ALIFE. Il 13 ottobre del 1973 la città di Alife fu bombardata e distrutta: oggi si ricorda il 71° anniversario di quel tragico evento bellico.
Nella convinzione che nella città fossero ancora stanziate le truppe tedesche dirette al fronte di Cassino, le truppe alleate continuarono a bombardare. La foto (tratta dall’archivio fotografico di Loreto Parisi) mostra la città di Alife, poco prima del bombardamento, che provocherà ingenti danni, e più di quaranti morti tra la popolazione civile.
Il bombardamento nel centro storico di Alife da parte delle truppe alleate avvenne il 13 ottobre del ’43, in pieno secondo conflitto mondiale. Quell’evento causò la morte di 80 persone e numerosisismi di feriti. Fra i deceduti l’allora parroco don Antonino De Lellis, che non fece in tempo per scappare, 500 circa le famiglie colpite. Nella convinzione che nella città fossero ancora stanziate le truppe tedesche dirette al fronte di Cassino, le truppe alleate continuarono a bombardare. Solo dopo si scoprì che fu solo un tragico errore. Molte le testimonianze di quel bombardamento da parte dei superstiti, che ancora oggi a 71 anni dal tragico evento ne ricordano con dolore le ferite. Ci sarebbe stata una ecatombe umana se la popolazione alifana non fosse fuggita alla frazione San Michele di Alife già dal 9 ottobre. Una bomba cadde in un ricovero pieno di donne e bambini, ma fortunatamente il meccanismo di esplosione si inceppò. E in che pessime condizioni igieniche fu costretta a convivere per giorni e giorni la popolazione rifugiatasi sopra la vicina collina di San Michele. “Ammucchiati e nascosti nelle stalle, costretti a stare al buio e convivere insieme ad animali, insetti, pidocchi, cimici e scarafaggi, da sembrare noi stessi delle miserie umane. Quei luoghi si trasformarono in ghetti. L’aria era nauseabonda che a stento si riusciva a respirare. La fame ci assaliva, non c’era nulla da mangiare. Eravamo spaventati a morte, il rumore delle bombe che giungeva da Alife si ripercuoteva forte nelle nostre teste come un martello assordante, ci sembrava di impazzire, ogni bomba che cadeva provocava lo spostamento della terra sotto i nostri piedi, come se fosse un terremoto dalla forte intensità, il terrore ci assaliva, non si riusciva a riposare. Gridavamo Basta! Basta! Contavamo i giorni per rivedere la luce del sole, perché la nostra vita ritornasse alla normalità. Queste alcune delle dolorose testimonianze raccontate dai nostri genitori, all’epoca bambini. Non ci fu un solo morto tra i tedeschi che assistettero increduli al bombardamento. Quando il 13 ottobre 1943 una squadriglia B26 delle forze aeree americane per ritardare la ritirata tedesca decise di radere al suolo Alife, l’iniziativa si rivelò del tutto inutile, in quanto i tedeschi riuscirono ad aggirare la città, ripiegando verso le altre linee difensive. La distruzione di Alife fu un terribile errore – a dreadful mistake – frutto di una missione stabilita all’ ultimo momento, nel gergo militare una «hurry up mission», di un ordine improvviso al quale mai nessuno avrebbe potuto porre un veto. Per non dimenticare…Per maggiori approfondimenti si consiglia di leggere il libro: ” G. Angelone, “H-2703. Alife, una città dimezzata”, ed. ASMV, Piedimonte Matese 2010″. “Bisogna bandire una volta per tutte le guerre”. Hanno fatto sapere i rappresentanti del Movimento Internazionale per la Pace della provincia, promotori del passaggio della “Fiaccola della Pace” partita già dai Comuni dei Monti del Matese e che continuerà a girare l’intera provincia di Terra di Lavoro per far conoscere a tutti l’importanza del Diritto alla Pace. “Dopo cento anni di guerre e di crimini contro l’umanità è venuto il tempo di bandire una volta per tutte la guerra e di riconoscere che la Pace è un diritto umano fondamentale della persona e dei popoli. Un diritto che deve essere effettivamente riconosciuto e applicato. L’umanità è in pericolo si sta sgretolando…E’ venuta l’ora di reagire. Di fronte alla “pericolosissima crisi della comunità internazionale” non possiamo rimanere inerti o neutrali”. Concludono.







