ALIFE. “Se fra qualche mese sarete divisi avrete tradito San Sisto”: il duro monito del Vescovo Di Cerbo durante l’omelia nella messa del San Patrono lascia i fedeli sbigottiti.

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Occorrerebbe sentire come la pensano tutti gli altri: gli altri gruppi politici, sono due, ed insieme rappresentano oltre il 70% dell’elettorato alifano.

Che un Vescovo possa dare, in qualche modo, consigli ai propri fedeli è un fatto assolutamente normale, anzi: quale miglior pastore può essere preso ad esempio dal suo “gregge”. Ci sono dei distinguo però, e non sono dei distinguo irrilevanti. Il vescovo Valentino Di Cerbo si è spinto ben oltre il suo compito di Monsignore nel suo messaggio durante l’omelia nel corso della messa per San Sisto I, Patrono proprio della Diocesi Alife – Caiazzo, facendo accuse generiche in alcuni tratti, di “ipocrisia e individualismo”; ma specifiche verso i consiglieri comunali attualmente in carica, in altri passaggi, come quando senza mezze misure ha sentenziato che: “se questa maggioranza cadrà, se fra qualche mese sarete divisi, voi avrete tradito San Sisto; fra maggioranza e opposizione ci deve essere dialogo”. Innanzitutto suona alquanto strano che un prelato, per di più il Vescovo di una Diocesi grande ed importante, come quella di Alife – Caiazzo, che tiene insieme tante parrocchie, intervenga in fatti squisitamente politici. La Politica ha la sua funzione, importante; la Chiesa ne ha un’altra, non meno importante e riconosciuta. Ma poi perché S.E. interviene proprio adesso nelle “rognose” questioni politiche: perchè non lo ha fatto in maniera così esplicita fino adesso? C’è forse qualche “capobranco” (sempre del gregge di pecore) che lo consiglia in tal senso? Il Vescovo parla senza conoscere le carte, senza sapere le cifre ed, ancor prima, le motivazioni che hanno portato la città di Alife a chiedere il dissesto finanziario (l’input delle divisioni); o meglio, quel che resta della maggioranza politica (5 soli consiglieri sui 13 che ne esprime il consiglio comunale) a deliberare il fallimento del comune di Alife. Carte e cifre ancora oggi all’oscuro dei consiglieri comunali stessi, degli addetti ai lavori, ma soprattutto a tutti i cittadini di Alife che ne pagheranno, tra breve, le conseguenze: chi è in grado di dire, con esattezza, l’ammontare esatto dell’esposizione debitoria e chi sono i reali creditori? Perchè ad oltre 4 mesi di distanza dalla delibera di dissesto (9 aprile 2017) la Corte dei Conti non si è ancora pronunciata in tal senso? L’individualismo, e S.E. lo dovrebbe sapere, lo sta facendo proprio chi ha la maggioranza politica del paese in questo momento, continuando a produrre atti che vanno esattamente nella direzione opposta della pace, della concordia, della serenità, del bene al paese, del bene agli alifani e del bene a San Sisto. Gli alifani, S.E., si permettono di sussurrarlo a Lei, che in politica è sempre funzionato così: chi era al vertice, in caso di crisi politica come questa, ha dato il buon esempio, ha fatto un passo indietro, o quantomeno ha dimostrato buon senso nel farlo. Uno potrebbe essere quello di annunciare le dimissioni (e non sarebbe una catastrofe considerando che la maggioranza si regge su 5 sgabelli dei 13 necessari per reggere il tavolo): ci sono i 20 giorni di tempo per ritirarle, ma quantomeno si rimette in discussione la carica per il bene del paese e dei cittadini. Dalla crisi politica, poi, si trovano le soluzioni per governare insieme l’amato paesello. Ecco, occorrerebbe sentire come la pensano tutti gli altri: gli altri gruppi politici, sono due, ed insieme rappresentano oltre il 70% dell’elettorato. Gli alifani sanno benissimo che il gruppo che regge la maggioranza è molto “vicino” alla Chiesa, ed a quel neo Diacono che porta consigli non solo alla Curia ma anche alla politica: forse S.E. non ha ancora saputo che la relazione sul dissesto inviata alla Corte di Conti per dichiarare il nostro Comune “fallito” è stata scritta a quatto mani, in alcuni tratti anche negli uffici del palazzo municipale ed anche utilizzando gli stessi termini scritti a suo tempo da un ex consigliere comunale di Piazza Vescovado quando vedeva il dissesto come l’unico rimedio per salvare questo popolo, e queste “anime”. Ebbene, tale relazione è stata scritta dal ragioniere attualmente in servizio (Fattore, ndr) e da un “fidatissimo” Diacono (l’immagine del Cristo che serve) del Vescovo che è entrato nella Curia, già presa dalle sue “delicatissime” vicende, in alcuni tratti anche a gamba tesa. Il tutto all’oscuro di tutti, anche degli stessi consiglieri di maggioranza che intanto reggevano le sorti dell’amministrazione del paese. Basti pensare che le riunioni per decidere il dissesto sono state fatte proprio a pochi passi dalla Curia, in un salotto privato di Piazza Vescovado, in barba ai consiglieri di maggioranza che attendevano la convocazione della consueta riunione di gruppo, ed alla presenza invece di “esterni” che nulla avrebbero a che vedere con l’amministrazione del paese: ma forse nemmeno questo S.E. lo ha mai saputo. Gli alifani sono per la pace, per la concordia; non disprezzano affatto un suo pastore, che Lei ha chiamato a dirigere la nostra parrocchia: parliamo di Don Cesare Tescione, un prelato che fa il suo umile dovere, come tutti del resto. Agli alifani sta bene, ma forse non a tutti. Perchè allora non proporre una petizione popolare per capire come la pensano i fedeli in tal senso?

 

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