Bojano. Aquila d’oro a due illustri bojanesi, che vivono l’ambiente da descrivere anche con equazione di P. Dirac.

ricorda il conterraneo di Piedimonte Matese Dante Bruno Marrocco, anch’egli maestro elementare… P. Calamandrei, riportato nell’Aula Magna della scuola media “Giacomo Vitale”… Ovinio Rufo, venafrano, delegato della…

di Giuseppe Pace (Socio onorario del Circolo “Ragno” di Bojano).

Il Premio Aquila d’Oro International, giunto alla 17esima edizione e dedicato quest’anno al tema ‘Il Valore della Libertà’. Si è svolto in Molise, a Bojano con il Governatore della piccola Regione Molise, Toma. Il prestigioso riconoscimento è stato conferito alla senatrice Liliana Segre, al prof. Emilio Gentile, al maestro Rumen Dimitrov, e al soprano Chiara Tarquini. Previste tre menzioni speciali ai prof. Michele Campanella e Dimitar Stoynov, oltre che alla dott.ssa M. C. Colaneri.

La manifestazione è stata patrocinata dalla Regione Molise, dal consiglio regionale abruzzese, dai parchi nazionali della Maiella e d’Abruzzo, Lazio e Molise, dai Comuni di Bojano e Corfinio e dall’Aidosp (associazione italiana dottori in scienze politiche). Avrei preferito che pure il cittadino onorario di Bojano, Dott. in Criminologia, Anacleto Goffredo del Pinto, fosse stato tra i premiati con l’Aquila d’oro per quanto ha fatto nell’illustrare gli antichi Sanniti.

L’estate scorsa, in collaborazione con l’Arch. bojanese, F. Vignone, abbiamo messo in evidenza i due reperti storici posti su Porta Bojano ad Altilia. Crediamo che rappresentino due schiavi Daci a servizio dei nobili locali come Prisco Nerazio, del consiglio imperiale di Traiano. Ovinio Rufo, venafrano, era delegato della XIII legione Gemina di stanza in Dacia. I Daci ad Alba Iulia conservano reperti della Transumanza con gli Appuli. In Molise ed aree contermini, siamo in ambiente Sannita, ricco di storia antica, dove le piccole patrie sono dominanti ancora in un mosaico ambientale nazionale e internazionale.

Lo studio dell’ambiente come insieme di cultura (C) e natura (N) trova riscontri nella equazione (A=N + C) omonima (immessa nel saggio “Canale di Pace”, Amazon 2021, e ripresa in altri) poichè fa dedurre l’estraneità della cultura dalla natura (C=A-N), ma va anche a scontrarsi, in parte, con la più nota equazione del 1928 dell’inglese Paul Dirac, premio Nobel per la Fisica 1933. Dirac scoprì che”Se due sistemi interagiscono per un certo periodo di tempo e poi vengono separati, non possiamo più descriverli come due sistemi distinti, ma in qualche modo sottile diventano un unico sistema”.

L’equazione di Dirac fu rappresentata in un articolo, sostanzialmente come segue: (∂ + m) ψ = 0. Non è questa la sede per entrare nello specifico sapere fisico e matematico, ma basta, per il lettore leggere che quando conosce qualcuno/a per un certo periodo di tempo e poi viene separato, resta parte dell’altro? Paul Dirac diceva di si, e, siccome non era poco alfabetizzato, va tenuto in considerazione e non sottovalutato per capire meglio l’ambiente in cui si vive. L’equazione di Dirac, per alcuni, è la più romantica di tutte le equazioni. Per altri l’entanglement quantistico è considerato, grazie alla cultura di Internet, l’equazione più bella di tutte. Alcuni applicano la su equazione chiamandola equazione dell’amore. Dirac comunque può essere considerato un antesignano e un pilastro della meccanica quantistica, dove trovano ispirazione non solo fisici e  chimici. A Padova ho ascoltato il fisico vicentino, Federico Faggin, emigrato in California da mezzo secolo e là è stato decorato da B. Obama come grande promotore dello sviluppo tecnologico con croce al merito. Egli ha scoperto il microprocessore e alcune delle sue applicazioni nel sistema digitale che usiamo oggi. Ebbene, Faggin-Alumno dell’Università di Padova- che ho avvicinato all’incontro degli Alumni all’Orto Botanico di Padova, sta studiando da decenni la consapevolezza o coscienza e non delega, come tanti di noi, solo la chiesa per la ricerca dell’anima e del senso della vita. Anch’io, nel mio piccolo e pure come Alumno della citata università dove ho frequentato due corsi postlaurea di studio dell’ambiente, cerco di dare un contributo d’Ecologia Umana al sapere dei saperi.

L’Ecologia Umana ha i tre caratteri che la rendono utile come scienza: multi, inter e transdisiplinare. L’equazione dello scrivente, già riportata in questo ed altri media, sostiene che se Ambiente è uguale a natura più cultura, la cultura è uguale all’ambiente meno la natura. Dunque cade la tradizionale impostazione filosofica naturalistica, ancora dominante nel pensare dell’Homo sapiens del nostro tempo anche se da alcuni secoli non viene condivisa da più di qualcuno. Ciò premesso posso approcciare lo studio dell’ambiente del Sannio Alifano di cui Bojano, in Molise centrale, ne costituisce baricentro storico per antonomasia anche per le antichissima Diocesi che cura le anime o il senso della vita da Campobasso a Bojano. Lo studio ambientale di Bojano deve tener conto anche dei suoi personaggi illustri di ieri e soprattutto di oggi come Michele Campanella, quasi novantenne, e il più giovane Emilio Gentile, che hanno ricevuto, a fine novembre c.a., l’ambito riconoscimento dell’Aquila d’oro dalla loro Regione di nascita. Tale premio è stato consegnato dal Governatore della Regione Molise a Bojano, presente il Sindaco Carmine Ruscetta, altro letterato e Dirigente scolastico locale. L’evento è stato promosso dall’Associazione Corfinium Onlus con la partnership del Comune di Bojano, dell’Istituto di Istruzione Statale Superiore Giuseppe Lombardo Radice di Bojano, di Nobili Terre Italiane e di Banca Mediolanum.

La manifestazione si è svolta il 26 novembre c.a., presso l’Auditorium “Gen. Franco Romano di Bojano. “Come ormai noto – afferma il Prof. Fabrizio Politi– Presidente della Commissione Scientifica del Premio AQUILA D’ORO INTERNATIONAL è nato nel cuore delle terre italiche (Conca Peligna), e ha lo scopo di rivitalizzare la cultura e i valori italici attraverso il riconoscimento di particolari meriti ai discendenti delle famiglie italiche e/o a persone che si sono particolarmente distinte in azioni promosse a favore del territorio e delle comunità italiche. I premiati di quest’anno, così come nelle precedenti edizioni – conclude Politi–sono un grande esempio di valore, di eccellenza in Italia come all’estero.”

Conosco Michele Campanella da mezzo secolo, la sua formazione culturale (di maestro elementare, poi laureato in lettere all’Università di Salerno), che, in qualche misura, ricorda il suo quasi conterraneo, di Piedimonte d’Alife (Matese dal 1970), Dante Bruno Marrocco, anch’egli maestro elementare iniziale e poi filosofo e letterato all’Università di Napoli. Entrambi hanno scritto molto dei loro comuni di nascita e di vita quasi ponendoli al centro dell’universo. Entrambi, a me sembra, che abbiano condiviso l’opera, di più libri (consigliatomi in lettura da Michele Campanella) Antropologia strutturale del francese Levi Strauss, che elogia il ritorno e il vivere nel piccolo villaggio, cosa che non trova molti concordi come lo scrivente.

Che bello è, invece, pensare, in futuro, ad altre Aquile d’oro assegnate a molisani illustri nella scienza, che non sono pochi né di poco valore. La matematica con le sue equazioni ci aiuta a capire meglio i limiti del pensiero standardizzato e ci permette di uscire fuori dai vicoli ciechi del pensiero dominante anche sul rapporto tra natura e cultura e tra uomo singolo ed associato nella società di un certo periodo di tempo. Basta avere, almeno, uno spirito critico che la scuola deve favorire per aiutare il compiersi del miracolo proposto dall’Onorevole, P. Calamandrei, e riportato sul muro interno dell’Aula Magna della scuola media di Piedimonte Matese, Giacomo Vitale: “Solo la scuola può compiere il miracolo di trasformare il suddito in cittadino”.

Si badi bene che il padre costituzionalista e studioso Calamandrei sapeva bene che la scuola non sempre riesce a far compiere il suddetto miracolo, che è laico basato non sulla dogmatica cultura religiosa, ma nella fede della ragione con non pochi dubbi poco rassicuranti.  Alcuni degli illustri premiati nelle precedenti edizioni del Premio Aquila d’Oro International: F. Sabatini, Presidente dell’Accademia della Crusca –M. E. Alberti Casellati, Presidente del Senato della Repubblica. I maestri elementari, che ho conosciuto, rispetto ad altre arti liberali, hanno una marcia in più, quella di meglio apprezzare il valore della divulgazione popolare, che per Michele Campanella, era un amore sconfinato per la gente, che, di rimando, lo “ama veramente”, scrive nelle sue poesie bojanesi. Più borghese o per le arti liberali (come ho scritto in Canale di Pace, dal borgo del nobile signore si formano gli esponenti delle arti liberali che hanno originato il cittadino, artefice del proprio ambiente) era Dante B. Marrocco, che amava i nobili e la monarchia, soprattutto di Carlo III di Borbone. M. Campanella, d’origini polari bojanesi, ha avuto il merito di non essere affetto ed afflitto dal verbo della lotta di classe proclamato da Marx, applicato da Lenin ed esportato da Stalin con le internazionali. E’ stato tollerante con il verbo cattolico del quale ne apprezza i ministri di culto come don Albino Iovich, prete vissuto e morto a Monteverde di Bojano, vicino casa sua, che nelle sue poesie vede tra le stelle, mentre ai maestri, che dirigeva, diceva sempre:”sorridete ai vostri scolari”!

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