ALIFE. Acquisizione Cappella “Ausiliatrice”: speriamo di non fare la fine del cinema Volturno, che si acquisisce un immobile per tenerlo lì a marcire.

Il Sindaco non ha voluto impegnare la giunta, entro sei mesi dall’atto notarile, a presentare in Commissione o in Consiglio, un piano di fattibilità tecnica ed economica che individui con precisione i canali finanziari necessari al recupero

Ecco l’intervento del consigliere comunale Vincenzo Guadagno sul punto: “Accettazione della donazione a titolo gratuito, con onere nodale, della cappella sconsacrata facente parte del complesso denominato “Ausiliatrice”, sita in via Caduti sul Lavoro”

“Signor Presidente, Signor Sindaco, Colleghi Consiglieri, prendo la parola per esprimere, prima di ogni altra considerazione, il nostro pieno apprezzamento e il dovuto ringraziamento nei confronti degli Eredi del Canonico Don Pasquale Panella, oggi rappresentati dal Sig. Gabriele Catarcio.

Il gesto della famiglia non è solo un atto di generosità patrimoniale, ma è la prosecuzione di una memoria storica che lega la figura di Don Pasquale alla nostra comunità alifana, e su questo non vi è e non vi sarà alcuna speculazione politica. Tuttavia, proprio perché parliamo di memoria storica, è nostro dovere amministrativo e politico analizzare i fatti nel loro percorso complessivo.

Questa proposta ci riporta indietro nel tempo: già alla fine degli anni ’90, l’Amministrazione comunale guidata dal Sindaco Guadagno aveva individuato il valore strategico e sociale di questo immobile, avviando interlocuzioni per ottenerne la donazione o per procedere all’acquisto.

All’epoca, quel tentativo purtroppo fallì unicamente perché non si riuscì a trovare la convergenza e la volontà di tutti i coeredi. Ma c’è una differenza fondamentale e sostanziale tra quell’iniziativa e la delibera che ci troviamo a votare oggi. Allora, il Comune di Alife si muoveva avendo già in cassa le somme necessarie, concrete e immediatamente utili per completare e ristrutturare interamente la cappella sconsacrata che faceva parte del complesso dell’Ausiliatrice.

Quelle somme non gravavano sul bilancio ordinario, perché il sindaco dell’epoca le aveva individuate e recuperate dalle somme restituite dalla Curia Vescovile; si trattava di un errore di incasso relativo al fitto di un terreno situato nella nostra zona industriale, un’area di legittima proprietà del Comune di Alife il cui canone veniva percepito dalla Curia e che la guida cittadina di allora spinse a restituire interamente all’Ente.

Oggi, purtroppo, la situazione è capovolta e ci troviamo ad accettare sì l’immobile, ma senza alcuna copertura finanziaria programmata per il suo recupero. Ed è qui che il ruolo di vigilanza di questa minoranza impone di chiedere alla maggioranza estrema chiarezza.

Nelle premesse della delibera, basate sulla perizia dell’Area Tecnica del 27 aprile 2026, si dà formalmente atto dello stato di avanzato degrado dell’immobile, privo di finiture, pieno di macerie e con un’importante infestazione vegetativa. A differenza degli anni ’90, oggi non ci sono fondi già pronti o recuperati, e se da un lato la delibera ci rassicura dicendo che l’acquisizione avviene senza oneri immediati per il bilancio ordinario, dall’altro omette di dirci con quali risorse risaneremo questa struttura.

Chiediamo quindi alla Giunta quale sia la stima economica reale per gli interventi di recupero e da quali capitoli di bilancio o linee di finanziamento europee, regionali o ministeriali si intenda attingere, perché senza fondi certi il rischio è che questa struttura passi semplicemente dal degrado privato al degrado pubblico, restando un’incompiuta. Il primo punto macroscopico di questa mancanza di programmazione riguarda la totale assenza di una variazione del Documento Unico di Programmazione, il DUP.

L’accettazione di una donazione con onere modale comporta, per sua stessa natura, l’assunzione di obblighi di fare, di spese di manutenzione, di ristrutturazione o di vincoli di destinazione che l’Ente deve garantire. Il punto 8.4 del Principio Contabile Applicato della programmazione, di cui all’Allegato 4/2 al Decreto Legislativo 118/2011, stabilisce chiaramente che ogni scelta programmatoria e ogni riflesso economico-patrimoniale dell’Ente debba essere coerente e sinergico con il DUP. L’introduzione di un nuovo bene immobiliare gravato da un onere non è una mera presa d’atto contabile, ma modifica lo stato patrimoniale e la programmazione dei servizi o dei lavori pubblici dell’Ente.

Portare in approvazione un’accettazione di questo tipo senza un formale, contestuale e speculare atto di adeguamento del DUP — o quantomeno senza una sezione tecnica che ne quantifichi l’impatto economico futuro e lo inserisca negli strumenti di programmazione — rappresenta una grave superficialità procedurale. La forma, in questo caso, è sostanza: come possiamo programmare l’adempimento dell’onere modale se non modifichiamo il documento programmatico principale del Comune? Un altro punto che merita un serio chiarimento tecnico riguarda l’incongruenza della categoria catastale rispetto alla natura stessa del bene.

Nella proposta si parla di una cappella sconsacrata, tuttavia la visura catastale acquisita telematicamente il 23 aprile 2026 indica l’immobile come Categoria A/4, ovvero un’abitazione di tipo popolare divisa in tre vani, con una rendita di centodiciannove euro e trenta centesimi. Chiediamo formali delucidazioni in merito: è previsto un cambio di destinazione d’uso urbanistico e catastale? Questo cambio comporterà oneri o costi tecnici a carico del Comune? Esistono vincoli storici o della Soprintendenza sull’immobile, considerando il complesso in cui è inserito? I pareri favorevoli espressi dall’Ingegner D’Abbraccio per la regolarità tecnica e dal Dottor Valente per la regolarità contabile attestano la legittimità dell’atto, ma non risolvono affatto i nodi della sua futura trasformazione in auditorium pubblico.

Allo stesso tempo, pretendiamo la massima tutela per l’Ente sulle spese di regolarizzazione. La delibera segnala che l’immobile risulta ancora catastalmente intestato al defunto Don Pasquale Panella ed è specificato che gli eredi dovranno farsi carico dell’aggiornamento delle intestazioni tramite dichiarazione di successione e voltura. Come minoranza, pretendiamo la massima fermezza su questo punto e chiediamo l’impegno assoluto a non procedere alla firma dell’atto notarile finché tutte le pratiche catastali e successorie degli eredi non siano state interamente completate e registrate a loro spese, accertandosi che sull’immobile non gravino ipoteche o trascrizioni pregiudizievoli, poiché il Comune deve ricevere un bene giuridicamente perfetto, senza alcuna sorpresa economica per le tasche dei contribuenti Alifani. Non dobbiamo poi dimenticare il vincolo del modus e le responsabilità di custodia che ne derivano.

Accettando questa donazione, il Comune si impegna formalmente a realizzare un’epigrafe muraria entro diciotto mesi dalla trascrizione dell’atto, adempiendo a un obbligo di legge ai sensi dell’articolo 793 del Codice Civile. Ma la delibera specifica anche che l’immobile entrerà nel patrimonio indisponibile del Comune solo una volta realizzata la destinazione d’uso pubblica. Questo significa che, finché non troverete i finanziamenti per ristrutturarlo, l’immobile rimarrà nel patrimonio disponibile, lasciando in capo al Comune tutte le responsabilità civili, di custodia e di sicurezza legate al suo stato di avanzato degrado.

Per tutte queste ragioni, Signor Sindaco, noi non ci opporremo a questa delibera, perché riconosciamo l’alto valore sociale del progetto e la generosità della donazione, e non vogliamo bloccare un percorso che potrebbe essere utile alla comunità. Tuttavia, il nostro voto favorevole è strettamente subordinato a un impegno formale della Giunta: chiediamo che l’Amministrazione si impegni, entro sei mesi dall’atto notarile, a presentare in Commissione o in questo Consiglio un piano di fattibilità tecnica ed economica che individui con precisione i canali finanziari necessari al recupero. Alla fine degli anni ’90 c’erano le somme grazie al recupero dei fitti del terreno in zona industriale dalla Curia ma non c’era l’accordo tra tutti i proprietari; oggi c’è l’accordo ma mancano i soldi. Dimostrateci con i fatti che questa non è solo un‘operazione di facciata per fare cassa patrimoniale, ma che avete una strategia concreta per restituire la cappella sconsacrata che faceva parte del complesso dell’Ausiliatrice alla fruizione degli alifani – conclude Vincenzo Guadagno, Consigliere comunale della Città di Alife.

comment Nessun commento

Sii il primo a lasciare un commento alla notizia

mode_editLascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato né condiviso con terze parti. I campi contrassegnati con l'asterisco sono obbligatori. *

menu
menu