ALIFE. Daniele Cirioli, da candidato Sindaco della città a Diacono della parrocchia: storia di un cammino, tra politica e fede. Ora sarà Ministro di Cristo, l’immagine viva del Cristo che serve.

Lunedì sera in cattedrale la celebrazione. Il Diacono può essere soltanto una figura maschile, deve essere un buon cristiano, amare la Chiesa, avere una formazione umana equilibrata ed uno spirito di comunione (nelle foto, Cirioli a sx e Piazza Vescovado a dx, che accoglie la Cattedrale e la casa stessa di Daniele).
Prevista per lunedì prossimo, 25 aprile 2016, alle ore 19.00 circa, la “nomina” in cattedrale Santa Maria Assunta a diocono per Daniele Cirioli, giornalista professionista, già candidato a Sindaco della città di Alife: gli sarà impartita direttamente dal Vescovo della Diocesi di Alife-Caiazzo, S.E. Mons. Valentino Di Cerbo. Cirioli ha corso due volte per le comunali ad Alife a capo di una lista civica: nel 2009 e quindi nel 2011.
Chi è esattamente il Diacono e quali funzioni svolge all’interno della Chiesa?
La parola Diacono deriva dal greco “diaconìa” che significa ministero/ministro o servizio/servo. Attraverso l’imposizione delle mani lo Spirito Santo discende su di lui, che diventa un Ministro Ordinato. Senza essere Sacerdote non è laico e senza essere laico non è sacerdote, come non è neanche Vescovo. Il Diacono è una figura tra il laico ed il Sacerdote ma non necessariamente intermedia e con una sua funzione specifica. Non è un sacerdote perché non presiede l’Eucaristia e non assolve i peccati. Più in generale, non si colloca all’interno della comunità cristiana nella stessa posizione del parroco. Il diacono può essere coniugato (e Cirioli lo è), a testimoniare il legame profondo tra la vocazione diaconale e la vita familiare, ed avere una sua professione (e Cirioli ce l’ha). Inoltre non è un semplice laico: riceve il sacramento dell’Ordine, che lo immette tra i membri del clero, ha una propria veste liturgica, sull’altare ha un suo posto specifico, ha il compito di proclamare il vangelo e di tenere l’omelia, ha l’obbligo di celebrare la liturgia delle ore a nome dell’intera Chiesa, può celebrare la liturgia del battesimo, benedire le nozze, accompagnare alla sepoltura i defunti. Insomma, è un Ministro di Cristo a tutti gli effetti. Il Diacono può essere soltanto una figura maschile, deve essere un buon cristiano, amare la Chiesa, avere una formazione umana equilibrata ed uno spirito di comunione. L’intera vita del Diacono e la sua stessa persona sono un richiamo costante e ben visibile al dovere di servire che il Battesimo porta con sé. Egli è nella Chiesa l’immagine viva del Cristo che serve, che per amore si china a lavare i piedi dei suoi discepoli, che si fa carico delle sofferenze dei più deboli, che proclama la parola del Regno, si fa vicino a chiunque è minacciato dalla tristezza e dall’angoscia, che offre la sua stessa vita in sacrifico. Annuncerà la Parola di Dio offrendo una chiara testimonianza di carità. Sia le mogli che i figli degli aspiranti al diaconato devono affrontare da subito un sorta di timore che sorge immediatamente: è la istintiva sensazione di perdere, in parte o del tutto, il marito o il padre. Non sarebbe corretto suggerire ai familiari un’anomala spiritualità del sacrificio, secondo la quale ci si dovrebbe rassegnare eroicamente a perdere il proprio marito o il proprio padre, chiamato da Dio ad un compito sacro. Il cammino, condotto insieme sulla base della reciproca fiducia e della comunione fraterna, permetterà di capire che non si tratta affatto di una cosa del genere, ma di un dono fatto alla Chiesa e alla stessa famiglia. Ma il Diacono può essere anche celibe. E chi diventa Diacono da celibe resta celibe per tutta la vita, per la semplice ragione che il diaconato si riceve a partire da una scelta di vita che va considerata definitiva. Prima di intraprendere il cammino di formazione al diaconato e durante questo stesso cammino, la persona non sposata sarà invitata a compiere una verifica seria e serena su questo punto, per capire bene per quali ragioni non si sia sposata. La chiamata al diaconato può essere l’occasione per riconoscere una precedente chiamata al celibato per il Regno di Dio; ma non ci si consacra allo stato verginale semplicemente perché non si è trovata la persona giusta e tanto meno perché non si è riusciti a formarsi una famiglia. Oltre alla proclamazione del Vangelo e alla predicazione, il Diacono svolge il suo servizio nella catechesi, in particolare nella preparazione ai Sacramenti: prepara le famiglie che chiedono il battesimo per i propri figli, prepara le coppie al Sacramento del matrimonio, accompagna le famiglie nella vita coniugale, segue piccoli gruppi per un cammino di fede (centri di ascolto). Egli è chiamato anche a trasmettere la Parola nell’ambito professionale e nei luoghi di lavoro, anche prevedendo modalità specifiche di annuncio. Oltre al servizio all’altare in senso stretto il Diacono permanente promuove celebrazioni che coinvolgano tutta l’assemblea, curando la partecipazione interiore di tutti e l’esercizio dei vari ministeri. Fra i Sacramenti, quello del matrimonio può avere grande giovamento dal servizio diaconale. I Diaconi sposati possono essere di grande aiuto nel proporre la buona notizia circa l’amore coniugale, le virtù che lo tutelano e nell’esercizio di una paternità cristianamente e umanamente responsabile. Ad essi può essere affidata la cura della pastorale familiare. Altro ambito specifico è la cura pastorale degli infermi, sia nel servizio operoso per soccorrerli nel dolore, ma anche nella preparazione a ricevere il sacramento dell’unzione e la loro preparazione ad una morte cristiana. I suoi ambiti specifici possono essere le opere di carità parrocchiali e diocesane, le opere di educazione cristiana (animazione degli oratori, dei gruppi ecclesiali e delle professioni laicali, la promozione della vita in ogni sua fase) e di servizio sociale nel dovere della carità e dell’amministrazione.







