CAIAZZO / BUCCIANO. “Perché non riusciamo a fare i conti con la storia?”: a 80 anni dalla strage di Caiazzo il convegno nell’Oratorio Parrocchiale di S. Maria.

“L’invasione russa dell’Ucraina, con un attacco esteso e sistematico contro la popolazione civile, ci induce a riflettere anche sulla nostra storia”

La Parrocchia dei Santi Giovanni e Paolo a Caiazzo, nell’ambito delle manifestazioni culturali su “LA STORIA NEI LUOGHI DELLA STORIA”, ha indetto un convegno sul tema: “A 80 anni dalla strage di Monte Carmignano, perché non riusciamo a fare i conti con la storia?” – la nota del parroco don Massimiliano Iadarola.

L’iniziativa si terrà martedì 27 giugno, alle ore 18.30, presso l’oratorio della chiesa di S. Maria di Bucciano, in località Pantaniello di Caiazzo. Sono previsti gli interventi di Nicola Sorbo, autore del volume “Tra memoria e oblio. L’eccidio di Caiazzo”, Sabina Martino de Carles, del Comitato provinciale ANPI, Antonio Gisondi, già docente di storia della filosofia moderna all’Università di Salerno, Paolo Franzese, già dirigente archivista del Ministero per i Beni Culturali, Guido D’Agostino, Presidente dell’Istituto Campano per la Storia della Resistenza.

L’invasione russa dell’Ucraina, con un attacco esteso e sistematico contro la popolazione civile, ci induce a riflettere anche sulla nostra storia. Caiazzo, che ha visto cadere tanti suoi figli nella guerra voluta dal fascismo e che ha subito le violenze dell’occupazione nazista con decine di vittime innocenti, ancora oggi sembra faccia fatica a sviluppare una memoria di quel tragico periodo, fondata sulla verità storica.

Purtroppo, il rapporto con il passato è spesso condizionato da fattori diversi dalla storia, di carattere personale, ideologico o identitario, che tendono a far dimenticare il racconto del contesto in cui gli avvenimenti si sono svolti.Nel corso dell’incontro saranno affrontate proprio le questioni che rendono così difficile la costruzione di una consapevolezza storica degli eventi.

L’auspicio, partendo da queste considerazioni, è che si possa avviare una riflessione civile, aperta al confronto e alla conoscenza di nuove informazioni, senza però contrapporre memoria ad altra memoria per “relativizzare” o, peggio, per cancellare un periodo della storia. Solo così la memoria non sarà più solo tesa a ricordare le vittime di una cieca barbarie, ma sarà finalizzata alla costruzione di un futuro di pace e fratellanza fra i popoli”.

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