PIEDIMONTE MATESE. Ambiente europeo a due secoli dalla morte di Napoleone, del quale il prof. Luigi Pepe, dell’Università di Ferrara, ne illustra i meriti.

A Piedimonte d’Alife le arti liberali si sono sviluppate più degli altri paesetti della media valle del fiume Volturno sia per la presenza di nobili di alto lignaggio come i Gaetani sia…

di Giuseppe Pace

A due secoli dalla morte di Napoleone Bonaparte, chi di noi, ex studenti, non ricorda l’ode di Alessandro Manzoni del 5 Maggio: ”Ei fu. Siccome immobile, Dato il mortal sospiro, Stette la spoglia immemore Orba di tanto spiro, Così percossa, attonita La terra al nunzio sta, Muta pensando all’ultima Ora dell’uom fatale…”. L’Ambiente europeo, durante la vita dell’illustre condottiero militare francese, era diverso da quello attuale con l’Unione Europea, che tenta di ancora di federare quasi una trentina dei suoi stati affetti ed afflitti da una sorta di cordone ombelicale con populismi e territorialismo retrospettivi storicamente. Allora- quando gli inglesi sconfissero, in coalizione di russi, prussiani, ecc., le armate francesi guidata da Napoleone- come ora, la Gran Bretagna con i suoi novelli Optimates (nobili consoli romani in genere conservatori anche se alcuni come Giulio Cesare erano Populares) tenta di egemonizzare il continente politico europeo pur essendone solo  un’isola. Essa però riesce a concatenarsi politicamente con  più di mezzo mondo tramite il Commonwealth. Non dimentichiamo però che furono gli inglesi a promuovere la rivoluzione industriale e la democrazia moderna, riuscendo anche, in primis, a fermare il possibile dominio nazista sul mondo intero nel secolo scorso e quello economico attuale dei tedeschi? Nel delineare l’evoluzione del suddito a cittadino, nel mio prossimo saggio ambientale ”Canale di Pace” ho quasi dimenticato la figura di un piccolo uomo, cittadino e grande condottiero ideale e popolare, Napoleone Bonaparte. Nel mio “ultimo” saggio ambientale di Ecologia Umana parto dal toponimo letinese per una sorta di volo pindarico globale attraverso più discipline d’ausilio per capire come il suddito sia diventato, lentamente nella storia sociale, cittadino, artefice del proprio ambiente. In sintesi estrema, per il lettore, deduco il formarsi del cittadino, in gran numero, dai figli e nipoti delle arti liberali, nate tra i borghesi, abitanti del borgo attorno o sotto al castello del nobile con il feudo. A Piedimonte d’Alife, come negli altri circa 8000 comuni italiani i feudatari ci sono stati e per secoli. Il clero è stato quasi sempre ossequioso dei nobili anche se dovevano mediare tra le anime popolari e quelle nobiliari o dei signori di origine dai gentili e consoli optimates romani e precedenti in Grecia ed Egitto antichi. A Piedimonte d’Alife le arti liberali si sono sviluppate più degli altri paesetti della media valle del fiume Volturno sia per la presenza di nobili di alto lignaggio come i Gaetani sia per l’ambiente naturale ricco per far crescere commercianti, artigiani, piccoli e grandi imprenditori, avvocati, medici, ingegneri, molti periti agrari per la storica scuola piedimontese in merito che agronomi, periti, industriali, ragionieri, ecc.. Figlio di questi è sia Lòuigi Pepe, che tanti altri piedimontesi. Un secolo, tra tutti, che ha favorito lo sviluppo o il divenire del suddito cittadino è stato il 1700 o secolo dell’Illuminismo. A Piedimonte, tra gli altri, rappresentanti dell’Illuminismo è stato la figura storica di Ercole d’Agnese, che diresse la Repubblica di Napoli del 1799, per gli ideali napoleonici che le truppe francesi esportarono in territorio del regno borbonico. L’ambiente illuministico  nel 1799 vide quel movimento di intellettuali che diede vita ai moti e alla (breve) esistenza della Repubblica Partenopea con reazione borbonica che incrementò i martiri della libertà dai Borboni e ne fece uccidere oltre 120 compresa la colta straniera Eleonora Pimentel Fonseca, che prima di morire citò Virgilio: ”Forsan et haec olim meminisse iuvabit” (Forse un giorno gioverà ricordare tutto questo). Lapide commemorativa a Procida in Piazza dei Martiri, luogo delle prime esecuzioni dei 122 esponenti della Repubblica Napoletana del 1799, giustiziati dalla politica restauratrice repressiva dei Borboni dopo la caduta della repubblica con l’albero della libertà. Tra essi, 119 uomini e tre donne. Le esecuzioni cominciarono a Procida già alcuni giorni prima della caduta della Repubblica, il 1º giugno del 1799, per concludersi oltre un anno l’11 settembre 1800 a Napoli.Le condanne vennero eseguite quasi tutte per impiccagione (ai nobili venne per lo più comminata la decapitazione), tra Procida (nell’attuale Piazza dei Martiri) e Napoli, in piazza del Mercato, luogo storicamente deputato alle esecuzioni. Tra gli eroi-cittadini  ricordo quello non del calcio né della chiesa, ma del vivere civile anche se i punti di vista storici non sono unanimi: Ercole D’Agnese nato a Piedimonte d’Alife il 3 maggio 1745, prof. universitario di filosofia del diritto e, in seguito, presidente della Repubblica Partenopea, giustiziato a Napoli il 1º ottobre 1799, seppure nobile, per impiccagione. Fu giustiziato, sebbene versasse in condizioni disperate a causa degli effetti del veleno che ingurgitò per sfuggire all’esecuzione, a Piazza del Carmine a Napoli. Con l’attuale rivoluzione digitale i cambiamenti locali e globali sono sorprendenti. Per riprendere l’ambiente illuministico napoleonico, lo spunto mi è stato offerto dal prof. emerito di storia della matematica dell’Università di Ferrara, Luigi Pepe, nativo di Piedimonte Matese e quasi coetaneo, che ricordo al campeggio sul Matese a Capo di Campo dell’Azione Cattolica dei primi anni Sessanta. Già allora, L. Pepe, mostrava una sensibilità naturalistica non indifferente perché me lo ricordo come animatore che ci descriveva il bosco (di faggio ad ovest di Capo di Campo, vicino al vivaio della forestale di San Gregorio Matese) con i rumori e le sensazioni che si potevano percepire restando in silenzio. Mi sembrò analoga sensibilità che  la prof.ssa Carfi, rilevò in me all’Itis piedimontese nel 1963/64. L. Pepe, invece, aveva frequentato tutte le scuole a Piedimonte d’Alife e poi a soli 22 anni si era laureato in Matematica a Pisa, prima della carriera universitaria svolta soprattutto a Ferrara. Suo cugino Angelo Pepe che cura un sito digitale sulla sua città nativa e di vita, lo ha inserito tra i cittadini illustri e ne elenca le non poche pubblicazioni. Il prof. Dante Marrocco, invece, mi  rimise in contatto da adulto con il prof. Luigi Pepe, quando preparai un articolo sui terremoti del Matese, chiedendogli di supervisionarlo per conto della comune ASMV. Ricordo che mi telefonò da Ferrara, e, rispettoso delle competenze altrui, mi disse che aveva letto la mia ”sismologia applicata al Matese” e che non aveva “da aggiungere né fare rilievi”. Successivamente l’ho ascoltato all’Università di Padova mentre parlava del cattedratico e barone Poleni, direttore dell’Istituto d’Idraulica della patavina università. L’Università degli Studi di Padova, il prossimo anno fa 8 secoli di vitalità culturale, fu fondata nel 1222 e il suo motto è Universa Universis Patavina Libertas (“La Libertà di Padova è Universale e per Tutti”). Eppure nell’atrio cinquecentesco e nell’Aula Magna di questa Università ci sono gli stemmi nobiliari di molti studenti che l’hanno frequentata, come ben in vista la cattedra lignea di Galileo. Dunque i cittadini nobili per un tempo non breve della storia moderna dell’Homo sapiens, erano i soli che frequentavano le Università? No c’era qualche frate non nobile e pochi altri, poi i figli dei possidenti commercianti, imprenditori, notai, avvocati, ingegneri e macellai come l’Università del Bo, da contrada dei macellai ed albergo dei pellegrini dei secoli scorsi a Padova, città antica e sempre alleata con Roma con un suo indigeno grande storico ed amante del periodo repubblicano, Tito Livio. Giorni fa ricevo casualmente un invito a risentire parlare in streming, Luigi Pepe da Ferrara, non di Poleni stavolta, ma di Napoleone Bonaparte per il suo amore per la fisica, la matematica, ecc. poiché fu ufficiale d’artiglieria, come prima formazione. Ritornare nell’ambiente naturale, sociale, economico, religioso, ecc. del periodo napoleonico, presume amare la verità storica, che non sempre è quella scritta da chi di quel periodo vorrebbe la damnatio memoriae, tipica azione politica dei vincitori sui vinti. Da giovane Luigi Pepe già mostrava interessi culturali extrascolastici come il dibattito, a cui assistetti all’Azione Cattolica piedimontese sul premio e il castigo dopo la morte. Allora, L. Pepe era già tra i relatori quando io, tra il pubblico, posi il quesito ”Per un non cattolico, il premio o il paradiso è precluso?”. Non ricordo la risposta, che sicuramente non fu banale poiché erano relatori illuminati dall’uso della ragione e non solo della fede cattolica che, a volte, potrebbe essere opacizzata dalla tradizione eccessiva o dalla superstizione in non pochissimi casi. Eravamo, noi aspiranti cittadini, in un ambiente da vivaio opportuno, pronti a svincolarci dall’atavico ruolo di sudditi, che spesso anche la monarchia del Vaticano ha frenato. A Piedimonte d’Alife, allora già vi erano già alcune centinaia di professionisti delle arti liberali, intermedie tra i nobili Gaetani, Filangieri, ecc. e il popolo ex servo della gleba. L’anelito ad ideali libertari che il 68 poi fece esplodere già cresceva in molti di noi !allievi” anche di Azione Cattolica, come Luigi Pepe, me ed altri piedimontesi doc ed acquisiti. Nei primi anni Sessanta, era in sviluppo epocale l’ambiente della bella cittadina di Piedimonte d’Alife, e l’ambiente speciale d’Azione cattolica “Piergiorgio Frassati” della Parrocchia Ave Grazia Plena, accanto al seminario vescovile. In questo ambiente, in precedenza, avevo trascorso i 3 giorni di ritiri spirituali, proveniente dall’Azione cattolica della Parrocchia San Giovanni Battista di Letino con il dinamico ministro di culto Don Alfonso De Balsi, che spero resti in vita per molti anni ancora e “puzzare di pecore” come dice il suo attuale Vescovo a Roma. A Piedimonte d’Alife frequentai spesso le attività parrocchiali, dove di tanto in tanto si svolgevano anche approfondimenti culturali. Con me ricordo altri adolescenti e più adulti che frequentavano quell’ambiente guidato dagli iniziati al cattolicesimo: Angelo Pescatore, Gerardo Montuori, Nicola Fusco, G. G. Scappaticcio, Mario Mastrangelo, Angelo Pepe, mio compagno di classe e suo cugino Luigi, che terminava il locale liceo scientifico. Questi l’ho rivisto alcuni anni fa a Padova tenere una relazione, in francese, su Giovanni Poleni, dir. dell’Ist.  d’Idraulica. Appresi che in seguito al decesso del nobile e famoso scienziato la biblioteca, preziosa di 5.650 volumi, sarà contesa tra il re d’Inghilterra (tramite il console Smith), il re del Portogallo e il duca di Parma. Alla fine ci vorrà l’intervento della Repubblica veneziana per farla confluire in quella di Santa Giustina, incamerando allo stesso tempo presso le magistrature veneziane competenti i manoscritti per la regolazione delle acque, di cui Poleni s’era occupato e che ora troviamo all’Archivio di Stato di Venezia.  Ma torno a scrivere di Piedimonte, sotto al Matese centrale e meridionale, d’allora e di oggi. Nell’ambiente sociale di Piedimonte d’Alife cominciai ad apprendere usi e costumi un tantino diversi da quelli appresi a Letino, paesetto montano più povero di tutto, tranne che i valori universali dell’amicizia, dell’amore per il prossimo, dell’onestà e forse anche dell’ingenuità, che a Piedimonte era meno vistosa. Tra Letino e Piedimonte vi era una basilare differenza d’origine dei giovanissimi: figli di pastori i primi e di contadini, operai del cotonificio e dell’Enel, commercianti e impiegati i secondi. Tutte le volte che passo, quasi di anno in anno d’estate, davanti alla sede dell’Azione cattolica piedimontese, mi affaccio per dare uno sbirciatina. Intravvedo le persone e le attività in programma con belle fotografie ricordo appese al muro interno. E’ come respirare un po’ la storia personale connessa a quella dei ricordi degli altri coetanei, stagionati dal tempo, e vedere nuovi volti quasi in una dimensione più ideale che reale. “I germogli dell’avvenire. Saper cogliere i fiori della speranza”, è stato un incontro culturale animato anche  dalla Coordinatrice del Centro “Piergiorgio Frassati della Parrocchia Ave Gratia Plena svoltosi il29 gennaio, per proporre una riflessione sulle prospettive di cambiamento in risposta al difficile momento della pandemia. Dunque l’Azione Cattolica continua a seminare, bene e male a seconda dei fruitori del servizio, che poi elaboreranno in proprio e faranno crescere “piante” cattoliche o laiche. Nel mio saggio suddetto e in corso di stampa, cito spesso la monarchia papale come freno dell’evoluzione del cittadino, ma non pochi sono stati gli esponenti cattolici che hanno contribuito allo sviluppo del pensiero scientifico, tecnico e politico che per il cittadino italiano è espresso dai doveri dell’art. 4 costituzionale. A Padova ad esempio il vescovo del periodo di Galileo Galilei che qua insegno Matematica per 20 anni-1592/1610, era per il sistema eliocentrico e non geocentrico ribadito dal Papa, anche con la condanna al rogo del monaco nolano e prof. universitario Giordano Bruno a Campo dei Fiori a Roma. In questa sede vorrei riportare una piccola parte della lezione in merito al bicentenario della morte di Napoleone che terrà il prof. Luigi Pepe, alla Università della città famosa anche per aver dato i natali al grande predicatore, G. Savonarola. La sua lezione, il lettore di questo contributo può seguirla, volendo, dai seguenti elementi informativi digitali:www.accademiascienze.ferrara.it. Si comunica che mercoledì 5 maggio 2021alle ore 17  sarà trasmessa in diretta streaming  dalla Biblioteca “Lionello Poletti” dell’Accademia delle Scienze di Ferrara  in collaborazione l’Università degli Studi di Ferrara e la Società Italiana di Storia delle Matematiche la relazione del prof. Luigi Pepe (professore emerito) sul tema: Napoleone: le Istituzioni scientifiche, i Licei, le Università. Dopo i saluti del Presidente dell’Accademia, dott. Francesco Scutellari e del Presidente della Società Italiana di Storia delle Matematiche, prof.ssa Maria Teresa Borgato, seguirà la relazione del prof. Luigi Pepe (professore emerito dell’Università degli Studi di Ferrara). Di seguito il link sul canale youtubeper la visione della seduta:  https://youtu.be/wMDNWgXILvw Eccone una sintesi estrema: “Il 5 maggio 1821 moriva a Sant’Elena Napoleone Bonaparte. Le sue imprese militari e il codice civile napoleonico appartengono alla storia europea. Sono abbastanza conosciuti il suo interesse per le matematiche e l’amicizia che lo legò a Lagrange, Laplace, e soprattutto a Monge. Non altrettanto note sono le riforme napoleoniche nel campo dell’organizzazione delle comunità scientifiche, dell’università e delle scuole. L’eredità della Rivoluzione francese (Institut, Grandes Ecoles) si riscontra nell’opera del gen. Bonaparte, nella Campagna d’Italia e nella Spedizione in Egitto. Per tutta la sua vita egli ebbe rapporti privilegiati con gli scienziati. Primo console, realizzò il Concordato, creò i Licei, promulgò il Codice Civile. Imperatore dei Francesi riformò il sistema universitario. Napoleone fu anche Presidente della prima Repubblica Italiana del 1802 e poi Re d’Italia, dal 1805 alla fine della sua avventura politica e militare, lasciando un’eredità ancora riscontrabile nelle nostre Università, nelle Scuole, nelle Biblioteche, negli Atenei civici”. Rileggendo, nel ricco sistema digitale gli ultimi giorni di Napoleone, il suo testamento e le onorificenze tributatigli 20 anni dopo a Parigi in occasione della traslazione della salma, faccio qualche deduzione da cultore di Ecologia Umana, appresa anche all’Università di Padova nel biennio postlaurea 1981/83. La prima deduzione è che il grande Francese, non fu solo un capo militare e politico, ma un amante dei principi liberali che la Rivoluzione Francese espresse in Europa e nel mondo in un ambiente ancora dominato dal blocco frenante l’evoluzione del cittadino. Tale blocco d’ordine costituito era rappresentato dai monarchici, soprattutto Guelfi e dal clero succube pure della cattedra di Vescovo di Roma. Su tale cattedra come su quelle diocesane e cardinalizie sedevano solo i nobili e qualche sporadico frate come Celestino V, il cui destino fu legato al nobile dei Gaetani, papa Bonifacio VIII. I nobili nell’ambiente di Roma Caput Mundi furono politeisti e così il popolo che guidavano col governo della res publica sul vasto impero. Furono tutti politeisti prima di Costantino il Grande, altro despota che fece uccidere alcuni suoi familiari per il suo personale potere. Napoleone Bonaparte, invece, non pare che fosse un despota soltanto in quanto esportò principi liberali per la crescita del cittadino in Europa e in Egitto. Egli mori, avvelenato lentamente dai medici inglesi, sull’isola di Sant’Elena, il 5 maggio 1821.  Ancora oggi dopo due secoli Napoleone è uno degli uomini tra i più famosi della storia. Napoleone nacque in Corsica, ad Ajaccio il 15 agosto 1769 da una famiglia italiana, studiò ad Ajaccio e nel maggio 1779 entrò alla scuola militare di Brienne, nella Champagne. A Brienne rimase per cinque anni. Nel settembre del 1784 Napoleone ottenne un posto presso la “Scuola Militare” di Parigi; vi rimase un anno e il 28 ottobre 1785, fu promosso sottotenente d’artiglieria. Intanto la Rivoluzione francesesi andava propagando in Francia. Tale Rivoluzione è più nota per la presa della Bastiglia alla fine dell’assolutismo dell’antico regime. Inizia nel 1789, mentre individuarne la fine è più difficile: secondo molti storici possiamo dire nel novembre del 1799, quando con un colpo di stato Napoleone diventa Primo Console della Repubblica.  La Rivoluzione Francese segna la fine di istituzioni vecchie di secoli, come l’assolutismo e ciò che rimaneva del sistema feudale. Prima che scoppiasse la nota rivoluzione, la Francia era sull’orlo della bancarotta per molti motivi. Uno dei più evidenti erano le enormi spese sostenute dalla corte del re dal 1754 al 1793 Luigi XVI e dei suoi predecessori: non soltanto un simbolo di prestigio ed un centro di svaghi, ma anche un vero e proprio strumento di dominio sulla nobiltà. La Francia aveva poi investito molto denaro per partecipare allaRivoluzione Americana.  Oltre al denaro sperperato, però, c’erano altri problemi: i pessimi raccolti, il bestiame flagellato da epidemie ricorrenti per tutto il seguito, le conseguenti carestie, ed un prezzo del pane alle stelle. Tutto questo stava portando i contadini e gli abitanti poveri delle città verso l’agitazione, se non la disperazione.   Come risolvere questa situazione? Nell’autunno del 1786 Charles Alexandre de Calonne (1734-1802), un economista che svolgeva l’incarico di controllore generale delle finanze di Francia, propone al re un pacchetto di riforme finanziarie molto avanzate, che andavano adeliminare alcuni privilegi delle classi privilegiate: Nobiltà e Clero. Per scongiurare una rivolta delle classi privilegiate, il re aveva bisogno di supporto per realizzare queste misure.   Per questo motivo, il re indice gli Stati Generali, un’assemblea dove i rappresentanti delle tre “classi” che costituivano la società francese: nobiltà, clero e borghesia, si riuniscono. GliStati generali vengono convocati per il 5 maggio del 1789: era in qualche modo un evento epocale, perché non venivano convocati dal 1604.  I membri del “Terzo Stato” (popolo e borghesia), rappresentavano il 98 % della popolazione. Nonostante questo, potevano essere tranquillamente sconfitti dal potere di veto degli altri due “ordini”. Ma questa non è la sede per la sola Storia della ben nota Rivoluzione Francese, ma anche per ricordare che a Caserta c’è una nota Reggia omonima voluta nel XVIII sec. da Carlo III di Borbone, nobile spagnolo che regnava sulla provincia napoletana, la cui statua l’ho rivista ben evidente in non poche piazze di Madrid. I Borboni furono nobili forse poco illuminati e molto fedeli del Papa. Ostacolarono le nuove idee illuministe e frenarono lo sviluppo del suddito a cittadino come gli oltre 100 cittadini che trucidarono nel 1799 a Napoli tra cui un piedimontese colto, Ercole d’Agnese, che aveva vissuto e studiato anche fuori del loro grande regno, spagnolo in Italia. Anche i neoborbonici dovrebbero ricordare che l’l’Italia unita, con tutti i limiti della monarchia dei Savoia, ristabili monarchie di nobili italiani e non stranieri sul territorio patrio analogamente alla Germania, unici due stati sorti nel 1800 in Europa. Napoleone Bonaparte, invece, non era un nobile d’origine e fu un cittadino nobile di primo piano e artefice del suo ambiente. Egli rinnovò, modificando non poco dell’ambiente naturale, economico, civile, religioso e politico dell’Europa. Non fu Guelfo e non fu un monarca e imperatore restauratore, ma sempre illuminato pur con tutti i limiti di un ex militare nativo della Corsica, basso di statura, ma di grande levatura ideale da onorare più di altri regnanti le sorti mondiali di ieri e di oggi con 8 miliardi di persone globali.

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