ALIFE. Situazione covid, incremento dei casi, mancanza di controlli, lockdown, medici di base, vaccino: il punto di Zeppetelli.

“Il Comune dovrebbe rendere noto l’elenco dei positivi se no non se ne esce da questa situazione. Conosco i giocatori positivi della serie A di calcio e non i positivi covid di Alife dove io vivo”.

La situazione covid sembra essere, tutto sommato, sotto controllo, nonostante i casi continuino a crescere ed anche nell’Alto Casertano, comunque, “rispetto all’altra volta si registra una percentuale di perdite molto inferiore, ma vedo un lassismo per mancanza di controlli – ammette Gianni Zeppetelli. C‘è ancora chi cammina senza mascherina, il distanziamento è un’opinione: basta guardare qui, in Piazza Vescovado, con le persone che sono ammassate o addirittura portano la mascherina sotto il naso. E’ inutile in questo modo: il virus ha una trasmissione aerogena, tra il respiro, quindi bisogna tenere preservate bocca e naso. Non solo, ma è consigliabile cambiare la mascherina tutti i giorni: quando quelle chirurgiche si scoloriscono sono inutili, anzi, diventano pericolose”. Mancano i controlli, insomma – invoca l’ex medico mutualista di Alife – cose che dovrebbero fare le forze dell’ordine, quindi i vigili urbani, i carabinieri. Nel primo lockdown ho visto la presenza ossessiva dei carabinieri, oggi non li sto vedendo: vuol dire che ci si è seduti. Per gli stessi vigili, a capo della Polizia municipale vi è il sindaco: se i vigili non sono presenti vuol dire che qualche problema c’è”. Controlli e precauzioni insufficienti, dunque, che sarebbero alla base dell’incremento delle positività. Una seconda ondata che era da aspettarsela, comunque: “Di questo passo non ci dobbiamo meravigliare se poi i casi continuano ad aumentare, le uniche cose dimostrate valide sono: l’uso dei dispositivi, il distanziamento, uscire solo per necessita, lo stare a casa, e ci devono stare soprattutto le persone anziane”. Situazione contagiati che, purtroppo, sta peggiorando di giorno in giorno e qui, lo specialista in cardiologia, invita ad una riflessione: “Secondo me la gente dovrebbe sapere chi sono i positivi. Vi faccio un esempio: quando decisi autonomamente di chiudere il mio ambulatorio, anche per non rischiare, sulla mia pelle e su quella degli altri, a fine di ogni settimana controllavo chi fosse venuto al mio studio, quindi mi scrivevo tutti i giorni i nomi delle persone venute. Ma molti di questi non li ricordavo neppure. Se dunque io sono positivo al covid oppure se l’Asl mi avrebbe chiesto il tracciamento, e non lo ha fatto, sarebbe stata una operazione complicata. Dunque, l’elenco delle persone positive deve essere pubblico: non è una vergogna dire il nome, anzi: è necessario diffonderli per poter effettuare il tracciamento. Il Comune dovrebbe rendere noto l’elenco e diffonderlo se no non se ne esce da questa situazione. Faccio una considerazione – continua Zeppetelli: io conosco i giocatori positivi della serie A di calcio e non i positivi covid di Alife dove io vivo”. Esiste, in proposito, il diritto al non venir fatti pubblicare i nomi, ma “io non condivido il fatto che il positivo deve restare anonimo. Faccio un’ipotesi: se io fossi positivo e l’Asl mi interpella per sapere chi sono le persone che ho contattato, ebbene, molte verrebbero lasciate fuori da questo elenco. Dunque, è necessario pubblicarli: insomma, noi conosciamo le persone che sono malate di tumore, quelle che hanno la pressione alta e non conosciamo chi è positivo al covid?”. Ed in merito alle prime azioni che il Governo centrale è stato costretto a (ri)prendere per limitare il diffondersi della pandemia, secondo Zeppetelli “i locali, bar e ristoranti dovrebbero restare sempre chiusi, anche per mesi, con i dovuti ristori ovviamente, perchè questo è un periodo di emergenza”. E gli aiuti da mettere in campo per alleviare le emergenze? “I medici e gli infermieri ci sono: li dovrebbero solo precettare, anche dalle cliniche private e metterli a disposizione del pubblico, fornendo loro di tutti gli strumenti ovviamente. Cosa ci sta a fare la sanità privata convenzionata quando vi sono li delle professionalità inutilizzate? Abbiamo bisogno soprattutto di anestesisti e rianimatori, stanno precettando anche gli studenti ancora in fase di specializzazione, ma potrebbero servire anche i medici, quelli delle strutture private. Fino a che non arriva il vaccino conteremo ancora i morti con questo andamento, proprio perchè non conosciamo i positivi”. Vi sono Regioni in Italia già dichiarate “zone rosse”, altre, come la Campania, ancora “gialla” in una situazione di non emergenza assoluta: “In Campania la mortalità è molto bassa rispetto alla prima ondata, però giusto dire che siamo ancora in una fase di caldo: il problema sarà in inverno, quando arriveranno anche altre patologie la situazione si complicherà: penso ad esempio all’influenza. Io l’ho sempre detto che era necessario fare subito l’antipneumococco per la bronchite, altrimenti si ha l’effetto mascherato: se, ad esempio, ho fatto il vaccino per l’influenza e mi viene la febbre, il medico è portato ad indagare subito. E’ un aiuto potrebbe venire proprio dai medici di base: bisogna coinvolgerli di più ma dando loro gli strumenti. Dei positivi che vengono riscontrati adesso il 5% di loro è asintomatico, non presentano cioè i sintomi del coronavirus; ancora, solo una piccola parte vengono ricoverati ma gli altri possono essere tranquillamente seguiti da casa”. Da qui una considerazione: “I gruppi covid non riescono a reggere ed i medici potrebbero collaborare ma non hanno gli strumenti: nella prima ondata della pandemia vi è stata una mortalità alta soprattutto nei medici di base. Da adesso in poi probabilmente dovranno fare anche i tamponi rapidi, non Rna ma quello che va a cercare l’antigeno”. Infine, una analisi di come vengono processati i tamponi allo stato attuale: “ma possiamo ancora portare i tamponi ad Aversa ed avere i risultati dopo 4/5 giorni? Piedimonte Matese ha le professionalità per poterli processare, gli devono fornire solo gli strumenti. Sarebbe importante anche sapere solo 2 giorni prima l’esito di un tampone, ma questo è un fatto che dipende dalla dirigenza Asl”.

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