FALCIANO DEL MASSICO / PIGNATARO MAGGIORE. Camorra e filiera della mozzarella di bufala Campana D.O.P., arriva l’interrogazione parlamentare dall’on. grillino Massimiliano Bernini.
“evidenziare alla luce dell’operazione del Ros, la radicata e ingombrante presenza camorristica nella produzione e nella distribuzione di alcuni settori della filiera bufalina casertana”.
di Daniele Palazzo
La Mozzarella di Bufala Campana D.O.P. di nuovo all’attenzione del Parlamento. Questa volta, non per adempimenti burocratici circa la sua promozione o per la conquista di spazi di mercato sempre migliori e più vantaggiosi per chi la produce lavorando di lena e onestamente e neppure per il varo di nuove e più efficaci misure per la tutela si chi la consuma. L’ambito formaggio a pasta filata molle, che vede la stragrande maggioranza degli allevamenti di cosiddette “pelli nere”, ovvero le bufale, e di strutture di trasformazione del loro prezioso latte concentrati in provincia di Caserta(circa il 20% dell’indotto totale è dovuto ad impianti ubicati in provincia di Salerno, preCisamente nella Piana del Sele, e pochi altri in provincia di Latina), con particolare riferimento alla vasta area geografica che, lambendo i territori comunali di Mondragone, Carinola, Falciano del Massico e Francolise, si estende dalla cosiddetta Piana del Basso Volturno(comprende la totalità delle estensioni dei Comuni Santa Maria la Fossa, Grazzanise e Cancello Arnone e parte di quelli di Pignataro Maggiore, Capua e San Tammaro) fino alla zona delimitata dal quadrato geografico costituito dai tenimenti dei Comuni di Villa Literno, Casal di Principe, Aversa e Giugliano in Campania, approda all’attenzione dei nostri deputati per una circostanziata interrogazione parlamentare a tema, presentata dal deputato penta stellato Massimiliano Bernini. L’esponente del Movimento che, a livello nazionale, si rivede nelle posizioni di Beppe Grillo, partendo soprattutto dai recenti e devastanti episodi di cronaca che, in meno di un mese, hanno sembrato scuotere profondamente il settore, contribuendo non poco a screditarlo agli occhi dell’opinione pubblica, ha presentato un nutrito dossier al Ministro della Giustizia e a quello delle Politiche Agricole, per “evidenziare alla luce dell’operazione del Ros, la radicata e ingombrante presenza camorristica nella produzione e nella distribuzione di alcuni settori della filiera bufalina casertana, creando una notevole negativa influenza sul comparto agroindustriale e sulla fiducia dei consumatori italiani ed europei verso un prodotto di eccellenza del made in Italy quale è la mozzarella di bufala.” L’interrogante, chiude il suo intervento,cidendosi e chiedendo: “Quali iniziative ulteriori, per quanto di competenza, siano allo studio ovvero in via di attuazione per stroncare la perniciosa influenza della malavita organizzata campana sul comparto bufalino, in particolare per la filiera della mozzarella”. Lo stesso Bernini, che, nell’allarmato documento presentato all’attenzione dei titolari dei due citati dicasteri fa preciso riferimento alle operazioni “Azimut”, del 6 febbraio scorso(all’epoca,il R.O.S. dei Carabinieri avevano sequestrato beni, tra cui un allevamento bufalino, per un valore di 2 miliardi e 700mila Euro, che secondo gli inquirenti, sarebberoal clan dei Calesesi attraverso la persona di Giovanni Diana, e fatto luce su delle presunte pressioni di Walter Schiavone, figlio del più famoso “Sandokan”, a minutari e grossisti casetani e campani ad acquistare il prodotto esclusivamente presso una struttura di produzione e commercializzazione di Casal di Principe) e “Aristeo”, del 10 febbraio successivo(qui, per quanto la malavita casalese non c’entri, si è trattato di una operazione che, comunque, ha inciso molto negativamente sui consumatori. Infatti, a conclusione di una meticolosa serie di indagini, Agenti della Guardia di Finanza di Caserta, hanno sequestrato tre aziende bufaline denunciato i titolari con le accuse di adulterazione del latte utilizzato nel ciclo produttivo, di commercializzazione di prodotti alimentari potenzialmente nocivi per la salute e la contraffazione del marchio D.O.P), sostiene che “le misure vigenti di contrasto al fenomeno, purtroppo, non riescono completamente a scardinare quella che è il disagio dell’opinione pubblica la continue e reiterate adulterazioni del prodotto dovuto allo stretto rapporto esistente tra camorra e mozzarella. In merito all’operazione “Aristeo”, ha fatto sentire la sua voce anche il Presidente del “Consorzio per la Tutela della Mozzarella di Bufala D.O.P.”, Domenico Raimondo, che si è così espresso: “L’operazione della Guardia di Finanza di Caserta è la conferma della massima attenzione e vigilanza nel comparto della Mozzarella Campana DOP. Il Consorzio è parte lesa in questa vicenda, difenderemo il buon nome degli associati e la reputazione del prodotto in ogni sede utile.”







