ALIFE / RIARDO / FRANCOLISE. Appalti pilotati scovati dall’inchiesta “The Queen” garantiti col metodo “zio Peppe”: un solo nome nei bussolotti per la nomina dei commissari di gara.
La Regina faceva in modo che nessuno venisse scontentato: dai politici alle imprese esecutrici di lavori, dai tecnici ai componenti le commissioni di gara (nella foto, il costruendo Museo Archeologico ad Alife).
Tutto pilotato, soprattutto nel sorteggio dei componenti la commissione di gara degli appalti che doveva garantire la vittoria della ditta “amica”, quella che in pratica faceva i lavori ma era tenuta ad “oliare” tutto il meccanismo, elargendo tangenti ai politici, sindaci ed assessori, tecnici ingegneri ed architetti, faccendieri vari che si dovevano preoccupare di farli sedere attorno ad un tavolo per mettersi d’accordo, mazzette perfino ai componenti le commissione di gara che garantivano il risultato. Ed alla fine tutto avveniva alla percezione e secondo i piani: dai lavori piu’ grossi da diversi milioni di euro fino a quelli piu’ spiccioli, da poche centinaia di migliaia di euro. “Eh, va be’… il sorteggio”, “Qui è tutto in famiglia”, alcune delle frasi carpite dagli inquirenti che banno scoperchiato il sistema definito “zio Peppe”. Racconta intercettato Mario Martinelli, architetto vicino a Peppe Russo del clan “Sciavone”: “Al paese mio ci stava uno che lo chiamavano “zio Peppe” che era l’ingegnere capo del Comune allora, ogni volta faceva un ciotolone così con un sacco di cose dentro là no? allora diceva: scommetti che mo se chiamo a quello e butta la mano qua dentro esce quello che ti dico ora? E io dicevo ma questo come fa?”. Un sorteggio pilotato , insomma, che garantiva la commissione desiderata. Frasi che vengono fuori dalle telefonate intercettate e sviscerate dagli inquirenti, che a conclusione dei lavori hanno consentito la retata dell’altra mattina che ha portato all’arresto di 69 persone tra politici e professionisti, di cui 30 detenuti in carcere e 36 ai domiciliari, oltre ad altre misure. Cosi come e’ stato accertato il ruolo chiave dell’ingegnere – imprenditore di Posillipo, Guglielmo La Regina, avvistato e registrato piu’ volte anche ad Alife, a pranzo con politici, come in tutti i Comuni interessati da grandi lavori pubblici. Si doveva, insomma, garantire tutto, lo sblocco dei finanziamenti grazie alle pressioni dell’ex assessore regionale Pasquale Sommese, del nipote-capostaff Antonello, in alcune commissioni facevano partecipare anche il suocero, Salvatore Mazzocchi, così come lo stesso La Regina piazzava suo padre, il docente universitario Francesco La Regina. Ecco perche’ tutto in famiglia, secondo gli inquirenti. “Allora andava uno là, buttava la mano dentro insomma, e usciva quello che aveva detto “zio Peppe”. Hai visto, che ti ho detto? – continua Martinelli – Una volta andai a controllare e dentro i trecento biglietti nei bussolotti c’era scritto sempre lo stesso nome. E allora facevamo così, anche quando facevamo gli scrutinatori, i presidenti di seggio, ci facevamo un sacco di risate”. Un metodo utilizzato anche per nominare le commissioni di gara sugli enti che hanno valutato i progetti presentati dalle imprese che si sono aggiudicate i 18 appalti al centro dell’inchiesta e che hanno speso circa 20 milioni di euro di finanziamenti pubblici.







