mc finali… folgorato dalla precisione !!! Sig. Sindaco “cui prodest?” Lei è stato eletto amministratore con il mandato di fare gli interessi della cittadinanza, la riapertura della cava non porta nessun beneficio al Comune, ci impoverisce e ci danneggia, inoltre non può far ricadere la responsabilità sui cittadini ignari, non si crei degli alibi, si assuma le sue responsabilità, la richiesta va respinta per manifesto danneggiamento e, come corollario, per salvarci dagli insulti di dabbenaggine. Lei non solo non ha informato la cittadinanza in maniera palese e completa, ma lo ha fatto a Ferragosto e con tempi strettissimi !!! Tragga lei le conclusioni”. Sullo steso media giorni dopo si riportava:”Molta preoccupazione ha suscitato nei locali residenti il progetto che prevede opere di riqualificazione alla cava in località San Michele. Intanto i progetti sono più di uno e distinti per due delle cave da anni aperte sulle colline di Alife. Gli stessi, protocollati già al cospetto dei competenti uffici regionali, e per conoscenza una informativa al Comune di Alife, dopo il pressappochismo da parte di istituzioni locali saranno presentati direttamente dai referenti della società proponente in una pubblica conferenza stampa a cui saranno invitati anche tecnici esperti”. Il magnesio è presente nelle varie acque matesine come la più nota Lete e ha tra le sue proprietà il rilassamento muscolare, che ho, con un volo pindarico e poetico, intravisto come causa dell’oblio del fiume Lete, che a Letino, nella sua alta valle, fece decidere alla principessa greca Letizia di restare lassù sui monti per sempre e fondare Letino. E vero, non è vero? Il mito alimenta la storia e non è sempre da annullare se si vuole conoscere la realtà anche quando si usa la lanterna, tanto cara al divulgatore Piero Angela più che al figlio Alberto (Naturalista) della razionalità scientifica. Studiando l’acqua del natio fiume Lete ho notato alcune piccole cave in territorio d’Ailano che decenni fa furono addirittura realizzate per cercare idrocarburi. Ebbene quelle piccole cave contengono Magnesio. Ora ritornando al problema delle cave di San Michele d’Alife, vistose anche da lontano perché aperte verso sud, mi viene di ricordare che la prima Legge italiana sulla tutela del suolo fu quella degli On. Fracanzani e Romanato che, in particolare erano preoccupati, delle cave delle cave dei Colli Euganei, dalle quelli si ricavava sia trachite-molte case di Padova ad esempio erano con il primo piano di rocce di trachite-che altri conglomerati di rocce vulcaniche utili al cementificio di Monselice (PD). Ancora oggi il Veneto risulta la Regione il cui territorio è quello con più abusato per il suolo a fini di case ed altri manufatti edili come strade, ecc.. La Campania ed il Molise si sono dotate di leggi regionali per regolamentare sia l’utile suolo e sottosuolo che tutelarlo? La preoccupazione dell’Ing. che firma l’articolo, è sacrosanta non fosse altro che per porsi in prima persone a combattere come vuole l’art. 4 della nostra carta costituzionale, che in ambienta campano richiede ancora più coraggio che altrove. Ma è anche da valutare bene che se le cave e l’estrazione commerciale di qualsiasi merce del sottosuolo siano utili allo sviluppo dell’economia e del reddito dei residenti, che la Sindaco d’Alife o di qualunque altro comune matesino dovrebbe valutare con l’aiuto di esperti. Qua si scende nel terreno minato di leggi e leggine tra lo Stato centrale e suoi Enti Locali: regione, provincia e comune a cui si aggiungerà anche le Comunità Montane Matese casertano, beneventano, campobassano ed isernino, nonché il futuro “testamento” del parco del Matese in corso d’opera. L’Ente Locale Comune è quello più vicino al problema che si presenta e che può fare sia bene che male. E’ il Comune che istruisce per primo la pratica relativa al problema, come nella fattispecie. Cava di Sant’Angelo d’Alife. L’armonizzare sviluppo e conservazione è un antico problema che il nostro vicino territoriale Ignazio Silone ammoniva: ”Conservare può significare miseria, innovare può significare distruzione”. In questo monito intravvedo lo studio di qualsiasi Ambiente che non è solo naturale da conservare, ma è anche direi soprattutto sociale, economico e politico. Nell’ambiente nostrano campano, ma anche molisano c’è, purtroppo e spesso, una sorta di palla al piede nel dire e nel fare che impedisce la piena applicazione dell’art. 4 della Costituzione Repubblicana: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”.

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